Ruggeri, 250 volte cremisi:
«Mi sento un cittadino di Tolentino»
SERIE D - Intervista al capitano, settimo nella classifica presenze del club: «E' come se fossi parte della comunità, queste cose avvengono solo se sei legato da tanto tempo ad una realtà del territorio, come può essere la squadra di calcio. Spero di aver lasciato qualcosa di buono»

Federico Ruggeri
di Michele Carbonari
Dal 26 agosto 2012 al 13 marzo 2021. In questi nove anni Federico Ruggeri ha scritto la storia calcistica del Tolentino, di cui è bandiera e capitano: proprio sabato scorso ha raggiunto le 250 presenze, a Vastogirardi (in Molise). La prima presenza, lungo la solita fascia sinistra, al Della Vittoria contro la Fermana (lui che vive a Torre San Patrizio). Un amore eterno per i colori cremisi che a quasi 36 anni lo spingono a guardare oltre il settimo posto che attualmente occupa nella classifica di tutti i tempi delle presenze (250, al pari di Daniele Rocchi): al primo posto l’irraggiungibile Benito Romagnoli (443, ben 17 stagioni al Tolentino), poi Francesco Losego (330), Sebastiano Polgrossi (287), l’ex sindaco di Macerata e consigliere regionale Romano Carancini (282), Vittorio Casadidio (271) e Flavio Gussoni (264).

Ruggeri nel 2015
Era a conoscenza di essere vicino ad un traguardo così importante?
«Si lo sapevo, aspettavo questo momento da tanto tempo. Quando incontravo la gente a Tolentino mi chiedeva: “quando arrivi a 250?” Se ne parlava, anche con i dirigenti. Sabato sono partito dalla panchina, quando sono entrato non nascondo che ci ho pensato. Una volta fatto l’ingresso in campo mi sono ovviamente concentrato sulla partita, l’importante era portar via un risultato positivo perché giocavamo contro una squadra con una buona classifica. Per noi era fondamentale ripartire dopo la sconfitta di Giulianova».
Può ripercorrere la sua carriera?
«Ho debuttato in prima squadra nel campionato di Seconda categoria, a 17 anni, con la Torrese, squadra del mio paese. Dopo essere saliti in Prima, grazie ai playoff, sono andato in Eccellenza all’Urbisalviense (allenata da Flavio Destro) fino a dicembre. Ero minorenne e non avevo la macchina, per cui andavo ad Urbisaglia con lo scooter. C’erano giocatori veramente forti, ho fatto un paio di presenze e molti sacrifici. Dato che avevo poco spazio sono sceso in Promozione alla Futura 96, a Fermo. Così ho iniziato a giocare con continuità. L’anno seguente sono passato alla Maceratese, in Serie D. Quindi di nuovo in Eccellenza alla Civitanovese e alla Truentina Castel di Lama. Poi sono sceso in Prima categoria con la Fermana, ripartita dopo il fallimento. Ci ho giocato pure l’anno successivo in Promozione, torneo vinto anche con la maglia del Montegiorgio. Rimasto senza squadra sono tornato alla Torrese. Poi sempre Eccellenza: Biagio Nazzaro, Belvederese, Grottammare e Tolentino, in cui milito tutt’ora in Serie D, a parte una breve parentesi al Montegiorgio».
Come è arrivato al Tolentino?
«È stato particolare. Erano sorti dei problemi nella dirigenza perché nel mio stesso ruolo c’era un ragazzo del posto. Poi il presidente di allora Giorgio Longhi ha deciso di portarmi in cremisi. L’allenatore che mi ha fortemente voluto è stato Luigi Zaini, che mi aveva avuto a Grottammare l’anno prima e anche lui chiamato a guidare il Tolentino».
Il giorno della firma pensava di rimanere per così tanto tempo in maglia cremisi?
«Sinceramente non me lo aspettavo. Anche perché Tolentino è sempre stata una piazza calcistica molto difficile. Veniva da alcuni anni di grosse delusioni, nonostante investimenti importanti. Non pensavo mai di rimanere tutto questo periodo. Inoltre, se avessi fatto male ero consapevole di essere uno dei primi a poter pagare in termini di permanenza. Poi è andato tutto bene».

Ruggeri e Minopoli
Con quale compagno sei cresciuto di più?
«In nove anni tanti calciatori sono passati. Vorrei menzionarne due. Uno è Luca Minopoli. Giocare insieme al capitano del Pescara che pochi anni prima ha vinto il campionato di Serie B e ritrovarmi in squadra una persona della sua caratura morale e tecnica mi ha aiutato molto. Attualmente la persona con cui mi sento di condividere questo percorso in maniera più profonda è Claudio Labriola. Negli ultimi anni della rinascita del Tolentino c’è sempre stato ed ha avuto un peso specifico importante all’interno dello spogliatoio, sia per l’età che per la carriera alle spalle».

Ruggeri e mister Mosconi
E invece il mister?
«Ogni allenatore mi ha lasciato qualcosa. Ognuno è diverso. Zaini mi ha portato a Tolentino, di questo gliene sarò per sempre grato. Clementi mi ha fatto giocare di fronte ad oltre 3mila di spettatori, nell’anno che perdemmo il campionato all’ultima giornata contro la Folgore Falerone, finì in parità. Avrebbe meritato quella vittoria e con lui mi sento in debito. Possanzini ha fatto esprimere al meglio le mie qualità: sette gol e venti assist in una stagione, in cui arrivammo terzi. Passarini invece è stato l’allenatore più sfortunato e che ha vissuto il finale più amaro: nel corso della stagione siamo sempre stati fra le prime tre, all’ultima giornata eravamo secondi ma abbiamo perso contro la Sangiustese e siamo arrivati quinti, rimanendo fuori dagli spareggi promozione. Con Mosconi ho condiviso le gioie della mia carriera al Tolentino, rimarrà forse l’allenatore più importante che ho avuto in maglia cremisi: vittoria della Coppa Italia Marche e del campionato di Eccellenza, oltre alla salvezza dello scorso anno che ad un certo punto si è trasformata in obiettivo playoff che solo l’interruzione del torneo ci ha impedito di disputare. Un percorso che continua tutt’oggi, in un campionato anomalo condizionato dal Covid e in cui le classifiche non sono tanto veritiere».
Qual è stato il gol più bello, importante e significativo?
«Li ricordo tutti, perché sono pochi: undici. Quello che ricordo con più piacere è l’ultimo che ho fatto. Quando sono tornato dopo la parentesi con il Montegiorgio, eravamo penultimi in classifica. Segnai subito, dopo appena un paio di minuti a Loreto e da lì in poi riuscimmo a fare una serie di risultati importanti che ci permisero di arrivare al quinto posto. Non facemmo i playoff per un punto».
Qual è stato invece il periodo più duro?
«Il momento più difficile è stato proprio all’inizio della mia esperienza in maglia cremisi, durante la trasferta ad Urbinelli, nel Pesarese, nella seconda giornata di campionato, dopo aver perso 2 a 1 a Tolentino contro la Fermana, che poi vinse l’Eccellenza. Trascorsa la prima mezz’ora perdevamo tre o quattro a zero e io ero stato espulso, per la prima volta in carriera. Non era proprio l’avvio che sognavo. Poi alla fine le cose sono andate per il meglio. Il ricordo più tragico, calcisticamente parlando, è stata la perdita del campionato contro la Folgore Falerone, con il pareggio 0-0. Ho visto tanti ragazzi piangere, anche tante persone della società. Poi di fronte a quella cornice di pubblico, non credo ricapiterà più un evento del genere. Io uno stadio così pieno non l’ho mai visto».

La festa dopo la vittoria del campionato di Eccellenza
Quello più bello?
«Sicuramente la vittoria del campionato d’Eccellenza, avvenuta in un giorno particolare. Era un mercoledì pomeriggio, diluviava e c’erano poco più di mille persone. Sicuramente il giorno più bello della mia storia a Tolentino: il pareggio 0 a 0 contro il Montefano».
Cosa c’è nel futuro di Federico Ruggeri?
«Se riesco a mantenere questo stato di forma spero di continuare a giocare, almeno altri due o tre anni. Sto bene e credo che sto dimostrando di poter giocare ancora. Da calciatore non riesco a vedermi con una maglia diversa da quella cremisi. Se dovessi scendere di categoria smetterei. L’idea è di chiudere la carriera con il Tolentino. A meno che la società non decida di mandarmi via. Fosse per me rimarrei sempre qui. Nel futuro più lontano invece mi vedo nelle vesti di direttore sportivo, un ruolo che mi affascina e che mi è sempre piaciuto. Il sogno è di svolgere l’incarico nel Tolentino. Sarebbe qualcosa di più facile perché conosco praticamente tutto della famiglia cremisi».
Cosa le ha lasciato questa esperienza al Tolentino?
«Non mi ha cambiato ma mi ha appesantito. Perché in alcune situazioni mi sono sentito addosso più responsabilità di un giocatore “normale”, sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Quando da tanti anni sei nella stessa squadra molte cose sembrano scontate ma così non è. È difficile tenere sempre acceso quel fuoco che c’è perché può esserci il rischio di appiattirsi, un senso di appagamento che magari dopo tanto tempo ci sta. Per me è stato ed è tuttora un impegno importante e a cui tengo molto. Io sono uno dei pochi che lavora e quindi non è facile conciliare tutto. Mi riempie molto le giornate sia a livello mentale che fisico, anche a livello di gestione del tempo. Ho anche una famiglia, quindi da qualche parte devo togliere. Lo faccio con molto piacere e farò del tutto affinché questa cosa duri più tempo possibile».

Il Della Vittoria di Tolentino gremito nella partita contro la Folgore Falerone
C’è un rammarico in questi quasi nove anni?
«Diciamo che per vincere un campionato ci abbiamo messo troppo tempo. Se tornassi indietro cambierei qualcosa in quella maledetta stagione in cui perdemmo il campionato all’ultima giornata contro la Folgore Falerone. È l’unico rammarico, perché tutti gli altri risultati raggiunti sono arrivati partendo da sfavoriti: gli anni in cui dovevamo salvarci siamo arrivati ai playoff, quando dovevamo arrivare ai playoff ci siamo giocati la vittoria del campionato all’ultima giornata, l’anno che dovevamo retrocedere ci siamo salvati alla grande. Abbiamo sempre raggiunto più dell’obiettivo prefissato all’inizio della stagione».

Ruggeri insieme al giovane Lorenzo Tizi
Che rapporto ha con i tifosi e con la città?
«Mi sento un cittadino di Tolentino, per quanto sono legato alla città e per quante persone frequento dal 2012. Ho instaurato nuove amicizie, anche familiari. Mi sento parte della comunità tolentinate. Queste cose avvengono solo se sei legato da tanto tempo ad una realtà del territorio, come può essere la squadra di calcio. Spero di aver lasciato qualcosa di buono, sicuramente il Tolentino ha lasciato molto in me. Di solito i risultati sono la testimonianza, la firma e il nero su bianco di quello che è stato fatto: fortunatamente sono arrivati».

I tifosi del Tolentino
Vuol lanciare un messaggio ai supporters del Tolentino?
«Io ringrazio tutti i tifosi cremisi che in questo anno particolare non ci sono potuti stare vicini. Tolentino è una piazza importante: a volte si può decidere una partita proprio grazie al supporto del pubblico. In tanti hanno commentato sui social questo importante traguardo che ho raggiunto. Non pensavo di essere acclamato da così tante persone, da alcune anche inaspettatamente. Per me è stato un giorno importante. Posso solo ringraziare la società che mi ha permesso di raggiungere questo traguardo. Io sono solo un dipendente. Se sono rimasto è grazie alla proprietà, prima presieduta da Giorgio Longhi, poi da Fabio Mazzocchetti e ora da Marco Romagnoli, il presidente a cui sono più legato: per i risultati raggiunti e per me, a volte, ha messo lui la faccia».
Cosa vi aspettate da questo finale di stagione?
«Se azzecchiamo i risultati giusti possiamo anche arrivare ai playoff. Dipenderà molto dalle prossime partite. Domenica difficilmente giocheremo contro l’Atletico Terme Fiuggi, che ha dei positivi in squadra. Poi avremo Pineto, Aprilia e il recupero con la Recanatese: partite importanti che ci diranno se lotteremo per qualcosa di importante o per la salvezza fino alla fine».