«Amore e misericordia
per la felicità e il riscatto»

MACERATA - Andrea Tornielli della Stampa ha presentato il suo libro “Dov’è Dio? La fede cristiana al tempo della grande incertezza” al teatro Don Bosco

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Donatella Donati

di Donatella Donati

Non è raro oggi che giornalisti di testate laiche e indipendenti affrontino argomenti religiosi. Lo ha fatto anche Andrea Tornielli della Stampa intervistando Julián Carrón nel libro “Dov’è Dio? La fede cristiana al tempo della grande incertezza” presentato a Macerata in un incontro organizzato da Comunione e Liberazione al teatro Don Bosco.
L’interrogativo appare opportuno in una città dove sono avvenuti eventi gravissimi e sanguinosi e le parole del giornalista sono un aiuto per quanti si interrogano senza retorica sul perché una città che appariva così tranquilla possa essere diventata il teatro di azioni tanto violente e feroci sotto lo sguardo di Maria.
Tornielli lavora in una città nella quale da tempo la malavita si è insinuata anche tra i giovani e l’appello che fa il Papa nell’inventare la parola “nostalgioso” non è tanto un richiamo ad una vita più serena del passato, quanto una aspirazione a cercare il bene e a procedere sulla strada che esso indica, in questo accomunando le sue intenzioni a quelle di Carron che seguendo la via indicatagli da Luigi Giussani si fa maestro di una gioventù che vuole portare con sé sulla via del ben fare e del ben pensare.
Tornielli sostiene che ai nostri tempi manca quella cultura di fede che si trovava una volta nelle comunità e riconosce perciò il valore di chi questa fede la porta con sé e la trasmette alle persone del suo tempo.

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Andrea Tornielli con Don Julian Carron

Tornielli tira fuori dalla sua esperienza esempi clamorosi e insieme semplici di come gli uomini possono essere portatori di testimonianze e di amore e racconta la bella storia di quella donna della periferia di Milano, la cui vita è piena di disagi, che, in attesa della visita del Papa che le è stata promessa, prepara piccoli panini di farina bianca da fargli benedire per poi consegnarli a chi le è intorno. C’è anche chi, poverissimo studente, dorme in macchina e fa il raccoglitore di frutta e ha una letizia che diffonde intorno a sé.
La presidente dei giovani industriali Simona Reschini ha tratto dal libro alcuni episodi che l’hanno commossa perché esprimono la capacità di vivere per gli altri e mostra come solo attraverso l’amore totalmente disinteressato si trova la felicità e il riscatto. In nome di questo amore, le povere donne africane malate di Aids che rifiutano le cure imparano alla fine ad accettarle e il prigioniero brasiliano in una prigione senza sbarre, pensiamo ai tanti che sono nelle comunità, non fugge perché confessa: “Qui mi sono sentito amato e dall’amore non si fugge”.
Molti applausi allo scrittore e alla giovane imprenditrice e domande sui fatti maceratesi, ma le risposte sono tutte lì, in una richiesta di amore e nel calore della sua offerta, sotto una sguardo di misericordia.
Chi si aspettava che nel libro ci fosse anche un vigoroso richiamo alla punizione può rimanere deluso. Questo non significa che i giovani non abbiano bisogno oltre che di amore anche di protezione e di interventi coraggiosi e forti della legge e delle forze dell’ ordine.
Ho davanti agli occhi il Dio di Michelangelo nell’ abside della cappella Sistina di San Pietro.
Mi piacerebbe che quello sguardo, quel braccio alzato minaccioso potessero essere guardati con timore da tutti i giovani che vogliono trasgredire, qualunque sia la loro fede, come un richiamo all’onestà e alla giustizia.



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