Dal sè al noi:
“Citanò alle dipendenze”,
in soffitta l’ultimo atto
CIVITANOVA - Piazza Conchiglia gremita per l'appuntamento finale della maratona socio-culturale. Da Piero Massimo Macchini a Giacomo Pompei con il suo "vanaglorioso", per concludere con lo spirito di comunità e condivisione del movimento F10 e l'idea di un centro Urban Art per i giovani
Chiude con un successo di pubblico, oltre che di apprezzamento “Citanò alle dipendenze”, ieri sera l’ ultimo appuntamento in una piazza Conchiglia gremita. Bilancio più che positivo per la maratona socio-culturale. “Narcisismo 2.0” il tema che ha aperto la serata con testimonianze eterogenee ma legate a doppio filo tra di loro, che ne sono l’antitesi. Una campagna sociale di sensibilizzazione contro l’egoismo, la vanagloria, il compiacimento di sé, ma anche il senso di comunità, di abbattimento delle barriere, di ricostruzione post sisma, di riabilitazione delle nostre emozioni, di contenitori di aggregazione per i giovani, di risata come atto di libertà e gesto di generosità verso gli altri.
Piero Massimo Macchini, comico marchigiano, ha spiegato bene questo concetto: «Il compito del comico non è accontentare un gruppo di nicchia. Per far ridere, il performer deve fare un bel bagno d’umiltà, sforzarsi di farsi comprendere attraverso un linguaggio semplice. E’ lì che si toccano le corde di chi ci ascolta, è lì che si crea il senso di condivisione». Ha preparato il terreno all’esilarante sipario di Macchini, Giacomo Pompei, architetto fermano di 32 anni e performer. Saltimbanco, giocoliere, ballerino, mimo, ginnasta, animatore di piazze che nel suo show dal titolo “Il Vanaglorioso” ha scimmiottato il cittadino medio di oggi: vacuo, superficiale, alla ricerca continua di visibilità, selfie-dipendente. «L’idea di questo personaggio l’ho maturata mentre ero al mare e stavo uscendo dall’acqua dopo il bagno- racconta – sul bagnasciuga c’era un gruppo di ragazzi cosiddetti “wow”, tutti presi dal farsi notare, si aggiustavano il ciuffo, facevano i selfie. Durante l’autocelebrazione di se stessi non si sono resi conto che, io, uscendo dall’acqua mi atteggiavo come loro imitandoli e compiendo una sorta di passerella dove mettevo in atto tutti i gesti di chi si sente un “figo”, mi passavo la mano nei capelli, mi compiacevo. I miei amici, assistendo a questa mia improvvisazione, hanno riso tantissimo, così di quel personaggio ne ho fatto uno spettacolo».
La prima parte di “Narcisismo 2.0” ha invece accolto altri volti, altre testimonianze, tutte espressioni di un’identità condivisa. Il giornalista fotoreporter Claudio Colotti ha presentato “Micropolis”, progetto fotografico su Civitanova, nel suo nuovo abito di città più popolosa e più eterogenea del Maceratese. Il fenomeno dell’immigrazione e il terremoto del centro Italia l’hanno consacrata meta ideale di accoglienza per la sua posizione geografica tra mare ed entroterra e le hanno conferito un respiro cosmopolita. Testimonial dello spirito di condivisione anche Lorenzo Di Tommaso e il suo Movimento F10. «Con gli altri componenti di F10 – ha detto Lorenzo – abbiamo realizzato un questionario che stiamo distribuendo tra le persone per capirne le esigenze e tagliare su di loro uno spazio di aggregazione da donare alla collettività dove ci saranno sportelli per il lavoro, corsi di ballo e di lingue e ciò che il pubblico ci chiederà per mettere insieme un contenitore che scongiuri gli isolamenti e l’emarginazione. La sede fisica sarà pronta in autunno». Promossa, ad inizio serata, la realizzazione di un Centro di Urban Art per i giovani, un’idea di Ludovica e Marco dell’associazione culturale Hip Hop di Civitanova. Giovani che hanno incontrato altri giovani, quelli del centro di aggregazione di Civitanova Alta Sted, le loro voci hanno dato il via alla serata. «I ragazzi dello Sted sono un esempio di community, un messaggio positivo di allontanamento dalle devianze di cui, proprio i più giovani spesso sono vittime – ha sottolineato Andrea Foglia- Mi piaceva l’idea di un continuum tra Rive Festival di Giorgio Felicetti e “Citanò alle Dipendenze”. Mi piace altresì pensare ad un cerchio che non si chiude e che ingloba non solo i nostri giovani, ma ogni singolo essere umano con il proprio vissuto. Allora torna prezioso il pensiero di Umberto Galimberti, ospite di “Rive”, il nichilismo attivo dell’essere combattivi, propositivi, del sapersi rialzare da una caduta, tutto ciò che contrasta il nichilismo passivo dell’assuefazione, della rinuncia, dell’omologarsi per non sentirsi esclusi».




I giovani di buona volontà e idee, queste serate li consacra registi dei giovani cittadini.complimenti.