Ricostruzione, Comi: “Non c’è paragone
col terremoto del ’97”

CAMERINO - I punti chiave della legge sono stati discussi durante un incontro organizzato dal Pd. Il segretario regionale ha precisato: "Diciannove anni fa c'erano state 30mila richieste di sopralluogo, ora sono 250mila". L'assessore Sciapichetti: "Dobbiamo ripartire dalle scuole"

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Un momento dell’incontro di Camerino

 

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L’intervento di Francesco Comi

 

di Monia Orazi

Casette in legno, busta pesante, moduli abitativi, autonoma sistemazione e chiarimenti sulla ricostruzione: sono stati gli argomenti trattati l’altra sera a Camerino, nell’incontro organizzato dal Pd sul decreto terremoto, alla presenza del segretario regionale Francesco Comi, del segretario provinciale Francesco Vitali, comunale Andrea Caprodossi, con l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, l’ingegner Stefano Siroti.
Presenti anche il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui ed il vicesindaco Roberto Lucarelli. “Le risorse per erogare il contributo di autonoma sistemazione, ad oggi richiesto da quindicimila persone, ci sono,  – ha detto il sindaco – anche se non è arrivato a tutti. Il loro numero potrebbe aumentare, considerando le persone che ancora sono negli alberghi, palazzetti e tensostrutture, che potrebbero richiederla. Il problema sono i costi degli affitti superiori a quelli di mercato, si sono verificati degli episodi, se ne venite a conoscenza segnalatelo alla Guardia di Finanza, c’è un ufficio apposito che prenderà provvedimenti”.
Comi ha poi puntualizzato: “La ricostruzione con l’accesso ai finanziamenti è una fase ulteriore, a chi fa paragoni con 19 anni fa, ricordo che nel 1997 c’erano 30 mila richieste di sopralluogo coperte in sei mesi, oggi sono 250 mila, ci vorranno diversi mesi per coprirle, c’è una variabile temporale, ci sono per i controlli anche tecnici privati che faranno la perizia giurata. Una volta individuata la categoria del danno, va individuato il tecnico per il progetto, quantificato il danno che va trasmesso all’ufficio speciale per la ricostruzione, quello che una volta era il Com di Muccia. Dovrà essere individuato sulla direttrice Belforte-Camerino in modo da servire le due vallate. Una volta che l’ufficio avrà approvato il progetto e quantificato il danno, tecnico e danneggiato dovranno individuare la ditta che farà i lavori, tra tre iscritte alla white list in regime di concorrenza, in base al preventivo dal prezzo più basso. La ditta riceverà i soldi direttamente dalla banca. L’intervento dell’Anac appesantisce la procedura, ma garantisce la necessaria trasparenza. Questa è una fase drammatica, dobbiamo lavorare tutti insieme ed evitare conflitti”.
camerino_incontro_ricostruzione-1-400x225Per quanto riguarda la busta pesante la sospensione delle trattenute andrà dal primo gennaio al 30 settembre del 2018, su richiesta del dipendente, poi quanto avuto dovrà essere restituito a rate in diciotto mesi. Il professor Alberto Polzonetti ha evidenziato come il sisma abbia distrutto non solo le case ma anche il circuito sociale ed economico, chiedendo che i comuni si aggreghino tra loro. Il preside Maurizio Cavallaro ha posto l’accento sulla necessità di ricostruire scuole sicure e di interrogarsi in modo giusto sul futuro del territorio. Il presidente Contram Stefano Belardinelli ha denunciato l’eccessiva rigidità delle procedure burocratiche, esprimendo preoccupazione per le future risorse finanziare da destinare alla ricostruzione. “Bisogna fare velocemente, perchè il territorio si sta spopolando e la gente poi non tornerà più, occorre procedere al più presto alla riparazione delle case con danni lievi, per permettere il rientro di chi alloggia altrove – ha detto una signora tra il pubblico – diversi conoscenti dalla costa vorrebbero rientrare ma non possono farlo, perchè non possono permettersi di anticipare i soldi dell’affitto”. Luciano Ramadori, della Cna ha lanciato l’allerta sulla necessità di far ripartire le piccole attività per non desertificare il territorio. Sulle casette provvisorie nei terreni privati, Comi ha affermato: “Siamo tutti coscienti che ci sono strutture che non dovrebbero esserci, la legge consente soltanto di individuare con uno spazio a disposizione, strutture rimovibili, non ancorate a terra, adibite esclusivamente a ricovero attrezzi, senza allaccio delle utenze. Non c’è una strategia di spopolamento delle zone interne, la prima fase è stata la messa in sicurezza, poi serve mettere le basi per la ricostruzione e la ripresa dell’economia e dei servizi, è una fase complicata”.
camerino_incontro_ricostruzione-4-400x225Pasqui ha ricordato come la Regione abbia chiesto entro il 31 dicembre di scegliere l’area in cui mettere la scuola, oltre alla volontà di portare avanti tutti gli aspetti della ricostruzione, come detto qualche giorno fa in consiglio comunale. A trarre le conclusioni l’assessore regionale Angelo Sciapichetti: “Per noi è difficile far circolare le notizie, non vogliamo complicare i problemi a chi già ne ha tanti, non può esserci una soluzione pronta ad un evento così catastrofico, siamo chiamati a ricostruire tre province su cinque nelle Marche, i due decreti sono stati fatti con rapidità anche se non risolvono tutte le questioni, ma sono un primo passo importante per far partire la ricostruzione, una legge innovativa che include anche le seconde case. Bisogna far ripartire l’economia, bisognerà ridefinire il progetto per le aree interne per cui ci sono nove milioni di euro disponibile. Non c’è deportazione, con il freddo non c’era altra soluzione, dobbiamo ripartire dalle scuole, non si può risolvere tutto in pochi mesi, la prevenzione è stata trascurata per decenni. Nel ’97 la distruzione è stata un decimo rispetto all’attuale. Le risorse per pagare l’autonoma sistemazione ci sono, gli albergatori sono stati pagati, chi ha i documenti in regola, ha ricevuto tutto, le risorse per ricostruire sono state stanziate per i prossimi due anni. La Regione ha il compito di attivare le opportunità, sinora un solo imprenditore si è fatto avanti. Se si fosse evitata la polemica con il provveditorato alle opere pubbliche, forse saremmo riusciti a salvare qualche centinaio di chiese, le opere d’arte recuperate, devono restare sul territorio”.


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