Disastro aereo a Cingoli,
indagati due meccanici
TRE PERSONE ERANO MORTE nello schianto di un Agusta, tra loro l'ad di Ars medica Ermanno Sarra. Domani si svolgerà l'udienza preliminare. Il velivolo sarebbe caduto a causa di presunti errori commessi nel corso della manutenzione
di Gianluca Ginella
Avevano sentito un «rumoraccio» che aveva squarciato la calma delle campagne di Cingoli, e alzando la testa al cielo i testimoni avevano visto un elicottero con il pilota che tentava di atterrare, poi lo schianto e tre vite stroncate: quella dell’ad di Ars Medica, Ermanno Sarra, 46 anni, azionista di maggioranza della clinica Villa Jolanda di Maiolati Spontini, e dei fratelli Enrico Maria e Stefano Mastroddi, 38 e 40 anni, il primo avvocato, il secondo commercialista. Una tragedia nei cieli di Cingoli avvenuta l’11 novembre del 2011 e che la procura di Macerata ha vagliato con l’aiuto di consulenti tecnici il cui compito è stato quello di ricostruire cosa non avesse funzionato quella mattina (l’incidente avvenne alle 10). Le indagini sono state coordinate dal sostituto Claudio Rastrelli.
Due le persone che sono state indagate per omicidio colposo e disastro aereo colposo. Sono il capo meccanico, Luigi Mercolli, 53 anni, svizzero, e un meccanico, Doriano Alfonso, 43, svizzero, che all’epoca dei fatti lavoravano per la società Eliticino di Locarno. In sostanza viene loro contestato di aver causato la caduta dell’elicottero per errori commessi nel corso della manutenzione del velivolo, un Agusta Westland A109E. Domani entrambi saranno imputati davanti al gup del tribunale di Macerata, assistiti dall’avvocato Giancarlo Nascimbeni. Secondo l’accusa i meccanici si erano occupati della manutenzione dell’Agusta tra il 9 settembre e il 16 settembre del 2011. Le operazioni si erano svolte a Locarno. Secondo l’accusa Alfonso nel sostituire le bombole antincendio 1 e 2, avrebbe invertito le connessioni elettriche.
Mercolli avrebbe omesso di controllare la correttezza dei lavori eseguiti nell’officina dal meccanico. Inoltre non avrebbero assicurato che i raccordi delle tubazioni che collegano l’uscita dell’olio dal turbomotore 1 e la paratia parafiamma fossero serrati al valore previsto dalle regole tecniche di manutenzione e costruzione, dice l’accusa, cosi avrebbero concorso a causare la caduta dell’elicottero. A bordo del velivolo si verificò un incendio del turbomotore numero 1 e lo spegnimento venne reso impossibile, continua l’accusa, a causa della inversione delle connessioni elettriche. Il pilota, Sarra, quando si era accorto dell’incendio aveva azionato la bombola antincendio numero 1 che doveva aprirsi nel turbomotore 1 e invece, a causa delle connessioni invertite, sparò il liquido di spegnimento nel turbomotore 2 pregiudicandone, dice l’accusa, il funzionamento. Subito dopo Sarra aveva scaricato la bombola numero 2 nel turbomotore 1 ma questa non bastava a spegnere le fiamme. Con l’incendio a bordo aveva tentato un atterraggio ma l’impatto con il suolo era stato violento e il serbatoio era esploso uccidendo tutti gli occupanti.
Il giorno dell’incidente, avvenuto in località Marcucci di Cingoli, Sarra era partito da Roma con i due fratelli ed era diretto all’aeroporto di Falconara. Lì lo attendeva il direttore della casa di cura Villa Jolanda.
(foto di Fabio Falcioni)




