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Tragedia in motoscafo a Venezia,
il dolore del maceratese Nicolini:
«Così ho perso mio figlio»

L'OFFSHORE che aveva appena conquistato il record di velocità sulla distanza si è schiantato contro la diga all’imboccatura della laguna: hanno perso la vita Fabio Buzzi, Eric Hoorm e Luca Nicolini. Il padre di quest'ultimo, nonché amico di lunga data del capo equipaggio, vive a Macerata: «Un colpo fortissimo per me»

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Luca Nicolini (prima a sinistra) nel 1987 agli inizi della carriera

 

di Alessandro Feliziani

«In un sol colpo ho perso il migliore amico e mio figlio maggiore». Con queste parole Carlo Nicolini accoglie nella sua casa in contrada Santo Stefano a Macerata il cronista e collega a tre giorni dal tragico incidente in cui martedì sera, poco dopo le 21, hanno perso la vita tre uomini dell’equipaggio del motoscafo offshore che aveva appena conquistato il record di velocità sulla distanza delle oltre 1.160 miglia nautiche da Montecarlo a Venezia.

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Luca Nicolini

Come riferito dalle cronache nazionali, nello schianto del natante contro la diga all’imboccatura della laguna veneziana sono morti il capo equipaggio, Fabio Buzzi, 76 anni, pluricampione dello sport nautico, il meccanico olandese Eric Hoorm e Luca Nicolini di 57 anni, pilota di offshore con una lunga carriera sportiva ricca di palmares internazionali iniziata nel 1987 e sangue maceratese nelle vene. Il fatto che sui documenti di Luca Nicolini fosse indicato come luogo di nascita Ferrara, non ha fatto immediatamente comprendere il collegamento con Macerata dove l’anziano padre ha appreso praticamente in diretta la tragedia, pur senza rendersi subito conto che tra le vittime c’era anche il suo primogenito. A raccontare questa circostanza è lo stesso Carlo Nicolini, oggi 84 anni e anche lui – dopo gli anni giovanili a Macerata – una vita trascorsa nello sport nautico, prima come pilota, poi direttore sportivo della “F.B. Corse” (il team sportivo di Buzzi) e infine giornalista delle maggiori testate nazionali del settore. «Buzzi, con il quale anche dopo il mio rientro a Macerata, ormai una ventina di anni fa, ero quasi quotidianamente in contatto telefonico – racconta Carlo Nicolini – mi aveva chiamato lunedì per annunciarmi che il giorno seguente avrebbe tentato il record sulla traversata Montecarlo-Venezia, senza dirmi che avrebbe avuto come copilota mio figlio Luca. Mi aveva detto che sarebbe partito da Montecarlo alle 3 di notte e che avrei potuto seguire tutta la corsa attraverso internet in collegamento con il satellitare dell’imbarcazione. Così la mattina di martedì ho acceso il mio computer per seguire sul monitor l’imbarcazione lungo il percorso: la discesa a largo della costa tirrenica, poi la breve sosta per il rifornimento di carburante sulla costa ionica della Calabria e infine la risalita dell’Adriatico fino a Venezia. Poco dopo le nove di sera, avendo calcolato le ore trascorse dalla partenza, ho gioito per il record conquistato, ma poco dopo non riuscivo a spiegarmi come mai il segnale luminoso sul monito che indicava la posizione della barca rimanesse fermo in prossimità dell’imboccatura del porto. La tragica verità è arrivata poco dopo, avvertito da mio figlio Matteo (anche lui lavora nel settore nautico e oggi a Venezia ha effettuato il ricnoscimento) e da mia figlia Laura. Un colpo fortissimo per me».

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Carlo Nicolini

Carlo Nicolini che ha la casa piena di ricordi, foto e cimeli, dei suoi trascorsi negli ambienti della motonautica e del giornalismo di settore, è quasi un fiume in piena nel raccontare episodi che lo legano alle imprese sportive di Buzzi e di suo figlio Luca, ma anche di quando lui stesso era direttore sportivo del Team Buzzi. Lo era anche nel 1990 quando morì in gara Stefano Casiraghi, anche lui pilota della squadra Buzzi. «Casiraghi l’anno prima – ricorda Nicolini – si era laureato campione del mondo con una monocarena, un’imbarcazione simile a quella del tragico incidente di martedì scorso a largo di Venezia». Molti di questi episodi che fanno parte della nautica sportiva degli ultimi 50 anni, sono racchiusi in un libro curato anni fa dallo stesso Nicolini, intitolato “Progettare per vincere” edito da Mursia. Un volume ricco di fotografie di grandi campioni e soprattutto di Fabio Buzzi e Luca Nicolini, al tempo delle sue prime gare nella seconda metà degli anni Ottanta e inizi anni Novanta, quando gareggiava in team anche con Daniele Scioli, campione argentino poi diventato governatore di Buenos Aires e candidato alla presidenza nel suo paese. A tre giorni dall’incidente non sono state ancora del tutto chiarite le cause della tragedia. Sarebbe stato comunque stabilito che Buzzi e il meccanico olandese sono deceduti per il trauma subito nell’impatto, mentre Luca Nicolini, che in quel momento era legato al suo seggiolino a poppa, è prima svenuto e poi annegato, poiché la parte posteriore della barca è finita sott’acqua. Una crudele fatalità avvenuta quando l’imbarcazione aveva già tagliato il traguardo e conquistato il nuovo record sulla distanza, di 18 ore e 30. La fine tragica di Luca Nicolini, campione dello sport nautico la cui origine maceratese era pressoché ignorata a Macerata, si accompagna al destino gravoso per Carlo Nicolini al quale ora tocca la triste sorte di dover sopravvivere al proprio figlio.

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Carlo Nicolini (con la maglia bianca) quando era direttore sportivo del Team Buzzi

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Luca Nicolini con Daniel Scioli (anni ’90)


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