Candidato al Nobel,
Don Mussie Zerai a Civitanova

Appuntamento domani alle 21.30 alla libreria Libriammare per la presentazione del libro Padre Mosè. Il sacerdote diventato l' ultima speranza dei migranti racconta il dramma degli sbarchi

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Don Mussie Zerai

 

Dai semafori a vendere giornali alla candidatura al premio Nobel per la pace, per il Time tra le 100 personalità più influenti nella categoria pionieri. Il suo nome è Don Mussie Zerai, ma i migranti lo chiamano Padre Mosè. Come il patriarca apre le acque del Mediterraneo per cercare di salvare delle vite. Mussie Zerai sarà ospite domani alle 21,30 alla libreria Libriammare di Civitanova per la presentazione del libro sul suo impegno dal titolo “Padre Mosè” pubblicato da Giunti. La presentazione si inserisce in una programmazione di due date interamente dedicate al tema dei migranti e analizzate attraverso due lenti differenti. Da un lato la testimonianza umanitaria del sacerdote, profugo eritreo e attualmente direttore dell’agenzia Habeshia che si occupa dei diritti dei migranti, dall’altro con una lente della saggistica con il testo di Telmo Piovani e Valerio Calzolaio dal titolo “Libertà di migrare. Perchè ci spostiamo da sempre ed è meglio così” con cui gli autori affrontano il tema dal punto di vista storico, ambientale ed antropologico. Un ospite illustre per la nuova libreria che affronta nelle due presentazioni un tema di grande attualità. Arrivato da Asmara in Italia nel 1992, a 17 anni, per  scappare dal regime eritreo, Mussie Zerai ha lavorato al mercato, poi ai semafori come venditore di giornali, infine come  receptionist in una clinica e come guardarobiere in un teatro parrocchiale. Nel 2004, riceve la prima telefonata di sos dal mare e da allora il suo telefono è sempre rimasto acceso, tanto da essere diventato ormai l’estremo appiglio a cui aggrapparsi. Quel numero continua a essere scritto sulle magliette, sulle pareti delle navi e delle carceri, c’è chi lo pronuncia in un ultimo afflato di speranza e chi lo chiama dai lager libici, dalle prigioni egiziane o dai campi profughi del  Sudan. Nel libro l’autore rievoca le stragi in mare, dalle prime alle più recenti, parla di tratta di uomini, di diritti violati, di un Mediterraneo divenuto cimitero e di un’Africa depredata e dilaniata. Introduce l’incontro Lina Caraceni dell’Università degli studi di Macerata.


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