La vertenza Sacci sbarca al Mise,
i lavoratori: “Faremo la voce grossa”

LAVORO - Domani mattina una delegazione dei dipendenti sarà a Roma. I sindacati chiederanno a Cementir di ritirare le lettere di licenziamento e di ammettere i lavoratori di Castelraimondo alla trattativa nazionale

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Vertenza Sacci, i sindacati hanno annunciato la loro presenza domani a Roma

 

 

Il cementificio Sacci

Il cementificio Sacci

Domani mattina una delegazione di dipendenti della Cementir Sacci di Castelraimondo sarà a Roma, a manifestare sotto al ministero dello Sviluppo economico che ha convocato azienda e parti sociali per il tavolo nazionale sulla vertenza per la mobilità nel gruppo, che coinvolge oltre trecento dipendenti. Più tardi saranno ricevuti al tavolo ministeriale dove promettono di fare la “voce grossa”.
Dal primo ottobre i 71 dipendenti dell’unica cementeria marchigiana sono in mobilità. “Per noi la vertenza non è finita, i lavoratori stanno impugnando i licenziamenti per via legale – spiega Daniel Taddei segretario generale Cgil di Macerata – non hanno accettato le pressioni dell’azienda, perché supportati dalle organizzazioni sindacali reputano di essere vittime di uno spregiudicato calcolo dell’azienda, per escluderli dal tavolo nazionale della vertenza Cementir e Cementir Sacci. È gravissimo che i lavoratori di Castelraimondo siano stati esclusi dalla vertenza, se siamo arrivati fin qui è soltanto per la caparbietà dei lavoratori e di alcuni parlamentari locali”.
Domani i sindacati chiederanno a Cementir di ritirare le lettere di licenziamento e di ammettere i lavoratori di Castelraimondo alla trattativa nazionale. È scaduto ieri il termine dato dalla Regione a Cementir, in una lettera inviata dall’assessore al lavoro Loretta Bravi per conoscere le intenzioni della proprietà, per cui è previsto il silenzio assenso. “Ci sono provvedimenti contrastanti, da un lato si licenziano i lavoratori, dall’altro c’è l’autorizzazione integrata ambientale, in caso di assenza di risposta di Cementir, quel sito va assolutamente bonificato, se non si produce più cemento”, conclude Taddei. “I licenziamenti stanno avendo un impatto sociale devastante – ha osservato Filomena Palumbo della Feneal Uil – sulla realtà di Castelraimondo si mantengono numerose famiglie, la situazione si trascina da anni, siamo quasi al punto di non ritorno, è importante che non sia sfruttata solo la cava”.
sacci-daniel_taddei-1Cementir ha chiesto alla provincia di Macerata la voltura della concessione per la cava di Castelraimondo, la cui autorizzazione permette l’utilizzo del materiale lapideo estratto, soltanto sul posto. L’ente ha chiesto su questo a Cementir idonee garanzie, attualmente il procedimento amministrativo è in corso, si attende risposta dall’azienda. Ha lanciato un appello al ministero del Lavoro, Sauro Bravi, delle rsu aziendali: “Gli ammortizzatori sociali sono finiti e da agosto non prendiamo più nulla, chiediamo al ministero del Lavoro di emanare al più presto il decreto per la voltura della cassa integrazione, altrimenti l’Inps non potrà versare le ultime spettanze. Prima dell’attivazione della mobilità passeranno tre, quattro mesi. La Regione aveva offerto all’azienda tre mesi di cassa integrazione in deroga a zero costi, ma hanno avuto fretta di licenziarci, con un cinismo che fa paura e che respingiamo”.
Ha aggiunto Massimo De Luca della Fillea Cgil: “Saremo a Roma domani solo per la testardaggine dei lavoratori e di alcuni parlamentari, la vertenza per noi troverà la parola fine quando ai lavoratori sarà concessa la possibilità di trattare al tavolo nazionale, perché hanno la stessa dignità di tutti gli altri. L’assenza della Regione e del presidente in particolare, ha portato ad ottenere questo tardi, ma meglio tardi che mai”. A fine estate si era aperta la mobilità per 106 dipendenti della Cementir, dallo scorso 10 ottobre mobilità aperta anche per altri 200 dipendenti degli altri stabilimenti Sacci. Proprio in questi giorni si è concluso l’acquisto da parte della Cementir del gruppo Compagnie de Ciments Belges, precedentemente di proprietà francese, per un valore di 312 milioni di euro, tramite la Aalborg Portland, di proprietà della Cementir. Segue attentamente la vertenza l’onorevole Irene Manzi: “Andiamo nella stessa direzione della Regione che ha dato a Cementir una sorta di ultimatum, o si riprende l’attività o si andrà alla bonifica, questo affianca le rivendicazioni dei lavoratori per avere certezze sul futuro dell’area. Ho fatto presente ai collaboratori del sottosegretario allo Sviluppo economico la necessità di tenere dentro al tavolo nazionale i lavoratori di Castelraimondo e le sollecitazioni giunte dal territorio. Siamo in una zona duramente provata dalla crisi, si chiede massima attenzione e responsabilità da parte della proprietà, c’è necessità di chiarezza. Attendiamo gli sviluppi del tavolo al Mise”.


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