Addio a Gioele Centanni,
fu segretario di Enrico Mattei

LUTTO - Si è spento a Roma. Produttore cinematografico, nella sua villa di Montecassiano un tesoro da ‘salvare’ per la storia della cinematografia mondiale ed italiana: 1.500 ‘pellicole’ originali
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Gioele Centanni al centro tra Genesio Medori e Maurizio Verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli

Se n’è andato, in silenzio, nella sua casa di Roma uno degli ultimi ‘Ragazzi di Mattei’ a distanza di pochi mesi dal suo ‘capo’, Vincenzo Gandolfi n.1 dell’ufficio stampa dell’Eni a Roma di cui lui, Gioele, ha fatto parte. Centanni, marchigiano di Montecassiano, radici cingolane, era andato allora a lavorare alla Nuova Pignone di Porto Recanati. Poi lasciando l’Eni (“perché niente era più la stessa cosa senza Mattei”) aveva intrapreso a Cinecittà la carriera di produttore cinematografico. Firmando un’ottantina di ottimi film, tre dei quali cartoon intorno al personaggio della più famosa pastorella del cinema (‘Heidi va in città’ il titolo più fortunato), un altro con il celebre Julio Iglesias di cui mi ricordava talvolta una cena al ‘Danieli’ di Venezia (“eravamo circondati dalle premure dei camerieri, dagli sguardi di tutti, in particolare, è ovvio, delle donne: ma Julio era davvero imperturbabile”) un altro ancora con un grande della comicità inglese e sul finire della sua attività era ospite di Luciano De Crescenzo per il progetto di un paio di film, cartoon, sui miti greci. La malattia del popolare autore di libri di successo (“Raffaele”, “Così parlò Bellavista”) bloccò la collaborazione, cui Gioele teneva. Nella sua villa di Montecassiano ha tenuto sino alla fine il ritaglio di un reportage di ‘Repubblica’ su De Crescenzo e lui e naturalmente i ‘cartoni’. L’ultima sua vocazione e territorio d’indagine.

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Gioele Centanni durante una presentazione del libro “Il Santo petroliere”

Centanni era un grande ‘innamorato’ del cinema. Nei suoi garages -sia nella villa fuori Montecassiano sia in un’altra più vicina al paese- custodiva un tesoro che non andrebbe disperso del quale era giustamente orgoglioso. Oltre millecinquecento pellicole in celluloide, originali, le classiche ‘pizze’: ‘Cleopatra’, ‘Ben Hur’, ‘I dieci comandamenti’ e naturalmente i film cult degli anni 50 prodotti a Cinecittà e non solo. Tutto Totò, tutto Pasolini, ad esempio. Un tesoro fatto pure di centinaia di locandine, che in questi ultimi anni forse Centanni avrebbe voluto alienare, anche perché c’era bisogno di spazi idonei e protetti. “Pronto, Maurizio?! Conosci qualcuno che li può acquistare?” fu l’ultima sua telefonata, un paio d’anni fa. Restai un po’ sorpreso –quei film erano per lui un piezze ‘e core. Non seppi che rispondergli ma da queste ‘colonne’ passo ora la ‘palla’ alle varie amministrazioni perché non venga dispersa l’eredità di questo ‘golden boy’ marchigiano degli anni 50, 60 e 70 noto ed invidiato’ da numerose generazioni. Che facevano la fila per essere invitate da lui, ogni volta che tornava nella sua bella villa da dove si scopre il mare, gustare i bucatini all’amatriciana, la coda alla vaccinara che sapeva cucinare perfettamente. Pranzi e cene in casa dell’ Uomo delle stelle che terminavano quasi sempre nella proiezione di uno dei suoi film. “Ho tanto amato dopo Mattei’, il cinema: un amore ‘succhiato’ in ambito familiare. Mio padre gestiva la sala di Montecassiano”. Ospite fisso a villa Centanni è stato l’onorevole Eraldo Isidori (Lega Nord), padre del piccolo Sergio al centro di uno dei misteri più fitti della cronaca italiana da 38 anni a questa parte. Ma per quel padre era come se il tempo non fosse mai trascorso da allora.

Gioele su Mattei, era poi un ‘pozzo’ di notizie che poi sono apparse nel mio secondo libro (“Il futuro, tradito” Ilari editore). Era intervenuto inoltre a numerose presentazioni del primo: “La leggenda del Santo Petroliere”, (guarda il video di Genesio Medori) era stato ospite d’onore, per due volte, alla ‘Dante Alighieri’ come testimone di primo piano del Caso Mattei. A San Severino nel 2013 presente Silvia Dari Mattiacci (una famiglia cui Mattei doveva la vita ai tempi della lotta partigiana) Centanni aveva lanciato l’idea di una fiction su Mattei marchigiano. Raccontando divertito come il Grande Enrico avesse sventato il piano ‘dei furbetti romani’ che a conoscenza dell’amore del presidente dell’Eni per i marchigiani, prendevano residenza a Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera ed altre località dove si recavano a sciare l’inverno. “Poi capitava che la lettera d’assunzione tornasse stranamente indietro –ricordava divertito Gioele- e capimmo l’inganno. Allora il Presidente diede ordine che solo i richiedenti nati nelle Marche dovessero essere assunti. Tuttavia Gandolfi saggiamente obbiettò che venivano tagliati ingiustamente fuori i figli dei servitori dello stato (marchigiani) a cominciare dalle Forze dell’Ordine, che continuamente trasferiti vedevano nascere i figli fuori dalla loro regione. Aveva un cuore d’oro, Mattei e di suo pugno firmò allora con tanto di sottolineatura, la circolare contenente l’eccezione marchigiana!”.
Un altro episodio? “In provincia di Terni, accompagnando il Presidente in auto, facciamo sosta alla stazione Agip. Mattei va alla toilette, ne esce infuriato. I bagni erano sporchi. Gestori licenziati su due piedi!”.
Stavolta avevano riconosciuto il Presidente (in un celebre quasi analogo episodio nel film di Rosi, Il Caso Mattei, era avvenuto il contrario ndr)?
“Si, stavolta si. Ma non bastò….”
A proposito del ‘Caso Mattei’ Gioele mi fece un altra, questa choccante, rivelazione. “Ero in auto con un amico sulla Reggio Salerno e lui indicandomi un pilone dell’autostrada mi disse: ‘Qui, nel cemento armato, è seppellito Muro De Mauro, il giornalista che collaborava con Rosi nella sceneggiatura ed aveva attinto notizie importanti sulla macchinazione che sarebbe costata la vita al fondatore dell’ Eni”.
Chi era l’informatore di Gioele. Veramente me ne rivelò l’idenkit’; ed era davvero un nome importante: ma è già la storia, non più la cronaca che dovrà complessivamente indagare su quei meravigliosi, terribili anni 50 quando il futuro del paese venne tradito. I nomi dei singoli sono ormai come le foglie di primavera che se ne vanno anzitempo, come ci racconta il padre Omero.

 

 



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