Appaltopoli, parlano gli imprenditori:
«Non c’è nessun sistema»
«Tanti attestati dai colleghi»

INDAGINE - Tutti e tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell'udienza davanti al gip. Maccari e Stramazzotti: «Siamo persone che hanno sempre lavorato, le aste le abbiamo prese sempre regolarmente. Denunce da concorrenti in difficoltà»

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Da sinistra: l’avvocato Gabriele Cofanelli con gli imprenditori Stramazzotti e Maccari questa mattina in tribunale

 

di Gianluca Ginella

(foto di Fabio Falcioni)

«Non c’è nessun sistema degli appalti». Enzo Stramazzotti è diretto, usa poche parole ma è fermo nel dire che lui non ha fatto niente di illecito. «Siamo estranei ai fatti» dice e usa il plurale perché parla anche per Giancarlo Maccari, indagato insieme a lui e a Giulio Resparambia nell’inchiesta della procura di Macerata relativa ad un presunto sistema creato per spartirsi gli appalti in provincia.

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L’imprenditore Giulio Resparambia

Questa mattina Stramazzotti, 60 anni, legale rappresentante della Scavi e condotte di Apiro, Resparambia, 60, di Camerino, della Progeco di Muccia, Maccari, 56, di Camerino, legale rappresentante della Maccari Giancarlo, sono comparsi in tribunale per gli interrogatori di garanzia. Tutti e tre, accompagnati dai loro legali, gli avvocati Gabriele Cofanelli (per Maccari e Stramazzotti) e Paolo Gemelli (per Resparambia), si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. E così le udienze (presente il pm Luigi Ortenzi, che sta curando le indagini insieme al procuratore Giovanni Giorgio), si sono concluse nel giro di pochi minuti. Resparambia, ha spiegato il suo legale, «Non farà nessun riesame, perché si era già dimesso da sei mesi dall’azienda. Si è dimesso quando è venuto a conoscenza che c’era l’indagine perché voleva evitare che questo influisse sull’azienda». Per i tre imprenditori il gip aveva disposto l’interdizione per otto mesi da ruoli direttivi in imprese. Al termine dell’udienza di questa mattina Stramazzotti e Maccari, intercettati davanti al tribunale di Macerata, hanno rilasciato alcune dichiarazioni.

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Gli avvocati Cofanelli e Paolo Gemelli

«Siamo estranei ai fatti. Siamo sicuri di non avere fatto niente di illecito – ha detto Stramazzotti –. Siamo persone che hanno sempre lavorato. Non c’è nessun sistema degli appalti. Le aste le abbiamo sempre prese regolarmente. Tutto nasce dalle denunce fatte da nostri concorrenti che erano in difficoltà». «Abbiamo avuto testimonianze di solidarietà, sia io che Stramazzotti, da parte di molti colleghi – ha detto Maccari –. Siamo abituati a lavorare seriamente rispettando le regole che ci vengono impartite dagli organi appaltanti».

Sono sette le opere per cui sussistono gravi indizi di colpevolezza per i tre imprenditori che sono indagati dalla guardia di finanza come organizzatori di un presunto sodalizio volto a spartirsi gli appalti, principalmente in provincia. Una trentina gli indagati. Per i tre imprenditori avrebbero influenzato gli appalti per spartirsi lavori per 26 milioni di euro tra il 2014 e il 2016, in provincia di Macerata, ma anche ad Ancona, Perugia e Fermo. Sono tutti e tre indagati per associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Resparambia è inoltre accusato di aver corrotto un finanziere, Francesco Sante Crocetti Pallotta, ora in congedo.

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