Tolentino fuori dai playoff,
Serangeli non ci sta:
“La classifica non rispecchia il merito”

ECCELLENZA - Il direttore sportivo della società cremisi lamenta partite giocate con formazioni imbottite di riserve e arbitraggi non all'altezza. "La Federazione non vigila sulle squadre che poi vanno in serie D"

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Stefano Serangeli, direttore sportivo del Tolentino

 

di Michele Carbonari

«La classifica del campionato non rispecchia il merito ma è determinata dalla fortuna delle coincidenze finali del calendario». Questa la conclusione che il direttore sportivo del Tolentino Stefano Serangeli trae al termine del torneo di Eccellenza. Il 33enne dirigente ritorna sul mancato raggiungimento dei playoff della squadra crèmisi (che erano terzi prima degli ultimi 90 minuti, poi sconfitti in casa contro la Sangiustese e sorpassati dalle contemporanee vittorie di Loreto, Atletico Gallo e Biagio Nazzaro), e prende posizione riguardo le vicende che sono accadute in questo finale di stagione. «La Sangiustese è venuta a Tolentino, giustamente, per giocare alla morte con i migliori effettivi – dice Serangeli -. Invece mercoledì scorso con l’Urbania (partita terminata 2-2, ndr) ha preferito schierare 6-7 giocatori che di solito hanno fatto panchina per tutta la stagione. Il comportamento di domenica scorsa quando hanno giocato con noi mi sta bene, a questo punto avrebbero dovuto tenerlo anche prima. Inoltre, si è verificata proprio la combinazione di risultati che ci ha estromesso dai playoff. Non posso non parlare dell’arbitraggio della sfida di Chiaravalle, che è quanto meno discutibile, soprattutto per la punizione che è risultata decisiva proprio a cinque minuti dalla fine dell’incontro (punizione a due dentro l’area, concessa dopo un retropassaggio di un giocatore del Marina al proprio portiere che ha bloccato la palla con le mani e poi trasformata, ndr). Inoltre ancora cerco di capire come è stata disposta la barriera dal portiere, forse non ha saputo piazzarla bene. Sono episodi che lasciano l’amaro in bocca. Dispiace anche perché la Federazione stessa non controlla, non vigila la situazione delle società che poi vanno in serie D. Ad esempio, negli ultimi due anni la Folgore e la Civitanovese hanno vinto i campionati ed ora stanno per scomparire. Nel caso dei rossoblu poi, c’è anche un grande danno nei confronti di una delle tifoserie più importanti delle Marche. Noi cerchiamo di coinvolgere persone per farle entrare in società ma poi è difficile che questo accada se ogni anno a fine campionato si ripetono sempre gli stessi fatti. Ci vorrebbe un occhio di riguardo – afferma il 33enne dirigente crèmisi, che poi torna sul campionato del Tolentino -. C’è rammarico e usciamo con le ossa rotte, anche se credo che la qualificazione ai playoff l’abbiamo buttata via a Montegiorgio. Comunque siamo contenti di aver valorizzato i giovani. Il mio futuro non lo conosco, però devo dire che nel primo anno in prima squadra mi sono trovato benissimo – conclude Serangeli – Faremo una riunione per darci nuovi obiettivi. Non nego che mi piacerebbe lavorare ancora nel settore giovanile, dove c’è maggiore purezza. Queste vicende che accadono nelle formazioni maggiori mi demoralizzano».


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