«Il Comune vuole stravolgere le mense
in nome di un presunto risparmio»
Petizione online dei genitori

MACERATA - La protesta parte dalla Mameli: «Singolare che l’assessore Cassetta oggi a favore dell’esternalizzazione del servizio, quando era nel cda della scuola privata San Giuseppe si vantava della mensa interna». Sul tema anche il consigliere Alberto Cicarè (Strada comune): «Il sindaco non è il general manager o il founder di un’azienda privata. I soldi e i servizi sono pubblici»
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Mensa

Immagine di archivio

 

«Con una decisione unilaterale e senza preavviso ai soggetti coinvolti, l’amministrazione comunale di Macerata ha in programma di stravolgere una delle eccellenze del sistema scolastico locale: Mense Verdi Bio». A dirlo un gruppo di genitori della scuola primaria Mameli, che ha lanciato una petizione online per raccogliere la protesta contro le decisioni della Giunta guidata dal sindaco Sandro Parcaroli. Le scuole coinvolte dall’operazione sono la Mameli, Villa Serra, Frank, De Amicis e Natali. L’assessora Katiuscia Cassetta in Consiglio comunale aveva parlato di una sperimentazione che nei fatti non avrebbe smantellato nessun servizio, con una riorganizzazione della fornitura dalle mense più grandi a quelle più piccole.

Ma il gruppo di genitori non è d’accordo e in due ore sono già 100 le firme raccolte. «Dal primo marzo di questo anno cinque scuole cittadine vedranno una riorganizzazione del servizio mensa che andrà a penalizzare fortemente la qualità e la cura di cui i nostri figli hanno potuto godere finora – dicono nella petizione -. Con un colpo di spugna che ci viene fatta passare per miglioria, infatti, l’amministrazione comunale, tramite l’assessore preposto Katiuscia Cassetta, cancellerà nelle scuole citate (Mameli, Villa Serra, Frank, De Amicis, Natali) il servizio mensa interno, che verrà quasi interamente delegato a un refettorio esterno, che si troverà quindi a preparare pasti per centinaia di bambini contemporaneamente, pasti che verranno poi, in un secondo momento, trasportati nelle varie mense. La decisione ci viene raccontata come volta a rendere più efficiente e sicuro il servizio, ma questa presa di posizione ci sembra francamente paradossale e anacronistica. Come può un pasto non preparato al momento e in loco essere considerato più sicuro, addirittura migliore? Come possiamo pensare che una cuoca che prepari trenta pasti possa essere “meno efficiente” di una che sia costretta a prepararne trecento? Ci sembra anche singolare che l’assessore Cassetta si presenti oggi a favore dell’esternalizzazione del servizio mensa quando, da membro del Consiglio di Amministrazione della Scuola Privata San Giuseppe, presentava come “struttura d’avanguardia” (cit. dal sito web della detta scuola) la propria mensa interna. Ci chiediamo quindi come possa una mensa interna essere allo stesso tempo considerata un punto a favore in una scuola privata e un punto a sfavore in una pubblica. Non vogliamo, come genitori, cittadini e contribuenti, che un servizio di eccellenza possa essere consentito soltanto a quelli che possono o vogliono pagare abbastanza da poterselo permettere. Il buon cibo è un diritto. Il buon cibo è una realtà, oggi, e è anche il motivo per cui abbiamo scelto di mandare i nostri figli in queste scuole, e non possiamo accettare che solamente per questioni economiche questa realtà venga smantellata. La qualità della vita è data dalla cura che noi tutti diamo e riceviamo, in ogni cosa, e non siamo disposti ad accettare compromessi in nome del presunto risparmio».

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Alberto Cicarè

Sullo stesso tema interviene anche Alberto Cicarè, consigliere comunale di Strada comune-Potere al popolo. Già in Consiglio comunale Cicarè aveva risposto a Cassetta che nessuno era a conoscenza delle decisioni sulle mense in questione: «In una recente intervista il Sindaco ha detto di voler costruire sei scuole. La scuola, però, non è solo un edificio: è soprattutto la comunità di chi ci lavora, degli studenti, delle loro famiglie. Ma è anche un valore per tutta la città, che sulla educazione dei propri figli può costruire il proprio futuro. Costruire scuole serve a poco se poi si riducono i servizi che ne costituiscono la base e l’anima. Le scelte che sta compiendo l’amministrazione guidata dal sindaco sembrano andare proprio nella direzione di restringere la qualità ed abbassare il livello dei servizi offerti agli studenti. Diciamo sembra, perché queste notizie sono arrivate tramite voci di corridoio: il personale della scuola, i dirigenti scolastici, non hanno alcuna consapevolezza di queste decisioni. Tanto che in questi giorni di scuola aperta, dove vengono presentati l’istituto ed i servizi, sono state inconsapevolmente dette ai genitori cose non vere. Quanto riportato nel sito del Comune, e ribadito dall’assessore Cassetta all’ultimo Consiglio Comunale, contiene addirittura delle falsità, a prova della manovra poco trasparente in corso. Non è vero che si tratta di un progetto sperimentale allo studio, perché abbiamo notizie certe che le modifiche ai servizi mensa sono state già decise ed entreranno a regime da marzo. Non è vero che il progetto è sottoposto al confronto con le parti interessate, perché i docenti non lo sanno, i dirigenti non lo sanno, i comitati mensa non lo sanno».

Prosegue Cicarè: «Gravissima la scelta di ridurre le ore di assistenza scolastica per gli alunni che necessitano del sostegno, mettendo in ulteriore difficoltà le scuole, i docenti e soprattutto i ragazzi con le loro famiglie. Decisioni che sembrano non avere un padre, calate dall’alto e tenute al riparo dal necessario confronto Comune-scuola-famiglie.
Nel Peg, Piano esecutivo di gestione, approvato di recente dalla Giunta, la voce che prevede le spese per l’acquisto di derrate alimentari per le scuole diminuisce da 370.000 euro a 245.000 euro tra il 2021 e gli anni successivi. Quali piani ha questa amministrazione in merito alle mense scolastiche? E’ sicuramente possibile fare modifiche gestionali a questo come ad altri servizi, per esigenze di bilancio o per migliorare le prestazioni, ma il sindaco non è il general manager o il founder di un’azienda privata. I soldi sono pubblici, i servizi sono pubblici, quindi scelte come queste che hanno un elevato impatto sociale vanno comunicate e partecipate, mai nascoste. Il programma di mandato del Sindaco Parcaroli cita molte volte la famiglia come nucleo fondamentale della città. Noi abbiamo risposto che lo sono i cittadini e le cittadine, con o senza famiglia. Ma è comunque ora di dare sostanza a queste parole, perché le famiglie chiedono che il Comune non arretri di fronte alla giusta richiesta di servizi essenziali».

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