Sisma, la protesta di Tapanelli:
«Immobilismo esasperante
Non parteciperò più ai Consigli»
CAMERINO - Il consigliere ha deciso di disertare tutte le sedute fino al termine della legislatura e ha chiesto ai colleghi di dimettersi in blocco, per fare emergere la mala gestione della ricostruzione. «Non ce la faccio a vedere la mia città abbandonata a se stessa, è necessario che la maggioranza esca dal letargo»

Pietro Tapanelli
Protesta di Pietro Tapanelli, consigliere autonomo di minoranza a Camerino, contro l’immobilismo del post terremoto, che lascia la città ducale nelle stesse condizioni di quasi un anno fa. In una lettera al sindaco Gianluca Pasqui, Tapanelli scrive: «Non sarò presente alla prossima seduta del consiglio comunale, né a quelle successive, per motivazioni di esplicita e circostanziata protesta politica – si legge – le giustificazioni sono riassumibili nell’assenza totale di dialogo e partecipazione che la maggioranza sta portando avanti nei confronti dei consiglieri di minoranza, unita ad un immobilismo pressoché totale e ad una arrendevolezza, verso le istituzioni sovracomunali addette a gestire la macchina della ricostruzione, di preoccupante evidenza politica». Il consiglio comunale è previsto oggi pomeriggio alle 15. Tapanelli ricorda come ogni tentativo dei gruppi di minoranza di poter partecipare al confronto sulle gravissime problematiche post sisma, sia andato a vuoto: «A seguito delle scosse di ottobre 2016, entrambi i gruppi di minoranza hanno chiesto, a più riprese, varie forme di partecipazione per definire le linee di sviluppo e di ricostruzione per i prossimi anni – aggiunge il consigliere -. Tanta e tale è la distruzione che ha colpito Camerino, che occorrerebbe, giocoforza, una partecipazione congiunta di tutte le forze politiche, e sociali, al processo di ricostruzione. Questa condotta inclusiva non è stata mai posta in essere, esclusivamente a parole il sindaco ha dato aperture in tal senso, ma mai è stato dato un riscontro concreto a quanto chiesto, e deliberato, in consiglio comunale. Anche gli organismi partecipativi, deliberati mesi fa, non sono mai partiti e nessun documento di sviluppo, o programmatico, post sisma è stato sottoposto alla discussione consiliare. Niente di niente». Tapanelli punta il dito contro l’attuale modo di gestire l’amministrazione, da parte del gruppo di maggioranza. «In questa fase di crisi estrema e drammatica, la maggioranza continua a gestire la macchina comunale come se nulla fosse accaduto. Dopo 17 mesi dal sisma siamo ancora al palo – denuncia – sia per la ricostruzione pubblica che per quella privata: le Sae non sono state consegnate, della nuova scuola nulla è dato sapere, i commercianti sono ancora sotto un tendone provvisorio, la casa di riposo è ancora in attesa del progetto esecutivo, asilo di San Venanzio cercasi, sede del Comune ancora precaria e cantieri di ricostruzione leggera che si contano sulle dita di una mano. Non è mia intenzione cercare colpevoli, ma è necessario che la maggioranza esca dal letargo per far sentire la voce di una città già oltre il baratro».

La consegna delle prime sae a Camerino
Il consigliere sottolinea anche di aver suggerito le dimissioni di tutto il consiglio comunale, come estrema forma di protesta: «Pochi giorni fa – spiega – ho suggerito le dimissioni in blocco, di tutti noi consiglieri, come segno di protesta. Nessuno ha dato segni di vita. Neanche una risposta, fosse pure negativa, è arrivata. Tutto tace e tutto procede, si continua ripetere, secondo la normativa di settore. Questo immobilismo esasperante mi logora, perché avverto che la città, così facendo, morirà e mi sento impotente dinanzi a tutto questo. Tagliare un nastro per la consegna di 7 Sae, in rapporto alle 311 chieste, è un insulto a tutti i terremotati di Camerino. Si sarebbero dovute consegnare, certamente, ma senza invitare alcuna istituzione, convocando gli interessati in Comune e chiedendo loro scusa». In vista delle prossime elezioni amministrative, previste nella primavera 2019, Tapanelli annuncia che continuerà nel suo ruolo, pur non partecipando ai consigli comunali: «Rimane un anno di mandato. Non mi dimetterò da solo. Lo farò con tutti i colleghi, se mai avranno la forza di palesare un grido di dolore politico: il mio invito rimane aperto. Sicuramente non posso più essere complice di un organo consiliare che continua a deliberare variazioni di bilancio, varianti al piano regolatore, approvazioni di regolamenti, come se, semplicemente girando la testa dall’altra parte, fosse possibile uscire dall’incubo – conclude – continuerò a fare il consigliere. Continuerò a pungolare la maggioranza, senza sedermi sugli scranni di un’assise genuflessa all’immobilismo più totale, finché non vedrò un sussulto di dignità politica. Mi dispiace, ma non ce la faccio più a vedere la mia città abbandonata a sé stessa».
questi comportamenti – immobilismo assenza di dialogo remissivita stati comatosi facce di pietra – purtroppo sono molto diffusi, il territorio spesso risponde assumendo comportamenti anomali indipendentemente dal sisma.