Appello dei pescatori ai candidati:
«Sicurezza del porto, basta promesse»

CIVITANOVA - Le principali realtà portuali hanno stilato un documento per richiedere la protezione dalle mareggiate e interventi per il fondale basso che mette a rischio i pescherecci. E' dal 2005 che attendono: «Serve un impegno reale, la questione deve tornare tra le priorità della politica»
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Da sinistra Giuseppe Micucci, Gianni Santori e Francesco Caldaroni

 

di Laura Boccanera

«La sicurezza del porto ritorni fra le priorità della politica». L’appello all’unisono arriva dalle associazioni del porto di Civitanova, Il Madiere, che  raggruppa le 7 realtà dei moletti, cooperativa piccola pesca e casa del pescatore. Il periodo è quello giusto: la campagna elettorale, ma le promesse non bastano più. Si chiede a Comune e Regione un impegno reale, non progetti grandiosi e mai realizzabili, ma soluzioni. E dopo 15 anni sarebbe pure ora.

conferenza-porto-santori-caldaroni-micucci-1-325x244Per questo i responsabili delle associazioni Gianni Santori, Giuseppe Micucci e Francesco Caldaroni hanno presentato un documento e avvieranno nei prossimi giorni un confronto con i candidati presidenti e con i candidati consiglieri di Civitanova per avere l’impegno per portare avanti la loro idea di sicurezza che significa anzitutto una barriera che dal molo est protegga a Tramontana l’imboccatura e il dragaggio dell’ingresso che evita il rischio per i pescherecci di toccare il fondo. Ipotesi di lavoro sulle quali dovranno lavorare i tecnici, ma sostanzialmente gli operatori sono favorevoli a stralciare il grandioso piano del porto che prevedeva una nuova darsena su iniziativa dei privati (e relativi espropri nella zona a nord del porto) e costi esorbitanti. «Il porto che vediamo oggi è oggetto di numerose stratificazioni – ha esordito Gianni Santori – il primo progetto risale al 1840. Questo porto nato così da un errore iniziale ha continuato a portare avanti errori e le criticità dovevano essere risolte dal nuovo porto con nuova darsena per 400 posti barca. Nel 2005 il nuovo piano regolatore doveva avere la sicurezza come priorità e solo dopo pensare all’ ampliamento. Oggi abbiamo un progetto bellissima, ma che è rimasto al palo. Siamo però ormai tutti convinti che è tempo di rompere indugi: non si possono aspettare altri 15 anni in attesa di una darsena. Per questo facciamo una proposta alle forze politiche di condividere un’idea: mettiamo in sicurezza il porto che c’è. Al comune chiediamo di fare una variante al piano regolatore per la messa in sicurezza e alla Regione di contribuire con fondi pubblici».

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La mareggiata del 2012

Tra le criticità sollevate, oltre alla sicurezza in presenza di mareggiate che provocano danni gravi a strutture e imbarcazioni, anche il normale transito all’imboccatura spesso si trasforma in un problema per i pescherecci che toccano sul fondo col rischio di ribaltare l’unità navale. «Da pescatore ricordo il porto di Civitanova diverso e molte modifiche sono state fatte – ha aggiunto Caldaroni de La casa del pescatore – il rischio per pescatori è l’imboccatura, quando la barca si abbassa e tocca il fondo la prua si gira e il peschereccio è ingovernabile. Per mettere in sicurezza il porto di Civitanova basterebbe allungare di 300 metri il braccio del molo col faro rosso a tramontana». «Bisogna essere realistici e fare il minimo possibile col massimo rendimento. E la sicurezza dalle mareggiate è il massimo rendimento. Non siamo tecnici e non siamo noi a dover valutare il progetto migliore, ma spero che tutti i candidati vogliano mettere per iscritto un impegno chiaro e porre il porto di Civitanova in cima alla lista delle priorità. Altro passaggio da sbloccare è il piano particolareggiato a terra che può aprire ulteriori sviluppi per la città dal punto di vista cantieristico e turistico.

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Il progetto del 2005 con la nuova darsena e prolungamento molo est



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