“Andare controcorrente”
per salvare la nostra civiltà

L’ha detto Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, criticando l’attuale stile di vita. Gli islamici? Più che un pericolo sono un’opportunità. Ad eccezione dei pochi e demoniaci seguaci dell’Isis
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di Giancarlo Liuti

Durante la recente veglia pasquale il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi ha detto alcune cose che interpretate laicamente mi hanno fatto riflettere. Una, soprattutto: “Abbiamo bisogno di tanti che vadano controcorrente” (leggi l’articolo). E qual è la “corrente” che ci trascina, noi ormai fiaccati dall’età ma purtroppo anche i nostri giovani che, dice il vescovo, sono “nati e cresciuti dentro un modo di pensare ripiegato sul piacere del tutto e del subito”? E’ la “corrente” dell’individualismo e dell’egoismo che “dominano la cultura contemporanea”, la “corrente” di uno sfrenato desiderio di denaro e di spenderlo, “l’orgia del desiderio”, come diceva Umberto Eco riferendosi alla “società liquida” che appunto scorre via come in un fiume in piena.

Il vescovo Nazzareno Marconi durante la processione del Venerdì Santo

Il vescovo Nazzareno Marconi durante la processione del Venerdì Santo

Pur parlando in generale e forse riferendosi all’intero Occidente, immagino che il vescovo Marconi abbia considerato con particolare premura la situazione del territorio della sua diocesi. Pure da noi, quindi, c’è bisogno di “tanti che vadano controcorrente”? Sì, ma ce ne sono pochi, specie fra i giovani. Basta prendere atto dei dati allarmati e allarmanti di magistratura, carabinieri e polizia: notti bianche, movide, sesso di gruppo con foto su Facebook, alcol, droghe, vandalismi. Trasgressione? Magari lo fosse! Come nei movimenti giovanili del Sessantotto, la trasgressione è pur sempre uno slancio vitale che punta, o crede di puntare, a un futuro migliore. Invece no. In molti giovani, oggi, prevale la pura, semplice e mediocre voglia di fuggire dalla noia.
Colpa loro? No, colpa nostra. Oltre vent’anni fa questa “corrente” l’abbiamo creata noi quand’eravamo meno vecchi e via via l’hanno alimentata quelli di noi che vecchi ancora non sono. In che modo? Edificando una società priva di solidi ideali, una società nella quale parole come “Europa”, “Italia”, ”Democrazia” e “Politica” hanno perso valore, si sono sbiadite, son considerate orpelli retorici. E lo stile di vita che oggi prevale è segnato dall’indifferenza, dall’abitudine, dal consumare, giorno per giorno, il presente, dalla fiacchezza morale di un conformismo utilitaristico e fatalistico. Sono questi, in fondo, gli inevitabili effetti del tramonto degli ideali. A Macerata, nelle Marche, in Italia, in Europa e nell’intero Occidente ci stiamo invecchiando per l’allungamento della vita e per il calo delle nascite , il che diffonde una sorta di inerzia che è naturale nei vecchi ma finisce per contagiare tutti, giovani compresi.
In altre parti del mondo – Medio Oriente e alcuni paesi dell’Africa mediterranea e centrale – certi solidi e magari disperati ideali ci sono, altrimenti non capiremmo quel loro “andare controcorrente”, stavolta le correnti del mare, che essi ben sanno a incombente rischio della vita per uomini, donne, bambini. Mi riferisco, sia chiaro, a quelle migliaia di emigranti cosiddetti “economici” che fuggono dalla fame delle miserevoli lande di alcune zone africane e, ovviamente, mi riferisco soprattutto a quelle altre migliaia che fuggono dalle sanguinosissime guerre in Iraq e in Siria. E’ gente giovane, piena di energie vitali, pronta ad affrontare sacrifici che noi, trascinati dalla “corrente” di cui s’è detto, stiamo perdendo la forza di affrontare. In un auspicabile clima di reciproca integrazione civile e culturale, insomma, la loro vitalità ci servirebbe anche per il nostro sviluppo economico, come cercò di farcelo capire pure il premier tedesco Angela Merkel, che purtroppo non sembra essere stata capita nemmeno del suo stesso popolo, anch’esso, come il nostro, invecchiato e incapace di “andare controcorrente”. E non facciamoci ingannare da chi per fini di parte politica s’inventa cifre per noi catastrofiche. La verità è che nell’unione europea vivono circa 500 milioni di persone, fra le quali gli islamici sono circa il 6-7 per cento. Un’invasione? Via, siamo seri.
Mi si chiederà: “E i terroristi dell’Isis? E le stragi di Parigi e Bruxelles? Non sono state compiute di islamici? Perché non ne parli?”. Tutto vero e sarebbe imperdonabile non prenderne atto. Nel farlo, però, non bisogna ignorare che queste stragi sono volute e compiute da quella satanica ideologia anche religiosa che proviene dal fondamentalismo assassino del Califfato dell’Isis, i cui seguaci, trasferitisi o addirittura nati in Francia e in Belgio, sono un’infima minoranza rispetto ai milioni di islamici residenti in Europa e spesso da più generazioni. Però ne bastano pochi, quasi sempre dieci o venti, a seminare il terrore da noi. Pochi ma straordinariamente inesorabili nel loro demoniaco e universale ideale di morte, dapprima contro di noi e infine contro se stessi facendo brillare le cinture esplosive che gli serrano i fianchi. Che cosa li muove? Dogmi religiosi (i più aggressivi passi del Corano che certi Imam gli hanno iniettato nei cuori) ma anche vendette storiche, riscatti sociali e – perché non dirlo? – un temerario coraggio che oltrepassa ogni limite umano e sarebbe folle ammirare. Quel coraggio che per fini ben più degni dei loro noi andiamo purtroppo perdendo, il coraggio, come ha detto il nostro vescovo, di “andare controcorrente” rispetto all’attuale e futile stile di vita.
La civiltà dell’Occidente, formatasi oltre due secoli fa sui principi “Libertà, Uguaglianza, Fraternità” della rivoluzione francese è nettamente più avanti di qualunque altra nei diritti umani, nel rispetto di ogni religione e di ogni cultura, nell’intolleranza solo per l’illegalità e nella parità dei sessi col superamento della subordinazione della donna. E più avanti lo è , senz’alcun dubbio. Difendiamola, allora. In che modo? Con la guerra, uccidendo per non essere uccisi? Forse sbaglio ma mi ostino a non credere che sia questa la retta via. Il modo giusto è impedire che la nostra civiltà peggiori e venga meno ai suoi fondamentali valori civili e morali. Ha dunque ragione il vescovo di Macerata: bisogna “andare controcorrente”.



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