Una mamma “fata” dei bimbi con autismo:
«Mio figlio mi ha tirato fuori la tenacia»

CIVITANOVA - Katy Paglialunga è la nuova referente per il territorio della fondazione nazionale che raccoglie fondi da destinare a progetti concreti di inclusione sociale

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Katy Paglialunga

di Laura Boccanera

Katy Paglialunga è la nuova referente per il maceratese dell’associazione “I bambini delle fate”, la fondazione nazionale creata da Franco Antonello che assieme al suo Andrea, ragazzo affetto da autismo, raccoglie fondi per progetti da realizzare in tutta Italia. Katy Paglialunga ha una storia simile a quella di Franco, il suo Andrea però si chiama Filippo e ha 7 anni, due occhi stupendi e la diagnosi di autismo. Ma Katy col sorriso, la tenacia e l’intensità di cui è capace ha deciso di dedicare il suo tempo anche al progetto denominato «Sporcarsi le mani” e che prevede di individuare fondi privati per progetti di inclusione sociale. Già socia dell’associazione Omphalos che raccoglie oltre 450 soci in tutte le Marche, famiglie di bambini e ragazzi affetti da disturbi legati all’autismo, Paglialunga ha voluto diventare parte attiva dell’associazione: «ho deciso di diventare una “fata” perché vivo personalmente l’esperienza dell’autismo con mio figlio e so cosa significa sentirsi soli di fronte ad una diagnosi così dura in un contesto sociale e politico poco pronto nei riguardi di questo disturbo.

In questo percorso porterò la tenacia e la determinazione che proprio Filippo mi ha spronato a tirar fuori. Sono tantissimi i progetti in tutta la regione condotti dall’associazione Omphalos autismo & famiglie  e resi possibili grazie ad una comunità che ha deciso di “sporcarsi le mani». Spero di poter dare il mio contributo per migliorare il lungo cammino di Filippo e di tanti altri bambini verso una vita degna di essere vissuta». Tanti i progetti che Omphalos sostiene, in particolare nella valorizzazione e nell’utilizzo del metodo “Aba”con specialisti del settore. Laboratori ed attività che graverebbero economicamente sulle famiglie senza progetti di inclusione sociale come quelli portati avanti dalle aziende di promozione sociale. «Grazie al sostegno dei privati è possibile fare molto, i bambini migliorano, ma vanno spronati, c’è da fare e da lavorare, da reagire e speriamo che in tanti vogliano esserci vicini».

 

 




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