«Deportato in Germania e
sopravvissuto alle bombe»:
medaglia a Mariano Salvatelli

GIORNO DELLA MEMORIA - Il sindaco di Corridonia Cartechini e il prefetto di Macerata Ferdani consegnano l'onorificenza ai figli Alida e Rodolfo: L’11 settembre 1943 viene catturato dai tedeschi e trasferito a Dessau, dove viene impiegato in una fabbrica di materiale bellico. Liberato dagli americani nel gennaio 1945, il 27 luglio dello stesso anno viene rimpatriato»

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Alida e Rodolfo Salvatelli ritirano la medaglia d’onore per il padre Mariano, dal prefetto Ferdani e dal sindaco Cartechini

In occasione del Giorno della Memoria, il Prefetto di Macerata ha consegnato le medaglie d’Onore concesse dal Presidente della Repubblica alle famiglie dei internati ed internati durante la Seconda Guerra Mondiale. A Corridonia, onorificenza a Mariano Salvatelli. Nella Sala consiliare del Comune Flavio Ferdani e il sindaco Paolo Cartechini, alla presenza del comandante dei Carabinieri (Luogotenente Giammario Aringoli) e del comandate della Polizia Locale (Commissario Alberto Sgolastra), hanno consegnato la medaglia ai figli di Mariano: Rodolfo e Alida Salvatelli. Questa la motivazione: «Il Presidente della Repubblica ha insignito della medaglia d’onore il signor Mariano Salvatelli, soldato di leva classe 1920. Imbarcato nel febbraio 1940 per l’Albania e destinato al 26esimo Reggimento autocentro di Tirana. L’11 settembre 1943 viene catturato dai tedeschi e deportato in Germania a Dessau, dove viene impiegato in una fabbrica di materiale bellico. Liberato dagli americani nel gennaio 1945, il 27 luglio dello stesso anno viene rimpatriato. Il signor Salvatelli si è sposato nel 1948 con Iolanda Silveri ed ha avuto due figli: Alida e Rodolfo. Muore nel 2015 all’età di 95 anni».

La biografia di Mariano Salvatelli. «Nato a Corridonia il primo febbraio 1920, il 3 febbraio del 1940 è partito per il servizio di leva. Si è presentato al distretto militare di Macerata ed è stato immediatamente trasferito a Bari, dove è stato imbarcato su una nave merci per Durazzo (Albania). L’11 febbraio 1940 è arrivato a Durazzo convinto di fare il servizio militare in una nazione conquistata dall’Italia. Da Durazzo è stato trasferito a Tirana al 26esimo autocentro. La sua caserma è stata spesso bombardata durante la guerra con la Grecia, ma fortunatamente non è stato mai ferito. Tre giorni dopo l’annuncio dell’armistizio, l’11 settembre 1943 sono arrivati i tedeschi e tutti gli italiani sono stati disarmati. Il 20 settembre inizia il viaggio attraverso i Balcani per raggiungere la Germania. In un primo tempo ha viaggiato a piedi fino in Bulgaria, dove iniziava la ferrovia, poi in treno bestiame. In Austria i vagoni sono stati sigillati fino in Germania. È arrivato a Fallingbostel in un campo di concentramento dove c’è stato lo smistamento. Quindi è stato trasferito a Dessau e costretto a lavorare in una fabbrica di materiale bellico. Dormiva in baracche di legno e di giorno andava a lavoro (costruivano cannoncini e mitragliere). Per colazione avevano solo tè, per pranzo un mestolo di brodo con rape e un po’ di pane da dividere tra varie persone, per cena solamente un mestolo di brodo: si pativa veramente la fame. In fabbrica venivano trattati molto male: chi commetteva un errore veniva mandavano dal cosiddetto “boia” che frustava gli internati. Si lavorava per 12 ore al giorno. È rimasto a Dessau dal settembre 1943 fino a gennaio del 1945. A gennaio i bombardamenti Alleati hanno distrutto le baracche dove dormivano lui e gli altri prigionieri e in una di queste occasioni è rimasto leggermente ferito, mentre alcuni suoi amici sono morti. Successivamente i tedeschi lo hanno indirizzato verso il fronte americano e dopo alcuni mesi (nel luglio del 1945) è riuscito a tornare a casa. Si è sposato nel 1948 con Iolanda Silveri, tutt’ora vivente, ed ha avuto due figli: Alida e Rodolfo. Tornato dalla guerra ha continuato il lavoro di agricoltore in un terreno di sua proprietà nel Comune di Corridonia. Persona di grande integrità morale ed onestà, è deceduto il 15 settembre 2015, all’età di 95 anni».


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