Sacci, Salva Salute contesta
l’indagine ambientale:
“Nessuna valenza scientifica”

AMBIENTE - Alla vigilia della conferenza dei servizi in Regione il Css diffonde il risultato della perizia, commissionata ad una società esterna, sui dati Arpam che dava risultati rassicuranti sull'inquinamento

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Sacci-sito

Il cementificio Sacci di Castelraimondo

“L’indagine ambientale sul cementificio non ha alcuna valenza scientifica. Solo l’Arpam poteva sostenere che in quarant’anni di esercizio indisturbato la cementeria Sacci non aveva lasciato traccia di inquinanti”. A dirlo il Comitato Salva Salute di Castelraimondo che ha commissionato ad una società esterna uno studio di approfondimento sull’indagine ambientale svolta dell’Arpam sull’impatto della cementeria nel territorio circostante.  “Nel 2014, la provincia di Macerata, l’Unione montana e i comuni di Gagliole, Castelraimondo e San Severino, commissionavano all’Arpam, per la bellezza di 60 mila euro euro, un’indagine ambientale nelle aree interessate dalle ricadute dell’attività della cementeria Sacci – ricorda il Comitato Salva Salute – il compimento dell’indagine veniva deciso dietro sollecitazione del Comitato Salva Salute di Castelraimondo, al quale gli enti avevano assicurato trasparenza e partecipazione. Il Comitato, invece, sin dal primo momento veniva escluso da ogni tavolo, sia decisionale, sia tecnico”.

Il Comitato, che si prepara ad una manifestazione di protesta davanti alla Regione in occasione della Conferenza dei servizi prevista per domani ricostruisce la vicenda: “La relazione veniva depositata nell’ottobre 2015. Nel marzo 2016, non appena si era diffusa la notizia dell’acquisto di Sacci da parte di Caltagirone, il presidente della Provincia Pettinari, convocava una conferenza stampa per la presentazione dei mirabolanti risultati dell’indagine. Inutile precisare che, secondo l’Arpam la nostra è una terra che non presenta tracce di inquinamento. Detta indagine ha avuto ad oggetto la qualità di aria, terreno e dei licheni che, notoriamente, sono recettori di inquinanti particolarmente indicativi.
Fin da quando l’indagine era in corso, il Comitato Salva Salute aveva sollevato molte perplessità sui metodi e sulla tempistica dello studio. Letti i risultati, le perplessità hanno trovato conferma”.

Dopo ciò l’indagine viene inviata ad uno studio esterno per la verifica: “Ci siamo, allora, preoccupati di sottoporre l’indagine e tutta la documentazione ad essa allegata, all’esame di una società privata che, a nostre spese, ha periziato la documentazione. La società è la Consulenze Ambientali S.p.A., con sede a Scanzorosciate, in provincia di Bergamo. Si tratta di una società certificata (accreditata Accredia fin dal 1992) al pari e forse più dell’Arpam, che vanta un’esperienza di oltre quaranta anni nel settore delle consulenze ambientali e che lavora su tutto il territorio nazionale”. I risultati della perizia sono “impietosi” secondo il comitato: per quanto riguarda i licheni, lo studio viene giudicato “…troppo limitato per poter dare alcuna indicazione o trarre conclusioni”, in quanto “… 8 postazioni di misura sono troppo poche per qualsiasi analisi statistica che abbia un significato tecnico. Inoltre lo studio non è accompagnato da alcuna valutazione sulla biodiversità lichenica… e non sono presenti indicazioni nemmeno sulla specie individuata per l’indagine”; lo studio dell’aria presenta molteplici criticità: le misure delle Pm10 “…non sono rappresentative…”, “…non è data alcuna indicazione sulla direzione dei venti…”, “…a Gagliole sono disponibili misure con impianto in marcia per soli 10 giorni (per alcuni inquinanti)…”, “…tutto il periodo invernale, in cui solitamente le concentrazioni di inquinanti tendono ad aumentare, è stato misurato a impianto sotanzialmente fermo…”, “…la postazione di monitoraggio dell’aria di Gagliole […] rende le misurazioni difficilmente rappresentative”; lo studio del terreno manca di ogni riferimento a dati meteo e pertanto, non è valutabile la scelta dei punti di prelievo; inoltre, non sono indicate le modalità di campionamento e di prelievo, mancano indicazioni su come si presentava il terreno e sulla sua stratigrafia, fondamentali per poter esprimere una valutazione.

Il Comitato esprime tutte le proprie riserve: “Ciò che emerge con assoluta chiarezza è che l’indagine Arpam, nel suo complesso, non ha alcuna valenza scientifica e come specificato nelle conclusioni, non potrà essere utilizzata nemmeno come termine di confronto per eventuali future compagne di misurazione della qualità del nostro ambiente. Solo l’Arpam poteva sostenere che in quarant’anni di esercizio indisturbato, la cementeria Sacci non aveva lasciato traccia di inquinanti e solo i nostri amministratori potevano crederci”.


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