Ercoli racconta lo Sferisterio e Macerata:
«Nel 1895 parlavano di città in declino,
tagliata fuori senza circonvallazione»

APERITIVI CULTURALI - L'ultima puntata è un viaggio nel tempo con Evio Hermas Ercoli tra storia e aneddoti, battute, ironia («la cosa più pericolosa della scritta sulla facciata dell'arena non era la generosità ma la consorteria. C'era il proposito di traghettare la città alla modernità»), la love story del conte Conti e della contessina Morroni Mozzi finita in una schermaglia "social", le ballerine delle stagioni dell'opera, l'Aida e la Gioconda
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Evio Hermas Ercoli agli Aperitivi culturali

 

di Luca Patrassi

Sequestrati o rapiti? Alla fine Evio Hermas Ercoli, chiamato oggi a chiudere all’Asilo Ricci la serie degli Aperitivi culturali 2021, ha sottolineato, senza scherzare, come fosse “stretto dai tempi”, e dopo due ore ha chiuso il suo intervento sul mecenate che diede inizio all’operazione lirica allo Sferisterio.

aperitivi-culturali-4-650x488 Due ore, ma il prof avrebbe parlato, divagato, approfondito e fatto battute per 24 ore se solo glielo avessero concesso. Magari i cento spettatori, cento per stare al numero dei consorti e agli anni passati dalla prima Aida allo Sferisterio, sarebbero rimasti ad ascoltarlo, più rapiti che sequestrati. Come i tanti maceratesi che a distanza di decenni non hanno ancora capito se sono più conquistati dal fascino della stagione lirica allo Sferisterio o più la subiscono in silenzio. Hermas Ercoli ha raccontato la storia dell’utilizzo dello Sferisterio, i primi tentativi infrantisi sul muro, l’epopea dell’Aida del 1921, la tragedia della Gioconda del 1922, gli amori, gli spettacoli invisibili che hanno fatto la storia, la storia del conte Conti che vuole mettere un sigillo al ruolo della sua famiglia in città e quella tomba nella chiesa di San Michele, non accessibile al pubblico, che ospita insieme i resti del conte mecenate e del soprano Francisca Solari.

La querelle estiva accesasi sulla firma tecnica del monumento Sferisterio non ha visto Ercoli in campo, si è limitato ad una osservazione vagamente ironica: «la cosa più pericolosa della scritta sulla facciata dello Sferisterio non era la generosità ma la consorteria. C’era il proposito di traghettare la città dal classicismo alla modernità». Il racconto di Evio Hermas Ercoli parte dal 1895, da un giornale, La Provincia, che scrive come la città «stia declinando, non è più quella di una volta, è la prima manifestazione di una depressione che ancora oggi serpeggia. Non è più quell’età dell’oro in cui Macerata dominava ed era passaggio obbligato, non soltanto dei pellegrinaggi, non essendoci una circonvallazione». Allora come oggi, solo che oggi le strade dirottano altrove. «Da Mozart a Goethe i viaggiatori erano obbligati a passare a Macerata. L’operazione Sferisterio nasce come monumento laico, le prime opere pubbliche civili, barlume di una borghesia culturale, dei consorti. Una stagione di progresso bloccata dalla restaurazione pontificia». Lo Sferisterio nasce con un fine sportivo. «Era dedicato agli sport dell’epoca: il pallone al bracciale che teneva impegnata l’aristocrazia e la caccia al toro che era molto più popolare. Lo Sferisterio sportivo muore subito, le stagioni di palla al bracciale vanno avanti per tre anni, la tauromachia una decina di anni», osserva Ercoli.

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Evio Hermas Ercoli agli Aperitivi culturali 2021

Poi il silenzio. «Ci sono tentativi disperati di rianimarlo, ma nulla di fatto. Intanto in città cresce la stella del conte Adolfo Conti, il più importante allevatore del Centro Italia che inizia a trasformare la ricchezza in proprietà agraria lungo la vallata del Chienti fino a Civitanova. Una famiglia ricchissima che però non è nell’albo d’oro della nobiltà maceratese. Arriva nel 1910 il matrimonio di Pieralberto Conti con la contessina fermana Augusta Morroni Mozzi, per loro vengono realizzati il giardino e il villino liberty a Civitanova». Il conte viaggia per affari, la contessina lo tradisce e scoppia lo scandalo, chi si stupisce di quello che accade con gli amori ai tempi dei social dovrebbe riflettere: «La contessina scrive ventotto pagine a mano per descrivere le abitudini sessuali del conte Conti, scrive e spedisce ai cento commenti dell’alta società maceratese. Come dire che tutti quelli che il conte Conti incontrava conoscevano la questione. Cosa fare? Il conte scrive una risposta di settanta pagine, sostiene che la colpa è della contessina che non le dà l’erede. Se la contessina aveva spedito ai cento maggiorenti, il conte scrive a mille maceratesi». Praticamente tutti i capifamiglia del capoluogo. Lo Sferisterio? Per anni ci sono cresciute le erbacce fino a quando nel 1914 alcuni organizzatori, sulle orme di quanto avvenuto a Caracalla e a Verona, chiedono di utilizzare lo Sferisterio per allestire un’opera. «Arriva la guerra – racconta Ercoli – e il sogno si infrange. Lo Sferisterio viene requisito e destinato alle truppe: viene restituito in condizioni pietose agli eredi dei cento consorti. La città è stata massacrata dalla guerra e dalla Spagnola che ha cancellato anche l’ultima erede della famiglia Bandini. Il conte Conti vuole rafforzare la propria immagine e parte con l’organizzazione di una stagione lirica, si organizza con un direttore amministrativo, un direttore artistico. Più o meno come adesso. Uno degli incaricati è l’avvocato Bianchini, nonno di Guido. Viene fatta l’apertura sul muro, viene chiamato il grafico dell’Arena di Verona per l’opuscolo pubblicitario che vede presenti 67 imprese marchigiane. Ci si lamenta di quella di oggi, ma anche allora la pubblicità non aveva alcun ritegno nel mostrarsi e basta osservare il muro dello Sferisterio fotografato da Balelli per rendersene conto. Lo sforzo promozionale è enorme. Idrovolanti percorrono le spiagge da Rimini a Pescara inondando le città di volantini. Si delimitano gli spazi della platea con intuizioni che verranno poi seguite da Perucci quando riparte la stagione lirica. Nel cast c’è il soprano Francisca Solari, ma quella con il conte è una storia d’amore che partirà qualche anno dopo». Andiamo al dunque, lo spettacolo. «Un allestimento sensazionale, mille comparse, due direttori di palcoscenico che arrivano dalla Scala, così come le cinquanta ballerine che si fermano a Macerata per due mesi. Immaginate con quali effetti sugli amori estivi, qualcuno va anche oltre l’estate. Direi che uno dei punti di interesse delle estati maceratesi parte esattamente dalle ballerine del 1921 e si snoda fino agli anni Settanta, sempre con la danza e le ballerine». Ercoli la butta un po’ sul sesso: «mi dicono che è la conferenza degli Aperitivi culturali che ha avuto più successo». Poi riparte. «I ristoranti durante la stagione erano aperti fino all’alba. Quanto ai biglietti dell’Aida si andava dal biglietto singolo di sei lire alle 140 sul palco a conferma della varietà di accessi». Aida è una pagina di storia, anche se poi alla fine i conti sono un po’ in rosso, la Gioconda dell’anno dopo è un disastro: «un naufragio, hanno dato la colpa a una squadra di fascisti parigini che disturbano la prima ma le 17 repliche sono deserte, un colpo devastante che uccide in culla il sogno della provincia. Anche allora l’organizzazione è stata vittima delle scelte dei titoli, il desiderio di mettere insieme tradizione e innovazione. Ora si mettono in cartellone titoli tradizionali con allestimenti innovativi». Però, c’è sempre la volontà di vedere l’invisibile, lo spettacolo da consegnare alla storia. Ercoli fa una sua classifica delle opere d’arte: tra le altre «La Montserrat Caballè di Tosca, la Traviata con il primo specchio di Svoboba, la Turandot di Hugo De Ana (probabilmente l’allestimento più costoso di tutti i tempi allo Sferisterio, ndr). Dentro l’arte, fuori la politica».

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Stefania Cinzia Maroni

I conti finali artistici ed economici: «non cercate di leggere sui giornali dell’epoca come andò veramente l’Aida, il conte Conti era permalosissimo e controllava tutto quello che usciva. Anche allora c’erano aspetti positivi ed altri negativi. Con Aida il disavanzo fu di 10mila lire, con Gioconda di 800mila. Non è vero neanche che il conte pagò tutti e subito. Ci fu un’azione legale, l’avvocato Bianchini propose una mediazione e il conte Conti pagò i credito prima della sentenza. Non da solo, lo aiutarono gli amici maceratesi e il potentissimo Consorzio Agrario che acquistò da lui a un prezzo fuori mercato (un destino di quel palazzo) palazzo Ugolini. Una batosta che spense le luci dello Sferisterio». In archivio anche l’edizione 2021 degli Aperitivi culturali, diretti da Stefania Cinzia Maroni, e che hanno avuto il sostegno dello sponsor Nino Caffè. Oggi tra i cento spettatori c’erano il sindaco Sandro Parcaroli, l’assessore alla cultura Katiuscia Cassetta, la direttrice artistica Barbara Minghetti, il presidente dell’Istao Pietro Marcolini, tanti maceratesi curiosi ed anche qualche straniero. In platea anche alcune copie della monumentale opera di Giancarlo Capici dedicata allo Sferisterio.



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