Ritorno in zona rossa,
il Fai “riapre” Visso per un giorno (FOTO)
UNA FILA di visitatori per l'iniziativa anche a Macerata e Recanati

La piazza di Visso oggi
E’ un ritorno dolce-amaro quello nella piazza di Visso, zona rossa da due anni. I visitatori l’hanno potuta riscoprire, con tutte le sue ferite in bella vista, grazie alle Giornate del Fai che oggi in provincia hanno fatto tappa anche nei centri colpiti dal sisma del 2016: Visso, Ussita e Castelsantangelo. Tante le persone attirate dall’opportunità di tornare in zone chiuse da tempo ma anche di toccare con mano la realtà del territorio montano, dove restano in piedi nonostante il terremoto molte eccellenze. A Macerata e Recanati si è trattato invece di una due giorni, con il picco di visitatori oggi. In piazza Vittorio Veneto, a Macerata, si è formata una lunga fila di chi voleva visitare le stanze della biblioteca Mozzi Borgetti.
(foto di Andrea Del Brutto)








La fila in piazza Vittorio Veneto a Macerata


spero che non diventi un complesso di macerie da esibire e fotografare perché sarebbe davvero triste
Dalla delegazione Fai di Macerata e dal gruppo Fai di Recanati, riceviamo e pubblichiamo:
In un fine settimana esaltante, quello delle Giornate di Primavera del FAI, migliaia di cittadini in fila e in trepidante attesa per entrare nei beni aperti come di consueto ogni anno dal Fondo Ambiente Italiano, si sono recati alla scoperta o riscoperta del nostro territorio. Centinaia di volontari mossi da passione e radicato senso civico li hanno accolti e affidati alla guida di giovani studenti Apprendisti Ciceroni che, con garbo e sapienza, li hanno accompagnati in un percorso di conoscenza ben preparato in mesi di lavoro nelle scuole insieme ai loro insegnanti. Una macchina impressionante, e sempre più oliata ed efficace, che garantisce il pacifico e festoso svolgimento di questo atteso appuntamento di primavera nella provincia di Macerata così come in tutt’Italia. Solo nelle Marche 81 beni aperti, 3.300 Apprendisti Ciceroni, 650 Volontari, 5 Delegazioni, 6 Gruppi FAI per un totale di 56.159 visitatori in due giorni e una raccolta fondi che contribuirà al recupero e all’apertura al pubblico dell’Orto delle suore di Recanati, vero Colle dell’Infinito e primo bene FAI nelle Marche.
Un’occasione straordinaria sempre più apprezzata e partecipata, che quest’anno ha condotto a Macerata nei fasti del settecentesco Palazzo De Vico, sulla terrazza mozzafiato del Palazzo degli Studi, ora sede della Provincia, e alle sale antiche della biblioteca comunale Mozzi Borgetti con l’affascinante Sala degli specchi. Un tour che ha toccato anche i luoghi leopardiani di Recanati con la panoramica Torre del Borgo, il Palazzo Comunale e l’esclusivo Palazzo Passari solo per gli iscritti FAI; un percorso che non ha trascurato neppure l’interno del territorio provinciale, dedicando un’intera giornata solo a Visso, Castelsantangelo sul Nera e Ussita, territorio che rischia di essere dimenticato visto lo stallo istituzionale in cui ancora versa a tre anni dal terremoto. Un “territorio fragile”, come ha avuto modo di sottolineare il prof. Augusto Ciuffetti del Politecnico delle Marche, durante la conferenza organizzata domenica 24 marzo dalla Delegazione FAI di Macerata nella sala polifunzionale del Comune di Castelsantangelo dedicata ad arte, storia, cultura ed economia di questo importante territorio montano; un territorio storicamente fragile, ma non per questo privo di risorse e di vitalità, anche adesso che il terremoto (fenomeno costante nella sua storia) è tornato a devastarne i borghi. La visita alla zona rossa di Visso, dal forte valore simbolico di denuncia, e le passeggiate naturalistiche nella zona del Parco nazionale dei Sibillini del territorio vissano hanno dimostrato con una straordinaria affluenza di partecipanti, come persino un’area così martoriata possieda ancora risorse per risollevarsi. Non complesso di macerie da esibire e fotografare, dunque, ma storia e cultura che trasuda da ogni pietra e da ogni angolo di paesaggio. Turismo solidale, ma ripagato dalle qualità e dalla bellezza comunque sempre intatte di questi luoghi, avvezzi a reinventarsi e rilanciarsi con tenacia nei secoli. Un segno di speranza e di rinascita, dunque, ma anche di invito, da parte della Delegazione di Macerata, a non trasformare la vicinanza al cratere in un evento episodico, ma in una frequentazione costante e sinergica.
Il FAI dal 2019 riserva alle aree montane un progetto specifico denominato “Alpe. L’Italia sopra i 1000 metri”, che impegnerà la fondazione nei prossimi 10 anni e che rappresenta primo progetto organico di restauro, valorizzazione e gestione di Beni nell’Italia delle terre alte e delle aree interne: dalle Alpi agli Appennini fino ai Nebrodi, alle Madonie, al Gennargentu, lungo la linea dorsale del Paese. Perché, come affermato dal presidente del FAI Andrea Carandini nel recente convegno nazionale della Fondazione a Brescia, “È l’Italia interna, che costituisce la spina dorsale della Patria”.
Il mondo dell’Alpe, inteso in senso ampio come alpeggio, è dunque un patrimonio dell’Italia che contraddistingue tutte le regioni, che presentano ovunque elementi geografici, culturali, antropologici, ambientali ed economici affini, pur nelle specifiche declinazioni in cui non solo i caratteri “genetici”, ma anche le problematiche sono simili: la crisi dell’economia tipica della montagna a dispetto di una prevalente economia legata al turismo talvolta molto invasiva; l’abbandono dei pascoli e delle tradizioni legate alla pastorizia; l’emarginazione di borghi e paesi che si vanno spopolando; il rischio del collasso totale di un’architettura di montagna; l’inevitabile dissesto idrogeologico causato dall’abbandono del territorio da parte di chi lo manteneva – con le drammatiche conseguenze che in anni recenti hanno riempito le pagine di cronaca, come frane, alluvioni, incendi, crolli – che sta condannando le comunità montane a un destino di marginalità, al ruolo di “nuove periferie”.
Per questa edizione delle GFP così riuscita La Delegazione di Macerata desidera esprime ringraziamenti sentiti a tutti coloro che l’hanno resa possibile.