Massimo Sartelli, chirurgo “anomalo”
nominato cavaliere per la gestione Covid
«Un riconoscimento all’Area vasta 3»

MACERATA - Nella prima ondata, il medico si offrì di supportare i colleghi nella conversione e organizzazione dell’ospedale di Camerino in Covid Hospital trasferendosi proprio nella città ducale. Le parole del medico in servizio nell'ospedale del capoluogo dopo la nomina del presidente Sergio Mattarella: «Mi riempie di orgoglio e di soddisfazione»
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Massimo Sartelli

 

di Francesca Marsili

«E’ un’onorificenza che mi riempie di orgoglio e di soddisfazione perché è stato davvero un periodo molto intenso dove l’emergenza pandemica ha richiesto che mettessimo in campo tutte le nostre forze e competenze». Sono le parole di Massimo Sartelli, chirurgo generale e d’urgenza all’ospedale di Macerata, esperto di infezioni ospedaliere e direttore della “Global Alliance for Infection in Surgery”, nominato dal presidente Sergio Mattarella Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Cinquantaduenne, bergamasco di origine ma trapiantato a Macerata oramai da 40 anni, non ama l’appellativo di eroe; crede invece che lui come tantissimi altri operatori sanitari abbiamo fatto solo il proprio dovere. Ed è proprio con i suoi colleghi che il dottor Sartelli condivide l’alto riconoscimento che verrà ufficialmente conferito durante la cerimonia del 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica.

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L’ospedale di Macerata

«Il titolo di Cavaliere della Repubblica di cui sono stato investito è rappresentativo, è un ringraziamento a chi si è distinto in maniera particolare nella gestione dell’emergenza causata dal virus SarsCoV-2 – tiene a sottolineare il chirurgo a Cronache Maceratesi – di fatto va a tutti gli operatori sanitari dell’Area Vasta 3 che in ambito regionale è quella che più si è impegnata nella gestione della pandemia». Durante la prima ondata del Covid, nel marzo dello scorso anno, Sartelli si offrì di supportare i colleghi nella conversione e organizzazione dell’ospedale di Camerino in Covid Hospital trasferendosi proprio nella città ducale. «In quella occasione ideammo, soprattutto nella parte medica non intensiva, un modello di gestione multidisciplinare in cui i pazienti venivano seguiti da unità mediche composte da internisti, chirurgi, cardiologi oltre che ovviamente da pneumologi e infettivologi, tutte le risorse che avevamo a disposizione. Questa collaborazione – spiega il chirurgo – permise di poter gestire al meglio i pazienti Covid in questi ospedali temporaneamente convertiti come poi avvenne poi anche per il nosocomio di Civitanova. Tale alto riconoscimento quindi – aggiunge ancora – va a tutti i sanitari che in questo anno e mezzo si sono dedicati alla gestione del Covid e che contemporaneamente, seppur in maniera rallentata, sono riusciti anche a portare avanti l’attività ordinaria».

sartelliProfessionista con la vocazione per la chirurgia d’urgenza il dottor Massimo Sartelli. Si definisce ironicamente un “chirurgo anomalo” per il suo particolare interesse allo studio delle infezioni in chirurgia che l’ha portato, proprio in questo ambito, ad avere al suo attivo il maggior numero di pubblicazioni al mondo sulla infection in surgery oltre al coordinamento di studi prospettici mondiali sulle infezioni creando delle linee guida con la Società Mondiale della Chirurgia d’urgenza. Nel 2016 ha fondato la “Global Alliance for Infection in Surgery”, una piattaforma a cui hanno aderito in pochi mesi specialisti da 86 Paesi diversi con l’obiettivo di formare un’alleanza tra tutte le figure professionali coinvolte nella gestione delle infezioni chirurgiche come il microbiologo, l’infettivologo, l’esperto di sanità pubblica credendo nell’approccio multidisciplinare attraverso il coinvolgimento delle molteplici figure che ruotano attorno alle infezioni in chirurgia. «La gestione delle infezioni – sostiene il professionista – è stata spesso snobbata dai chirurghi che tendono ad occuparsi dell’intervento ma meno della gestione del paziente nel percorso post-operatorio, è qualcosa che deve far parte del patrimonio del chirurgo che non deve solo operare ma deve saper gestire il paziente a 360 gradi». Un approccio diverso alla gestione delle infezioni verso cui la regione Marche può aprirsi e mostrarsi sensibile? «Abbiamo il grosso vantaggio di avere come direttore Generale la dottoressa Corsi, che è un clinico, un’intensivista e rianimatrice ed ha una maggiore consapevolezza verso il problema clinico e le infezioni, e questo è un grosso vantaggio», conclude Sartelli.



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