Bcc Civitanova recede dalla holding:
“Nella governance non c’è spazio per noi”
L'istituto, basandosi sul parere legale dell'avvocato Pizzirusso, ha deciso di uscire parzialmente dalla società per azioni nata dalla riforma. Il presidente Palombini spiega le motivazioni dell'istituto

Giampiero Colacito, Sandro Palombini e Fabio Di Crescenzo, rispettivamente DG, Presidente e vice DG della bcc di Civitanova
La Bcc di Civitanova e Montecosaro recede dalla Iccrea holding, società per azioni, costituita con i fondi delle banche di credito cooperativo e voluta dalla riforma. L’istituto civitanovese aveva più volte manifestato perplessità e criticato la scelta del governo ritenuta penalizzante per le banche virtose.
La Bcc Civitanova apre così un nuovo fronte sul tema della riforma del Credito cooperativo Sulla base dell’articolato ed approfondito parere legale dell’avvocato Gerardo Pizzirusso, l’Istituto di credito civitanovese ha inviato lettera di recesso parziale alla Iccrea Holding SpA, la società per azioni, costituita con i fondi delle BCC, italiane, per gestire e razionalizzare la fornitura di servizi alle Bcc stesse. Dopo aver incaricato il legale per accertare eventuali responsabilità nel processo di riforma del credito cooperativo e valutare eventuali azioni tese a risarcire i danni subiti dalla stessa e dai propri soci, ha richiesto allo stesso un parere legale circa la possibilità di recedere della holding in conseguenza delle modifiche statutarie approvate a Roma dall’assemblea straordinaria dei soci. Il voto dell’istituto civitanovese era di contrarietà.
A spiegare la situazione è il presidente Sandro Palombini: «La lettera di recesso parziale si basa sulla convinzione che siano stati radicalmente modificati i propri diritti partecipativi in relazione alle nuove modalità di nomina degli amministratori mediante l’introduzione del voto di lista che privilegia la lista degli amministratori uscenti e permette la presentazione di ulteriori liste solo da parte dei soci che, da soli o in concorso, raggiungano la soglia del 10 % del capitale sociale (a fronte di un vincolo di partecipazione alla società previsto per statuto nella soglia del 5 %). In sostanza, la Bcc ritiene che, contrariamente a quanto avveniva prima delle modifiche introdotte con la delibera del 4 marzo, le Bcc di piccola e media dimensione non avranno più alcuna possibilità di incidere nella governance della società, soprattutto con la possibilità ora concessa a banche e società finanziarie diverse dalle Bcc di entrare nella compagine sociale di Iccrea Holding SpA (a vantaggio, quindi, del potere degli amministratori in carica e/o delle Bcc di grande e grandissima dimensione di presentare le liste degli amministratori candidati)».
Nella lettera di recesso parziale la Bcc di Civitanova e Montecosaro ha invitato il Consiglio di amministrazione ed il Collegio sindacale di Iccrea Holding SpA ad impugnare la delibera del 4 marzo «per vizi procedurali – prosegue Palombini – che, vista la sussistenza del diritto di recesso sorto in capo ai soci, non hanno consentito agli stessi di agire informati non solo sulla possibilità di recedere ma anche in merito al valore di liquidazione delle azioni in conseguenza del predetto recesso».
Da mesi la Bcc di Civitanova e Montecosaro sottolinea l’importanza dei concetti di efficienza e meritocrazia della capogruppo e auspica che le Bcc virtuose che non hanno partecipato alla delibera modificativa dello statuto di Iccrea Holding SpA facciano valere anch’esse il proprio diritto di recesso, che tra l’altro potrebbe consentire loro un importante beneficio in termini di plusvalenza imputata a conto economico. L’istituto vuole coinvolgere le altre consorelle ad occuparsi della questione più importante che rimane sul tavolo della riforma: «La governance della capogruppo che rischia di rimanere in mano alle grandi Bcc e a quelle amministrate da coloro che hanno dimostrato di non averle correttamente gestite».