Poveri Giulietta e Romeo,
come vi abbiamo ridotti!

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Le ultime vicende della politica italiana hanno avuto echi pure a Macerata. L’imbarazzante situazione del Pd che da noi ha già provocato dimissioni di carattere personale

- caricamento letture

liuti-giancarlo

 

di Giancarlo Liuti

Alle soglie del Seicento l’immortale Shakespeare creò il celeberrimo dramma sul contrastato amore fra “Giulietta e Romeo”. Sono trascorsi cinque secoli ma la storia – la reale e l’immaginaria – è destinata a ripetersi e nelle cronache di oggi spicca una vicenda che nonostante il mutare dei tempi è molto simile a quella. Sto scherzando? Certo, ma fino a un certo punto. Anche adesso, infatti, c’è un Romeo – tale Alfredo Romeo, importante costruttore napoletano assai interessato agli appalti per le opere pubbliche – e anche adesso c’è una Giulietta verso la quale egli nutre una passione a tal punto sconfinata da trovare ampio spazio anche nelle indagini e nelle intercettazioni che lo riguardano e l’hanno condotto in carcere per traffici corruttivi. Non c’è ancora una condanna e non si può escludere che prima o poi – io glielo auguro – Il nostro nuovo Romeo si riveli estraneo a ogni sospetto. Beh, staremo a vedere.
Qual è invece il ruolo dell’attuale Giulietta? Stavolta non si tratta di una donna, ma di quell’auto elegante e veloce prodotta dall’Alfa verso la quale l’odierno Romeo prova un tal bramosia da non veder l’ora, quando sarà uscito dalle sbarre, di guidarla lungo le amene contrade maceratesi. Tutto qui. E non è molto. Ma non è nemmeno poco, se si considera che nonostante il passare dei secoli e il susseguirsi di profondi mutamenti negli usi e nei costumi certe affinità restano salde. Vero è che la società di Shakespeare era caratterizzata da asperrime lotte per il potere fra famiglie reali e dell’aristocrazia, mentre le non meno aspre ma più mediocri lotte di oggi vertono sulla concorrenza quasi sempre sleale – inganni, intrallazzi, sgambetti, truffe, corruzione – fra i miliardari che possiedono le maggiori aziende industriali e commerciali. Ma, insomma, qualche analogia, specie sul piano morale – pardon: immorale – non è arbitrario tracciarla.
Venendo ora alla politica, per molti decenni essa ha puntato a intese, ad alleanze e quindi a maggioranze che le consentissero di governare l’intero paese, le regioni, le province, i comuni. Quale dovrebbe essere, se non questo, il mestiere della politica? Oggi no. Oggi è diverso. Ogni parte politica – ce ne sono tante e tutti i giorni ne salta fuori una nuova – non cerca di allearsi con altre ideologicamente simili ad essa ma punta a farcela da sola, presuntuosamente e arrogantemente convinta di esser designata dal destino. E’ stato detto più volte che uno dei mali della nostra società consiste nell’eccesso di individualismo, coi singoli individui che si ritengono in diritto di fare e pensare quel che gli pare. Anche in politica? Sì, purtroppo, anche in politica. Dove invece occorrerebbero intese, alleanze, cioè maggioranze. Mica fra tutti, intendiamoci, il che sarebbe un colossale “casino” (una parola, questa, che oltre a significare “confusione” significa proprio “bordello”: molti anni fa a Macerata, in vicolo Costa, c’era quello per così dire “statale”). Ma almeno fra quei partiti e quei movimenti che per la contiguità delle loro visioni del mondo potrebbero – meglio: dovrebbero – allearsi in funzione del cosiddetto “bene generale”.
Diamo un’occhiata, allora, al Pd – “Partito Democratico”, evviva! – dal quale dipende non poco del nostro futuro. Ebbene, l’amaro destino delle discordie intestine è anche nel Pd un insormontabile ostacolo a quell’unità d’intenti che sarebbe necessaria. Il Pd, infatti, non è un partito unico ma un insieme di partiti (il “renziano”, il “bersaniano”, il “cuperliano” e quello dei sopravvissuti alla fuoriuscita di Roberto Speranza, che ha fondato un nuovo partito e ahinoi possiede una faccia non molto incline a suscitare speranze in qualcosa di buono).

Paolo-Micozzi_Foto-LB

Paolo Micozzi

E veniamo a Macerata, dove il pur degnissimo di pubblica stima Paolo Micozzi si è appena dimesso da segretario del Pd cittadino in attesa di “primarie”, “secondarie” o, come nei frati, “terziarie” (leggi l’articolo). Ma le sue dimissioni non sarebbero poi una tragedia se non vi fosse il paradossale e tuttavia non assurdo timore che con lui stia per dimettersi l’intero Pd della “Civitas Mariae”, in balia – dappertutto e pure da noi – dei mal di pancia derivanti dall’imperante “renzismo”. Tutto qui e, ripeto, non è poco. Ma cerchiamo di mantenerci sereni, almeno noi maceratesi, perché nella politica italiana può capitare qualsiasi cosa e non è affatto escluso che prima o poi – a Macerata e non solo – ne vedremo delle belle, magari contrassegnate dall’ideologico e filosofico “vaffanculo” di Beppe Grillo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X