Gentili replica sulle zone D:
“Servono anche ai calzaturifici”

MONTE SAN GIUSTO - Secondo l'amministrazione le accuse sono solo disfattismo politico: "La norma non riguarda l'impianto di rifiuti, al contrario è necessaria per tutte le aziende della città. Era già stata proposta nel 2013. Se vogliono cacciare le aziende di scarpe dal territorio che vadano a parlare con ogni industriale e con ogni operaio"
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giunta monte san giusto

Il sindaco Gentili con la giunta

di Marco Ribechi

Industrie insalubri a Monte San Giusto, l’amministrazione risponde alle denunce di inciucio con la Provincia. Dopo le accuse dei consiglieri di minoranza Salvatori, Tortolini e Castricini (leggi l’articolo) la giunta del sindaco Andrea Gentili risponde colpo su colpo a quello che considerano un discredito generale della politica. «Se questi sono i toni politici poi non lamentiamoci se la gente non crede più nelle istituzioni e nella politica – premette l’amministrazione – Le norme tecniche di attuazione prevedono che le industrie insalubri di prima classe possano essere collocate nelle zone D, cioè zone artigianali di insediamento produttivo, e solo previa valutazione, caso per caso, da parte del Comune. In questo modo si colma un vuoto regolamentare per il quale nel nostro Comune non esistono zone dove si possano eventualmente collocare tale genere di industrie. Tra l’altro la proposta è del 2013 quando chi ci accusa, Castricini, Tortolini e Salvatori, erano in maggioranza. La norma, è necessaria perché regolamenta un aspetto che oggi non ha riferimenti e che crea al nostro ufficio urbanistica enormi difficoltà nella produzione di documenti e pareri tecnici. Oggi però stranamente hanno cambiato idea».

Il gruppo Amici in Cmnune

I consiglieri Castricini, Tortolini e Salvatori

Ma la giunta spiega che in ogni caso la norma non è legata all’impianto rifiuti tanto dibattuto negli ultimi mesi. «Il cosiddetto impianto di rifiuti speciali non c’entra nulla perché quel genere di attività è regolamentato da normativa speciale, la legge Ronchi, tanto è vero che addirittura il terreno interessato è un terreno agricolo. Al contrario l’articolo serve perché un qualsiasi produttore di fondi per calzature, un produttore di mastici e colle, uno che intendesse lavorare e filare fibre tessili, produrre formaggi, una carrozzeria, una distilleria o un produttore di lastre di vetro potrebbe voler investire a Monte San Giusto, magari riconvertendo uno dei tanti capannoni inutilizzati». Secondo l’amministrazione i tre consiglieri di opposizione cercano solo di mettere i bastoni tra le ruote: «Hanno chiesto di eliminare le industrie insalubri di prima classe dall’articolo per rimandare l’approvazione a un consiglio comunale successivo perché è chiaro a tutti che si tratta di una regola giusta e sensata. A cosa serve dire no oggi per poi dover introdurre la regola nel caso arrivasse una richiesta di un imprenditore che vuole avviare l’attività? Se è vero, come i membri dell’opposizione affermano, che le industrie insalubri di prima classe sono dannose, allora si impegnino a recarsi da tutti gli imprenditori sangiustesi che ne dirigono una e dicano chiaramente che loro non li desiderano in questo Comune perché pericolosi per la salute dei cittadini e lo dicano anche ai relativi dipendenti e operai che in quelle aziende lavorano».



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