Il centrodestra chiama Macerata:
«Basta personalismi, “riapriamo” la città»

PARTITI E CIVICHE (esclusa la Lega) intervengono contro l'amministrazione Carancini, lanciando una sfida per il futuro: «Manca una visione strategica complessiva. Togliamo la cappa dell’ideologia»
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Riccardo Sacchi

 

E’ un blocco compatto quello di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Città Viva, Macerata nel Cuore, Azione in Movimento e Frazioni e Centro. Una voce unica «senza personalismi», dicono i coordinatori comunali, per «togliere la cappa dell’ideologia» da Macerata. Nel mirino del centrodestra (che non comprende però la Lega), c’è di nuovo l’amministrazione di Romano Carancini. 

«”Non ne fa una giusta!” – dicono i coordinatori -. Facciamo nostro uno dei tanti commenti espressi dai maceratesi sui social a proposito del sindaco di Macerata. Il commento si riferiva non solo al gesto grave e anti-italiano della bandiera francese esposta sulla finestra del municipio, quanto e soprattutto alla spiegazione fornita dal primo cittadino dopo che il prefetto lo ha invitato a rimuoverla: “Un semplice gesto di conciliazione, di pace”. Se non fosse tutto vero e scritto dal sindaco stesso (su Facebook) ci sarebbe da ridere! Un sindaco può anche dire o fare sciocchezze, ma dove sono la sua coalizione, i gruppi consiliari, la classe dirigente? La verità sotto gli occhi di tutti è che nel centro sinistra manca una guida, mancano idee, progetti che abbiano un orizzonte. La città è drammaticamente ferma e, anzi, in arretramento (si vedano i dati sulla popolazione), le poche cose prodotte in questi ultimi lustri sono, al massimo, qualche manutenzione ordinaria e spesso elettoralistica. La città è senza una visione strategica complessiva».

I coordinatori elencano poi quelli che secondo loro le problematiche principali dell’amministrazione: «Oltre alla tragedia di Pamela con gli imbarazzati silenzi dell’amministrazione, tanti, troppi fallimenti attendono una spiegazione. Si pensi alla vicenda “Banca Marche”: dov’era chi amministrava, da decenni, la cosa pubblica? Si è forse levata qualche voce dalle fila dei partiti del centro sinistra a tutela dei risparmiatori e di quello che era un patrimonio storico della nostra terra? O si pensi al “mattone”: tra piano casa e minitematiche, il valore delle case dei maceratesi nell’ultimo decennio si è praticamente dimezzato. I maceratesi si sono impoveriti, così come il centro storico, penalizzato dalla scelta meramente ideologica della chiusura totale, senza vere alternative sulla mobilità. Per non pensare alla vicenda del ParkSì: esisteva già, era del Comune, e incredibilmente si sono sborsati quasi 2 milioni di euro di pubblici denari per averlo in uso. Si pensi alle infrastrutture viarie: Via Mattei-La Pieve (per evitare il medievale passaggio a livello di via Roma) è ancora uno dei tanti annunci. L’intervalliva non è mai stata completata. O si pensi a ciò che è accaduto nello sport: persa una squadra di A, la Lube, dopo anni di bugie sul palazzetto mai realizzato o ammodernato. Persa una gloriosa squadra di calcio che militava in serie C. Dov’era il Comune? Assente o addirittura fattore negativo. Poi improvvisamente presente per far chiamare “Maceratese” una squadra di promozione. Per non parlare delle piscine, pagate e mai realizzate nonostante fossero state definite da sindaco e Pd “priorità delle priorità”, e adesso “incagliate” in una sospetta, opaca telenovela transattiva. E poi il polo delle Casermette, una scelta fatta senza un confronto e una visione d’insieme, ma sull’onda dei soldi del sisma, con una viabilità che dovrebbe essere a servizio di due scuole con più di mille ragazzi ancora tutta da pensare. Però, guarda caso, gli spazi commerciali sono già belli e confezionati! Per non parlare poi di Piediripa, di Valleverde, o del degrado delle frazioni e dei quartieri. Inoltre, l’Ospedale, con la promessa di un nuovo presidio che, ad oggi, risulta poco più di un bluff. Ora il Pd gioca anche sulla salute dei maceratesi. Tutte questioni di sistema, di area vasta, in cui Macerata è stata esclusa o marginalizzata».

Insomma, una serie di fallimenti di cui il centrodestra accusa l’amministrazione Carancini, una classe dirigente dove non mancano «circoletti ideologici chiusi e le lobbies che lo attorniano, sempre più autoreferenziali e distanti dalla Macerata vera». L’appello, in odore elettorale, è quindi quello a «riaprire la città. Facciamo circolare nuove idee, persone e aria per togliere la cappa dell’ideologia. La città possiede risorse, intelligenze importanti che non sono affatto rappresentate da questo modo di amministrare. È a questa Macerata, la Macerata vera, orgogliosa, fiera, che il centro destra unito e senza personalismi guarda, a cui fa appello, affinché si possa tornare a respirare buona aria di casa», concludono.



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