Zerocalcare a Civitanova,
in centinaia per i “disegnetti”
Pubblico proveniente da tutta la regione per la presentazione del libro Kobane Calling e l'incontro con lo scrittore combattente Karim Franceschi, l'unico italiano ad aver combattuto contro l'Isis
(Foto Federico De Marco)
di Laura Boccanera
Centinaia di persone ieri sera hanno raggiunto l’aula magna del liceo scientifico di Civitanova per i “disegnetti” di Zero Calcare. Un evento poco pubblicizzato ma che è stato capace di raccogliere attorno a due storie di vero impegno tre generazioni. Tanti giovani, qualcuno più in là con l’età e perfino bambini. La serata era quella organizzata dal centro sociale Jolly Rogers con Karim Franceschi, autore del libro “Il combattente” e Michele Rech, il disegnatore di “Kobane Calling”. Per chi non sa chi siano il primo è un ragazzo di Senigallia che un giorno ha deciso di partire e andare a combattere con l’ Ypg curdo contro l’Isis a Kobane, l’altro è Zero Calcare, un quasi premio Strega del fumetto che quella guerra l’ha fatta diventare testo e disegni e ha reso così popolare una causa sconosciuta ai più. Sono arrivati da tutta la Regione ieri per un autografo dell’autore e un “disegnetto” come li chiama Zerocalcare per non prendersi troppo sul serio. La platea è attenta e in silenzio religioso mentre vengono raccontati eventi lontani, ma che in realtà sembrano riguardarci tutti. “Kobane calling”, il libro di Zerocalcare nasce proprio per far arrivare ad un pubblico più vasto di quello dei centri sociali la storia e le storie del popolo curdo che in quella striscia di terra di confine combatte contro l’Isis.
Rech parla come il personaggio del suo fumetto, un dialetto romanesco con le doppie e tutto il resto, ma restituisce autenticità a quello che dice: «solitamente sono uno scettico cinico – spiega – e quando ho sentito parlare di rivoluzione e cose molto lontane da noi fondamentalmente ho pensato che la realtà fosse diversa, e che i racconti che arrivavano a noi fossero intrisi di retorica. Quindi sono arrivato là con tutti i dubbi e lo scetticismo che mi caratterizza, ma poi è successo qualcosa, mi sono appassionato a quella causa, io che non mi emoziono mai per nulla e l’ho voluto raccontare, così che coi fumetti questa storia può arrivare anche a chi del medio oriente non frega nulla». Karim Franceschi invece è diverso. Il padre partigiano gli ha lasciato in eredità la fame di giustizia, la mamma marocchina un aspetto quasi medio orientale. Lui Kobane l’ha scoperta prima come attivista, poi a 3 chilometri dalle bombe la svolta: «sentivo la terra tremare per i colpi delle armi, per le bombe, sapevo che a poca distanza c’erano ragazzi e ragazze che combattevano contro ogni previsione di vittoria e in numero inferiore le milizie dell’esercito dell’Isis. Ho capito che il mio posto era là con loro». E così come il padre partigiano, senza alcuna conoscenza di armi è andato a combattere, è diventato un cecchino, ma non ha perso il modo di parlare controllato e misurato, quasi calmo. «Tanti ragazzi che ho conosciuto non ce l’hanno fatta, il mio caposquadra per esempio, se Kobane fosse stata l’Iliade lui sarebbe stato Achille».











