Ospitalità per le famiglie in difficoltà,
“La Goccia” inaugura la nuova casa
MACERATA - La Onlus ha convertito la struttura che ospiterà fino a 16 persone. Presenti autorità regionali e comunali. Il vescovo Marconi: "Basta dividere tra individuo e massa, bisogna recuperare la socialità"

L’inaugurazione della nuova casa famiglia

Il vescovo Nazzareno Marconi con il sindaco Romano Carancini e l’assessore Stefania Monteverde
di Marco Ribechi
Inaugurata a Macerata la nuova casa famiglia dell’associazione La Goccia Onlus. La struttura, in via Pirandello 29/a, potrà ospitare fino a 16 persone e, con le sue stanze completamente autonome, è in grado di alloggiare interi nuclei famigliari. Non è stata una semplice inaugurazione quella che si è tenuta ieri nella sede dell’associazione ma un momento in cui si è riaffermata l’esigenza di un nuovo patto tra pubblico e privato sociale a maggior ragione in un tempo così difficile per il nostro territorio. Il consiglio direttivo, i soci e tanti simpatizzanti della Goccia si sono incontrati e confrontati con gli assessori regionali Loretta Bravi e Angelo Sciapichetti, con il vescovo Nazzareno Marconi, il sindaco Romano Carancini, il consigliere regionale Marconi, gli assessori comunali Narciso Ricotta, Stefania Monteverde e Marika Marcolini, il dirigente dei servizi sociali Gianluca Puliti.

La libreria della struttura
«Uno degli obiettivi dell’associazione ospitata nei locali della diocesi è quello di ristabilire la centralità della famiglia – spiega Andrea Marinozzi, vice presidente de La Goccia e presidente della consulta regionale per la famiglia – in una situazione così drammatica come quella che stiamo vivendo, dobbiamo fare attenzione ad una nuova e più grande minaccia rispetto ai singoli bisogni e ai disagi delle famiglie che siamo abituati a fronteggiare. L’indifferenza dei più, quando cioè si tira dritto o ci si volta dall’altra parte o peggio ancora si resta a guardare, indifferenti, perché sono in pericolo la cultura l’educazione e la civiltà». La struttura, rinnovata e abbellita, va proprio incontro alle esigenze delle famiglie in difficoltà e, comeè stata definita dal presidente Paolo Carassai: «rappresenta un simbolo della necessaria alleanza tra pubblico e privato sociale: una convergenza sulla famiglia che prima di tutto deve essere culturale, politica e sociale e non da ultimo ecclesiale. L’attenzione alla coppia, al ruolo educativo dei figli, al sostegno al reddito, alla relazione sociale al rapporto con il mondo della scuola sono alcune delle iniziative per trasformare nel concreto lo slogan sulla centralità della famiglia».

Gli assessori regionali Loretta Bravi e Angelo Sciapichetti
Profonde soprattutto le parole del vescovo Nazzareno Marconi che ha espresso la necessità di superare i due estremi entro i quali si vorrebbe concepire la dimensione sociale: l’individuo e la massa. «Bisogna ritornare alla persona e alla comunità con tutti i corpi intermedi che essa sviluppa. Il sociale è la vera dimensione dell’essere umano, l’individuo è proprio la misura “diabolica” della divisione, della parcellizzazione, della riduzione dell’uomo, del confine della solitudine relazionale e quindi dell’isolamento sociale. Occorre inoltre recuperare il senso dell’investimento nel sociale in relazione al tempo. Ad esempio inserire in contesto lavorativo un disabile, ha un costo immediato elevato ma che alla lunga genera un beneficio per la persona e minori costi socio-assistenziali per il pubblico».
Il sindaco Carancini ha ricordato invece la necessità di fare rete. «Questo è il metodo attraverso il quale si può ricostruire un tessuto sociale che ancor prima del terremoto è già stato lesionato da cattive prassi e pessime idee. Macerata è già stata punto di riferimento di progetti che hanno offerto soluzioni importanti e durature nel tempo ad una pluralità di bisogni sociali». Sulla stessa linea anche l’assessore Angelo Sciapichetti: «Dobbiamo ricostruire le persone e le famiglie e non solo le case». Al termine, dopo un breve momento di meditazione e dopo la benedizione del vescovo i presenti hanno visitato gli spazi e gli alloggi, in cui in questo tempo a causa del terremoto vengono ospitate in accordo con i servizi sociali, persone o famiglie della città e di altri comuni dell’entroterra.

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