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Lega, Arrigoni “asso pigliatutto”
A Macerata un partito senza guida
telecomandato dalla Lombardia

IL SENATORE ha azzerato con un colpo di mano le cariche in provincia, diventando di fatto un supercommissario con pieni poteri. Bocche cucite sulla sua decisione. Ma il ticket con Patassini e lo scivolamento verso posizioni clericali desta qualche malumore
martedì 5 Febbraio 2019 - Ore 19:50 - caricamento letture
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LA SQUADRA – Da sinistra; Giuliano Pazzaglini (senatore e sindaco di Visso), Paolo Arrigoni (senatore e responsabile Lega Marche), Tullio Patassini (deputato treiese) e Maria Letizia Marino (commissario provinciale fino a qualche giorno fa). Nell’ultimo anno sono stati loro i volti della Lega a Macerata, salvo qualche apparizione dell’ex commissario comunale Giuseppe Cognigni

 

di Giovanni De Franceschi

Vertici azzerati, coordinamenti locali assenti, bocche cucite. C’è un uomo solo al comando e da lui deve passare ogni comunicazione ufficiale. E’ la Lega targata Paolo Arrigoni, il senatore lombardo catapultato nelle Marche poco più di un anno fa e che di fatto ha preso il controllo del partito nella nostra regione, qui in provincia e a Macerata città. Qualche giorno fa Arrigoni si è autoproclamato commissario della Lega in provincia e nel capoluogo. Commissario regionale lo era già, e così di fatto è diventato un supercommissario, un uomo-partito.

LEADER – Matteo Salvini con Paolo Arrigoni

«E’ stata una decisione mia, gli altri ne hanno preso atto», ha ammesso candidamente. «Serve un cambio di passo», ha aggiunto. Una sorta di editto bulgaro senza epurazioni, almeno al momento. Insomma Arrigoni è riuscito ad accentrare su di sé un potere enorme, ma qualche mal di pancia nella base inizia a sentirsi. Anche se nessuno ha intenzione di uscire allo scoperto. A parte lo scivolone social che potrebbe costare caro a due poliziotti di Ascoli e che in un partito con un minimo di dialettica interna avrebbe portato Arrigoni dritto sul banco degli imputati, regna il silenzio più assoluto anche sulla decisione di autoproclamarsi supercommissario maceratese. Nessuno ha voglia o può parlare. Maria Letizia Marino, ex commissario provinciale, si è barricata. E pensare che le è stato dato il benservito senza nemmeno un “grazie” di facciata. E Giuseppe Cognigni, assessore a Civitanova ed ex commissario a Macerata città? «Visto che il partito è stato commissariato, dovrei chiedere il permesso per parlare di Macerata», ha spiegato. Evidentemente il permesso di Arrigoni non è arrivato. E allora le uniche voci arrivano proprio dalla base.

L’ESPONENTE LOCALE – Il deputato treiese Tullio Patassini, Grand’Ufficiale dell’ordine del Santo Sepolcro

C’è chi manifesta una certa insofferenza e parla di un ticket Arrigoni-Patassini che vorrebbe portare la Lega verso posizioni più centriste o comunque clericali, grazie proprio alle buone entrature di Patassini in diocesi. Un legame che il vescovo Marconi nascose a fatica dopo le elezioni del 4 marzo, quando disse che la vittoria della Lega era merito di candidature territoriali.  Ma che è fumo negli occhi per i leghisti della prima ora, che piano piano sarebbero sempre più all’angolo, rimpiazzati da volti nuovi. Non a caso, per rimanere a Macerata città tra ammiccamenti ed endorsement veri e propri, vengono fatti i nomi di Maurizio Mosca (che la Lega da tempo avrebbe individuato come candidato sindaco ideale, ma lui ha detto di preferire un altro ruolo, quello di regista del centrodestra fuori dal campo), Andrea Marchiori (recentemente uscito da Forza Italia) e Andrea Blarasin (ex assessore provinciale Pdl e poi coordinatore FdI), il cui ingresso nel partito è stato accolto in pompa magna da Cognigni.

Ma nella base c’è anche chi riconduce questo colpo di mano a meri calcoli utilitaristici di Arrigoni. Il senatore catapultato nelle Marche (a quanto pare da voci di corridoio semplicemente perché si è offerto volontario quando nessuno voleva) vorrebbe a questo punto capitalizzare il più possibile il pacchetto di voti delle Lega, che a Macerata è riuscita a passare da zerovirgola a oltre il 20%, così da scalare posizioni all’interno del partito a livello nazionale. E un ulteriore successo alle prossime elezioni europee e amministrative, non farebbe che accrescere la sua leadership. Ma queste sono solo voci di militanti che al momento preferiscono rimanere nell’ombra. Quello che è certo è che qui, a Macerata, la Lega soffre una mancanza di rappresentanza. Che nel capoluogo di provincia il commissario sia stato prima un civitanovese e ora un lombardo, la dice lunga.

 

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