Esplosione all’impianto di metano,
al via il processo

CORRIDONIA - Due gli imputati al tribunale di Macerata per la morte del 43enne Antonio Mercuri. Chiamata in causa anche la ditta proprietaria

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L’auto del 43enne dopo l’esplosione

 

Al via il processo per l’esplosione all’impianto di metano di Sarrocciano, a Corridonia, in cui morì il 43enne Antonio Mercuri (leggi l’articolo). Due gli imputati, oltre a loro è stata chiamata in giudizio anche la ditta proprietaria dell’impianto, la Metano 96 srl (per l’azienda c’è stato un rinvio dell’udienza per una mancata notifica). La vicenda risale al 6 agosto del 2015 quando il 43enne Mercuri era andato a riempire una bombola di gpl. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Raffaela Zuccarini, quel giorno un dipendente a tempo determinato, Jacopo Ilari, 25, di Petriolo, ora imputato al processo, dopo aver raggiunto il cliente avrebbe proceduto al riempimento della bombola per Gpl da cucina da 10 chili con gas metano.

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Antonio Mercuri, il 43enne morto per l’esplosione

Per farlo, dice l’accusa, avrebbe utilizzato un particolare raccordo adattatore per la pistola erogatrice così da provocare l’esplosione della bombola a causa della maggiore pressione con cui il metano viene caricato (fino a 220 bar rispetto agli 8 bar di pressione massima del gpl). Imputato è anche il legale rappresentate della ditta Metano 96 srl, Antonio Lazzarini, 72 anni, di Morrovalle, che avrebbe omesso di dare al dipendente adeguata informazione e formazione in relazione alle mansioni a lui assegnate. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Renato Coltorti (per Lazzarini) e Alessio Sabalich (per Ilari). Parte civile i genitori di Mercuri, assistiti dall’avvocato Massimo Cesca, e la moglie e la sorella del 43enne, tutelati dal legale Pietro Siciliano. Il processo si è aperto oggi davanti al giudice Chiara Minerva.


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