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Ostetrica accusata di essere “no vax”
scrive al ministro della Salute:
«Licenziata per non aver fatto nulla»

1 MAGGIO - L'operatrice sanitaria che lavorava all'ospedale di Civitanova aveva perso il posto lo scorso novembre per aver rifiutato di vaccinarsi. Ma in una lunga lettera spiega che le cose non stanno così: «Una vicenda triste, ancora più angosciosa nel sapere che ho fatto solo il mio dovere. Nessuno mi ha sostenuta nonostante abbia dato lustro alla mia azienda, a cui ho portato riconoscimenti internazionali. Sono stata etichettata come una pericolosa criminale, ma non avevo bisogno di fare alcun vaccino in quanto immune a tutte le patologie per le quali è prevista la vaccinazione». Intanto da 5 mesi è senza stipendio e non ha diritto alla disoccupazione
mercoledì 1 Maggio 2019 - Ore 08:52 - caricamento letture
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L’ospedale di Civitanova

 

Rimasta senza lavoro per una vaccinazione, il suo caso era finito su tutti i giornali. L’ostetrica “no vax”, che poi “no vax” non è, nel novembre scorso è stata licenziata dall’Asur e ora, in occasione del primo maggio ha scritto una lettera al ministro della Salute, Giulia Grillo. Nella lunga lettera, che ha inviato anche a Cronache Maceratesi, l’ostetrica, 58 anni, molto stimata per il suo lavoro e pioniera nelle Marche del parto naturale, ha raccontato la sua storia e sottolineato come ci si possa trovare a non avere più un lavoro senza aver fatto nulla di male. E tra l’altro sottolinea che a vaccinarsi non era tenuta: «a me il lavoro è stato ingiustamente tolto».

«Sono M. G., l’ostetrica in servizio al reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Civitanova, licenziata il 15 novembre 2018 dall’Asur Area Vasta 3. Mi sono determinata a scrivere questa lettera perché, con l’avvicinarsi del Primo maggio e della Festa dei lavoratori, voglio portare a conoscenza di tutti il fatto che, a me, il diritto al lavoro è stato ingiustamente tolto. In poco più di due mesi (dal 3 settembre 2018 al 15 novembre 2018), sono stata allontanata dal reparto dove lavoravo, sono stata confinata in uno stanzino dell’archivio del reparto di allergologia e infine licenziata con un provvedimento che è stato comunicato prima ai giornali e poi al mio avvocato. Forse qualcuno ricorderà il clamore della notizia “ostetrica licenziata perché rifiuta il vaccino”, “ostetrica no vax licenziata” apparsa su tutti i giornali e riferita dalle televisioni anche per essere il primo caso in Italia.

Il ministro Giulia Grillo

Voglio far capire che la mia vicenda nulla ha a che fare con i vaccini e che sono stata deliberatamente tirata dentro quella che sembra essere una partita tra la squadra no vax e la squadra pro vax. Peccato però che ho perso solo io senza neppure essere della partita. La prova di ciò è nel fatto che la stampa, prima di me, era stata informata dei motivi che l’azienda aveva posto alla base del mio licenziamento e delle mie generalità. Ho precisato che il mio licenziamento non ha niente a che vedere con i vaccini ma attiene all’ignoranza, nel senso proprio del termine di colui che ignora perché non ha conoscenza. Quando questa condizione si trova in persone che ricoprono ruoli importanti, tanto da poter incidere sulla vita altrui, potrebbe diventare pericolosa. Da esami ematologici da me eseguiti, ai sensi del D.Lgs 81/2008, dopo un infortunio sul lavoro, è emerso che non sarei stata immune al virus della parotite. Tale fatto mi veniva comunicato dal medico competente il 3 settembre 2018: dicevo subito al sanitario che da piccola avevo avuto la parotite e di esserne assolutamente certa per avere un ricordo chiaro degli effetti che mi aveva causato sul viso e per averla presa insieme al mio fratello maggiore. Chiedevo quindi di poter ripetere gli esami per fugare eventuali errori di laboratorio anche perché nella copia del referto che mi veniva consegnata, non era neppure indicato il valore anticorpale. Dichiaravo comunque di essere disponibile a sottopormi alla vaccinazione per la relativa patologia.

Tuttavia il medico competente riteneva che le mie argomentazioni non avessero rilevanza e mi poneva di fronte a un aut-aut: vaccinazione trivalente Mpr (Morbillo-parotite-rosolia) o licenziamento. Venivo a conoscenza in quella sede dell’esistenza della determina del direttore generale Asur (Regione Marche) n.619 del 26/10/2017 che dispone le vaccinazioni obbligatorie per gli operatori sanitari al fine di prevenire le infezioni correlate all’assistenza (Ica): l’obbligo è stabilito per gli operatori di alcuni reparti, tra cui quello di Ostetricia. Con il timore di essere licenziata, mi rivolgevo telefonicamente a un mio amico avvocato il quale, dopo aver avuto conferma dal sanitario di cosa avrebbe comportato la mancata accettazione della somministrazione del vaccino Mpr, chiedeva di concedermi un paio di giorni per leggere il contenuto della Determina stessa visto che non ne ero a conoscenza. Il 5 settembre 2018, pur confermando al medico competente sia di avere avuto la parotite sia di essere comunque disponibile a sottopormi al relativo vaccino, mi dichiarava inidonea alla mansione di ostetrica. Da quel momento, proprio come un’untrice, non mi è stata data più la possibilità di svolgere la mia mansione di ostetrica. Infatti venivo posta in ferie d’ufficio per 30 giorni e poi assegnata all’archivio del reparto di allergologia sempre dell’ospedale di Civitanova. Poco dopo presentavo ricorso avverso la dichiarazione di inidoneità alla mansione di ostetrica rilasciata dal medico competente. La Commissione medica preposta alla decisione del caso, mi dichiarava “… non idonea alla mansione di ostetrica fino ad avvenuta immunizzazione come da contenuti della D.D.G. dell’Asur n. 619/2017”. Sono una donna sana, attenta alla propria salute, in passato ho donato il midollo, non bevo, non fumo, non assumo droghe, sono attenta all’alimentazione, e non prendo farmaci se non ne ho la necessità. Secondo gli esami avrei avuto bisogno di un solo vaccino, perché doverne fare 3 con la somministrazione del trivalente Mpr? I miei anticorpi contro il morbillo e la rosolia sono molto alti: il vaccino è pur sempre un trattamento sanitario (c’è scritto nella stessa Determina) e quindi perché avrei dovuto sottopormi a un trattamento sanitario non necessario (almeno per 2 patologie su 3)? Comunque mi sono immediatamente attivata personalmente (senza alcun supporto da parte dell’Asur AV3) per reperire un vaccino monocomponente cioè per la sola parotite e questo perché c’è stata sempre in me la volontà di rispettare le decisioni dell’Azienda, ma le mie prime ricerche non hanno avuto esito. Poi è arrivato il licenziamento e la mia attività ha subìto un rallentamento. Convinta della profonda ingiustizia di quanto mi stava capitando (può essermi imputato il fatto che in Italia non si trovi il vaccino monocomponente, tanto da farmi perdere il posto di lavoro?), e in vista di impugnare il provvedimento di licenziamento, ho iniziato a contattare degli specialisti che mi spiegassero la questione relativa ai valori anticorpali perché, da un esame che ho fatto autonomamente presso un’altra Asur, il mio livello di anticorpi era di 8,28 mentre per l’immunità il valore avrebbe dovuto essere uguale o superiore a 9, quindi di pochissimo sotto la soglia.

Gli specialisti da me consultati mi hanno spiegato che, primo: la malattia naturale data dal contatto con il virus selvaggio, conferisce protezione per tutta la vita (questo almeno per la parotite); Secondo: Non esistono livelli anticorpali validati come protettivi verso la malattia. Questo lo afferma l’Agenzia Europea del Farmaco (“concerning Mumps and pertussis, thresholds of antibodies that have been validated as correlates of protection against clinical disease do not yet exist”), ma anche l’azienda che ha fornito all’ospedale di Civitanova il kit per l’effettuazione dell’esame del sangue la quale, per mezzo di un responsabile, alla specifica richiesta di fornire riferimenti ad un livello anticorpale protettivo accettato internazionalmente, risponde che “non c’è uno standard internazionale di riferimento”.

Alla luce di ciò mi sono sottoposta a ulteriori 2 prelievi presso laboratori che utilizzano metodiche differenti da quelle usate all’ospedale di Civitanova e sono risultata positiva, cioè sono immune anche al virus della parotite. Dunque io sono stata licenziata, ho perso il mio lavoro, perché né il medico competente che mi ha dichiarato non idonea alla mansione di ostetrica, né la commissione medica (composta da 3 medici) che ha deciso sui miei ricorsi, ha considerato le predette evidenze mediche.

Mi chiedo e Le chiedo: è possibile perdere il lavoro, finire sulle prime pagine dei giornali etichettata come una no vax, come una pericolosa criminale, perché tutti i sanitari che hanno trattato il mio caso, non hanno tenuto conto delle più basilari conoscenze della medicina? Se lo avessero fatto, io avrei ancora il mio lavoro perché non avevo bisogno di fare alcun vaccino in quanto immune a tutte le patologie per le quali è prevista la vaccinazione. In parole povere, non potevo essere licenziata. Per questo la mia vicenda non ha nulla a che fare con i vaccini.

Ma l’Asur Area Vasta 3 non ha fatto nulla per precisarlo quando tutti i giornali parlavano di me. Mi chiedo: perché nessuno dell’Area Vasta 3, dopo che il mio avvocato aveva diffuso il comunicato stampa con il quale spiegava la mia posizione, è intervenuto per bloccare le polemiche e gli insulti alla mia persona? Bastava dire la verità: l’ostetrica ha rifiutato il vaccino Mpr perché è immune sia al morbillo sia alla rosolia e ha accettato il vaccino contro la parotite ma in Italia non è disponibile. Sarebbe bastata la verità per far capire a tutti che era mia intenzione rispettare le decisioni dell’Azienda accettando la vaccinazione che sembrava servirmi e così sarebbero cessati gli insulti che tanto mi hanno fatto male.

Invece da 5 mesi e mezzo mi trovo senza lavoro, senza stipendio, senza indennità di disoccupazione (non ne ho diritto) e senza che mi sia stato corrisposto il Tfr (ci vorrà ancora più di un anno e mezzo). Nel frattempo però, devo pagare le bollette, devo mangiare, devo fare benzina, devo vivere … Non sono sposata e non ho un compagno, quindi non posso contare neanche sul sostegno di qualcuno che mi è vicino. Mi chiedo e Le chiedo: è possibile che chi non considera le evidenze scientifiche, continui a svolgere un lavoro che attribuisce un potere così grande come quello di decidere della vita delle persone mentre invece chi ha sempre fatto il suo dovere viene lasciato senza lavoro e senza una vita dignitosa? Un’altra cosa mi indigna profondamente. Sono a conoscenza del fatto che nel reparto dove lavoravo e in quello di pediatria ci sono operatori sanitari (medici, infermiere, ostetriche) che, come me, sono risultati non immuni ad alcune patologie per le quali la Determina 619/17 prevede la vaccinazione obbligatoria. Questi Os hanno continuato a svolgere regolarmente il loro lavoro con la medesima mansione, senza essere vaccinati. L’unica differenza tra me e loro è data dal fatto che, al momento della visita dal medico competente, loro hanno dato la disponibilità a vaccinarsi (ma l’avevo data anch’io per la patologia che serviva). Tuttavia tra l’accettazione dei predetti Os a sottoporsi a immunizzazione e l’immunizzazione effettiva, sono trascorsi mesi e mesi. Io sono stata immediatamente allontanata dal mio reparto, posta in ferie d’ufficio e relegata in uno stanzino dell’archivio dell’allergologia e poi licenziata nonostante fossi immune a tutte le patologie, gli altri hanno continuato regolarmente a lavorare.

Persino una collega che è risultata non immune alla rosolia, è stata lasciata a lavorare nel reparto di Ostetricia dove non ci sono solo donne che partoriscono ma anche donne ricoverate per problemi legati alla gravidanza e sappiamo tutti quanto la rosolia possa essere rischiosa se contratta nei primi mesi di gestazione. Ma a questa collega è stato consentito di continuare a lavorare in reparto come se nulla fosse. Per farle capire quanta poca attenzione vi sia per la prevenzione delle Ica, le segnalo anche il fatto che due medici del reparto di Pediatria non sono immuni alla parotite e la cosa è nota al medico competente (per uno di loro fin dal luglio del 2017). Tuttavia poiché la determina che ha stabilito l’obbligo di immunizzazione è di ottobre 2017, quest’ultimo sanitario sarà chiamato a regolarizzarsi probabilmente l’anno prossimo.

Questi sono solo alcuni casi di cui ho potuto avere notizia ma continuo a chiedermi e prima o poi spero che qualcuno vorrà verificarlo, se in tutta l’Area Vasta 3 (3.400 persone circa) e in tutti gli altri ospedali delle Marche, nei reparti dove il rischio delle Ica viene considerato inaccettabile ai sensi della Determina 619/17, solo io fossi non in regola con le vaccinazioni e pertanto meritevole di essere licenziata. Mi auguro che in tali reparti tutti, dai primari, ai medici, alle infermiere siano in regola con le vaccinazioni obbligatorie altrimenti la mia vicenda assumerebbe contorni a cui non voglio neanche pensare.

In tutta questa triste vicenda che continuo a vivere sulla mia pelle, ancora più angosciosa se penso di non aver fatto nulla di male ma di aver fatto sempre il mio dovere, nessuno all’interno dell’Azienda per cui ho lavorato per più di trent’anni dandogli lustro e riconoscimenti internazionali, ha speso 5 minuti del suo prezioso tempo per trovare una soluzione con me per ciò che stava accadendo: né la mia capo ostetrica, né il mio primario, né il responsabile del personale né qualcuno della direzione sanitaria. Così come il mio Ordine di appartenenza si è ben guardato dal prendere posizione su questa storia pur essendo a conoscenza dei fatti. Quando scrivo che ho dato lustro all’azienda mi riferisco al fatto che, grazie alla mia attività di formatrice di tutto il comparto materno infantile (che ho fatto da sola), l’ospedale di Recanati (dove ho lavorato prima) e poi quello di Civitanova hanno avuto il prezioso riconoscimento dall’Unicef di “Ospedale Amico del Bambino”. Così come all’apertura del corso di laurea in Ostetricia ad Ancona, sono stata l’unica docente per la parte di fisiologia ostetrica. Ho avuto sempre e solo come obiettivo la salute ed il benessere del percorso nascita. Voglio evidenziare anche un’altra cosa: la Determina 619/17 prevede all’art. 1.2 del documento istruttorio, il dovere di organizzare opportuna attività formativa in ogni Area Vasta per l’ampliamento delle conoscenze degli Os in tema di prevenzione; Non mi risulta che sia stata effettuata attività in tal senso presso l’Area Vasta 3 prima del mio licenziamento. Pur non potendo conoscere la reale volontà dell’Asur Area Vasta 3, risulta certo un fatto: la mia vicenda è risultata se non altro vantaggiosa alla campagna vaccinale che ai sensi della Determina, doveva essere promossa dall’ Asue. Sarebbe utile conoscere se dopo il 18 novembre 2018 siano aumentati gli operatori sanitari che si sono rivolti agli ambulatori per la somministrazione dei vaccini. Ho fatto causa alla Asur Area Vasta 3. I miei avvocati hanno depositato a gennaio un ricorso. L’udienza si è tenuta a febbraio e stiamo aspettando con fiducia la decisione del giudice. In un momento in cui si sta per festeggiare il diritto dei lavoratori, mi appare ancora più doloroso e insopportabile ciò che mi è capitato: vivo tutto come una vera e propria violenza che mi ha privato della dignità e della nobiltà dello svolgere la mia professione, con amore e dedizione come ho sempre fatto. Mi resta solo l’incertezza sul mio futuro e mi chiedo, da ultimo, se la stessa cosa mi sarebbe accaduta se fossi stata un uomo o un medico, perchè la violenza sulle donne ha davvero molteplici sfaccettature».

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