Terremoto in Messico,
il racconto di un maceratese:
“E’ stato il caos, servono molti aiuti”

IL DRAMMA - Alessandro Bravetti, 33 anni originario di Mogliano, è un ricercatore che lavora all'università di Città del Messico: "Il problema più grave della scossa del 19 settembre è che l'allarme non è riuscito ad entrare in funzione, l'epicentro era troppo vicino. A me è andata bene, ma speriamo sia finita qui"

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Foto Ansa

 

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Alessandro Bravetti

 

di Giovanni De Franceschi

Il bilancio attuale parla di almeno 115 morti solo nella capitale, 245 in totale, tra cui 32 bambini vittime del crollo di una scuola. E’ una vera e propria strage, quella provocata dalle scosse di terremoto che hanno devastato il Messico: la prima da 8,2 il sette settembre, l’altra da 7,1 il 19. Alessandro Bravetti, 33 anni, originario di Mogliano, è un ricercatore che lavora all’università di Città del Messico con un contratto di ricerca ottenuto dopo il dottorato: sta vivendo in prima persona questi tragici giorni oltreoceano. “Quando c’è stata la prima scossa, quella del 7 settembre – racconta Bravetti – ero a casa perché erano più o meno le 23,30. Di solito il terremoto qui arriva da lontano, dalle regioni più vicine alla costa, dove ci sono le faglie e siccome la distanza è grande in città è stato installato un sistema di allarme. Quando il sisma inizia in quelle regioni, qui suona l’allarme e abbiamo un minuto più o meno per uscire di casa prima che arrivi. Così il 7 settembre siamo usciti e l’abbiamo sentito all’aperto, era abbastanza forte, ma eravamo tutto sommato tranquilli, sia perché eravamo fuori, sia perché sappiamo che proprio questa zona della città dove vivo è una di quelle più stabili. Anche nel tremendo terremoto del 1985, questa zona si salvò”. Diversa la scossa dell’altro giorno invece, con epicentro a soli 160 chilometri dalla capitale: è in questo caso che è crollata una scuola e molti altri edifici.

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Foto Ansa

“E’ arrivato prima dell’allarme – spiega Bravetti – e si è sentito parecchio di più, quindi abbiamo capito subito che veniva da più vicino. A me è andata bene perché ero all’università e stavo andando a comprare il pranzo, erano le 13,30. Quindi l’ho vissuto di nuovo all’aperto e sempre in questa zona più sicura della città. Però questa scossa ha provocato parecchi danni anche qui in molti quartieri di Città del Messico: edifici caduti, diversi morti e feriti. Per fortuna la mia abitazione non ha riportato danni. Il problema più grave è che stavolta, essendo l’epicentro più vicino, l’allarme non ha avuto il tempo di entrare in azione. Il 19 settembre, tra l’altro, era proprio l’anniversario del terremoto del 1985, 32 anni esatti dopo. La situazione in città è subito diventata caotica: traffico in tilt, metro piena, le persone volevano andare a casa e vedere cosa fosse successo, cercare di contattare famiglie e amici ovviamente. Poi sono iniziati gli appelli per lasciare le strade libere ai soccorsi e la gente ha cominciato ad organizzarsi”. I centri di raccolta, già attivi per raccogliere cibo e medicinali da inviare nelle regioni più colpite, hanno iniziato a funzionare anche per la città. “Mi sembra che l’organizzazione spontanea stia funzionando bene – aggiunge Bravetti – c’è molta gente che aiuta, che compra ciò che serve e lo porta nei centri di raccolta, anche in bici. Per fortuna nessuno dei miei amici o colleghi è rimasto ferito, ma speriamo che sia finita. Già il primo terremoto aveva fatto parecchi danni nelle regioni di Chiapas e Oaxaca, con l’ultimo si sono aggiunte anche Città del Messico, Puebla e Morelos: sono regioni grandi e con moltissima gente, c’è bisogno di calma per poter aiutare tutti”. Il 33enne di Mogliano conclude: “Sono stato nel centro di raccolta dell’università, che è uno dei più grandi, è stato allestito allo stadio. Funziona bene, la gente arriva in macchina o in bici o a piedi e viene ricevuta fuori. Lascia la roba a una catena umana che se la passa di persona in persona fino ad arrivare a quelli che la smistano. Le mie giornate per ora sono cambiate parecchio perché ieri l’università è stata chiusa ed oggi quasi, centro di raccolta a parte. Spero che dalla prossima settimana si torni alla normalità”.

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