Ultimo saluto ad Alessandra:
«Non siamo isole,
torniamo alle relazioni vere»

CIVITANOVA - Il funerale della ragazza di 30 anni, morta martedì per overdose all'Hotel House, si è svolto nel pomeriggio. In tanti le hanno detto addio. Sul feretro la maglia della Civitanovese. Il parroco nell'omelia ha sottolineato la necessità di interessarsi ai problemi degli altri. Intanto proseguono le indagini per individuare chi ha venduto la droga alla giovane
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L’uscita del feretro dalla chiesa

 

di Laura Boccanera (foto di Federico De Marco)

«Ritorniamo alle relazioni vere, accogliamo fragilità e debolezze. La vita non è un affare privato, salvaguardare e promuovere la vita è un compito di tutte le strutture, di tutti. Non siamo isole, torniamo a dare importanza alle relazioni. Dobbiamo avere paura di una società che schiva i soggetti più deboli e confonde la tolleranza con l’indifferenza e l’egoismo».

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Alessandra Ercolani

E’ un invito alla fratellanza autentica, non alla solidarietà penosa e di convenienza, la predica che don Mario Colabianchi ha rivolto ai fedeli della parrocchia di San Pietro per l’ultimo saluto ad Alessandra Ercolani, la 30enne morta martedì all’Hotel House di Porto Recanati per overdose. Non si parla di droga e dipendenza nell’omelia, ma della rete che si crea fra le persone e che permette di aggrapparsi a qualcosa quando si sta per scivolare giù. La droga non come la causa, ma come la conseguenza prodotta da un indebolimento della società. In tanti hanno partecipato ai funerali della sfortunata civitanovese ritrovata morta dopo alcuni giorni di scomparsa dalla casa della mamma che oggi è affranta, in prima fila, accanto al papà della ragazza che era stata adottata da piccolissima e che è cresciuta a Civitanova. Sulla bara la maglia della Civitanovese calcio coi colori rossoblu che la ragazza seguiva anche allo stadio e un peluche in mezzo a decine di rose bianche e margherite. In chiesa gli amici e conoscenti di Alessandra, compagni di scuola, ex insegnanti, fuori i compagni del collettivo Jolly Rogers.

funerale-alessandra-ercolani-san-pietro-civitanova-FDM-6-325x217Don Mario Colabianchi ha voluto ricordare Alessandra con un monito a non lasciare soli il proprio prossimo e a non giudicare rifacendosi al Vangelo perchè “la misura con la quale giudicate sarete giudicati”: «la storia di Ale ha coinvolto e sconvolto tutti – dice Don Mario – capita sperimentare sulla propria pelle l’essere fatti per la vita e la vicinanza con la morte. Ma nessun uomo è un’isola, la vita non è un rebus indecifrabile, ma un mistero grande che ci oltrepassa e affascina. La vita accomuna tutti noi umani, orientali e occidentali, credenti e non, sani e malati. La vita non è un affare privato, salvaguardare e promuovere la vita è un compito di tutte le strutture. Non esiste un io senza un noi. Se mi chiudo mi perdo, se stacco i contatti mi spengo. Siamo tutti misteriosamente legati gli uni agli altri. Le ferite che graffiano la mia pelle lacerano anche la vostra. Le relazioni sono la nostra fortuna ci fanno crescere. Ma oggi viviamo in una società fatta di legami deboli, vuoti, fatti di apparenza e di utilizzo dell’altro. E spesso l’altro grida perchè scansato perché fragile o debole, pensiamo di averlo capito e invece la sua vita neanche ci ha  sfiorato. Relazione significa starci e ascoltare l’altro portarne il peso permettendogli di essere quello che è e non quello che vorrebbe essere. Chi siamo noi per giudicare chi non gliela fa più e fatica a vivere. Dovremmo piuttosto chiederci che cosa avremmo potuto fare». Al termine della cerimonia religiosa la salma è stata portata al cimitero di Civitanova Alta per la tumulazione. Proseguono nel frattempo le indagini per individuare il pusher che avrebbe fornito l’eroina alla ragazza. Ieri pomeriggio il medico legale Antonio Tombolini ha svolto l’autopsia sul corpo della civitanovese e confermato la morte per overdose da sostanze stupefacenti. I carabinieri stanno cercando di ricostruire gli spostamenti della giovane nelle ultime 24 ore per capire se è rimasta da sola e se era con qualcuno al momento del decesso. Si stanno analizzando tabulati telefonici e ascoltando alcune testimonianze.

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