«Ora basta, vogliamo lavorare»
Ristoratore si incatena per protesta

ANCONA - Massimo Sturani, titolare del Maxi Bar di via Maggini, è salito sul tettuccio della propria auto e ha iniziato una diretta social per chiedere «una riapertura dei locali, per non chiudere definitivamente» - VIDEO
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La protesta di Massimo Sturani

 

«Protesto contro tutti coloro che non si sono resi conto che ci stanno facendo morire. Io ho un bar, il Maxi Bar. Penso che qualcuno deve guardarci, deve dirci “Avete ragione, faremo qualcosa davvero”. Dobbiamo iniziare a protestare. Grido la nostra disperazione perché tra poco ci faranno chiudere a tutti». Massimo Sturani, titolare del locale di ristorazione di via Maggini ad Ancona, alle 10 si è incatenato i polsi ed è salito sul tettuccio della propria auto, parcheggiata davanti al bar, iniziando una diretta Facebook che ha fatto poi il tam tam sui social e ha richiamato l’attenzione di tante persone che sono andate ad ascoltarlo dal vivo.
«Abbiamo bisogno che la situazione si sblocchi – ha detto – altrimenti pian piano non lavorerà più nessuno. Avanti così non si può andare. E’ trascorso oltre un anno da quando è iniziata questa pandemia, assolutamente gravissima, ma che poteva essere gestita in un’altra maniera per quanto concerne le nostre attività. Siamo chiusi ormai da troppo tempo e stiamo soffrendo, siamo sfiniti. Abbiamo bollette da pagare ma nessun introito, nessun aiuto concreto. Non possiamo rivolgerci alle banche, perché se chiediamo un prestito ci ridono in faccia. Questa situazione deve essere sbloccata – ha ripetuto -. In sicurezza, si può lavorare: fateci lavorare o sarà un disastro per tutti noi».
L’appello di Massimo Max Sturani è stato ascoltato da diversi passanti che si sono messi anche a riprenderlo per avviare ulteriori dirette sui social come richiesto da lui stesso affinché il messaggio fosse «il più possibile diffuso». Moltissimi anche gli automobilisti che, passando, hanno suonato il clacson, rallentando appena per mostrare la mano con il pollice alzato e far sentire la propria vicinanza a tutti quei commercianti che attualmente si trovano chiusi e possono lavorare «a meno del minimo possibile».

(al. big.)

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