Di Pietro segretario del Pd:
“Nome ok, ma vicenda paradossale”
MACERATA - Il sindaco Carancini contesta il metodo della scelta: "Percorso sottotraccia e dinanica imprecisata, nessuna discussione partecipata". L'ormai ex guida dei dem Paolo Micozzi: "Abbiamo seguito le regole, indicazione del direttivo"

Romano Carancini
di Giovanni De Franceschi
“Il peso specifico della direzione provinciale e regionale del partito ha affogato una discussione che sarebbe stata utile e che probabilmente sarebbe arrivata allo stesso risultato”, cioè quello di nominare Stefano Di Pietro segretario cittadino del Pd. Benché le parole del sindaco Romano Carancini puntino più a un dialogo costruttivo che alla polemica tout court con i vertici dem, è impossibile non leggere un certo rammarico. Questione di metodo, non di nome ci tiene a precisare il primo cittadino. La vicenda è quella del nuovo segretario del Pd di Macerata. Tutto nasce dalle dimissioni, annunciate da tempo e ufficializzate pochi giorni fa, dell’ormai ex segretario Paolo Micozzi. Lo statuto prevede che il direttivo ne nomini un altro, una sorta di traghettatore capace di guidare il partito fino al congresso, previsto per la fine dell’anno e l’inizio del prossimo. E’ quella l’occasione dove vengono poi votati i vari candidati. Ma è proprio l’iter di questa nomina a tempo che Carancini bolla “come vicenda paradossale”. E in effetti qualcosa non torna, almeno a sentire i protagonisti.
“Nel pieno rispetto delle regole abbiamo deciso di seguire questo percorso – ha spiegato Micozzi – che prevede l’indicazione da parte del direttivo del segretario fino a nuovo congresso. Credo si tratti di una scelta importante, anche per la rilevanza che il partito ha in città, e Di Pietro è la persona adatta a ricoprire il ruolo: primo perché non ha altri incarichi pubblici, secondo perché ha esperienza amministrativa”. Dunque, per l’ex segretario è stata una scelta fatta alla luce del sole, condivisa dal direttivo e senza imposizioni. “E’ stato un percorso abbastanza sottotraccia – il pensiero di Carancini – io ho saputo della scelta di Di Pietro non più tardi di due giorni fa e mi sembra strano che non ci sia stato un direttivo nel quale si fosse ragionato su principi e criteri. Non ho nessun pregiudizio sul nome, non c’è niente di personale, però non capisco perché non si sia fatta una discussione con ragionamenti condivisi e partecipati. I nomi non possono uscire fuori per condizionamenti o con dinamiche imprecisate, questo non fa bene al rapporto del partito con simpatizzanti e cittadini in genere, soprattutto in un momento del genere.

Paolo Micozzi
Quindi quello che contesto è il metodo, poi di Di Pietro penso che sia assolutamente all’altezza dell’incarico”. Ora delle due l’una: o il direttivo si è riunito e ha scelto di convergere su Di Pietro senza che Carancini fosse stato invitato, oppure non c’è stato un percorso condiviso e aperto. Di sicuro però un punto d’incontro c’è: il nome dell’ex assessore come nuovo segretario. A questo punto si attende solo la nomina ufficiale.
