L’acqua di San Giovanni

TRADIZIONI - L'usanza religiosa continua ancora oggi

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Mario-Monachesi

Mario Monachesi

di Mario Monachesi

Nel mese di giugno ancora resiste, seppur molto ridimensionata, l’usanza religiosa dell’acqua “de San Joanni”. Un tempo, la notte del 23 giugno venivano messi a bagno, in catini colmi d’acqua, i petali di fiori ed erbe profumate (rose, gerani, margherite, ginestre, papaveri, lavanda, camomilla, menta, finocchio selvatico, timo, oleandro, foglie di noce, di lauro, di quercia, le “spighette” e l’erba dell’invidia). Il giorno successivo, giorno della festa di San Giovanni Battista, i bambini venivano lavati con quest’acqua perché si diceva (e si dice ancora) che li avrebbe preservati dal malocchio, dall’invidia e dalla stregoneria. Si racconta anche che l’acqua del fiume Potenza a mezzanotte fosse calda e la gente vi si recava per bagnarsi e guarire da molti mali. Non mancavano quelli che approfittando del buio, della luna, ecc ecc, non tentassero, nella boscaglia adiacente il fiume, approcci galanti con le donne presenti. All’alba del 24 i contadini conducevano gli animali al pascolo affinché le bestie mangiassero l’erba con la rugiada del Santo che era ritenuta salutare. Era anche credenza che per virtù di detta rugiada, l’umore (il sudore) delle viti guarisse e prevenisse le malattie della pelle. “La guazza de San Giovanni, guarisce tutti li malanni”.



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