di Claudio Ricci
Addio a Nives Matcovich, moglie di Ettore Pompei, storico titolare dell’omonima pasticceria in corso Matteotti, nel centro storico di Macerata. Nives 96 anni si è spenta la scorsa notte, due giorni dopo il 62 esimo anniversario di matrimonio con il suo Ettore scomparso anni fa. Macerata è stata solo il sereno epilogo della lunga ed intensa vita di Nives inziata nel 1919 a Sebenico nell’attuale Croazia. Trasferita con i genitori e il fratello Elio a Zara, Nives ha trascorso gli anni della giovinezza nella capitale storica della Dalmazia italiana. Anni felici e spensierati, come li ricordava la stessa Nives nei suoi racconti durante i pranzi di Natale con la famiglia. Poi il dramma della guerra, i bombardamenti a tappetto e le violenze perpetrate dai serbo-croati. Unica soluzione: la fuga sulla triste via dell’esodo giuliano-dalmata. Prima Trieste e poi Macerata dove i Matcovich arrivano nel 1945 a guerra ormai finita.
Qui inizia la trentennale carriera di insegnante che porta Nives in diverse scuole della provincia. Arriva l’amore con Ettore, affascinante pasticcere del capoluogo: sono anime affini le loro. Entrambi dediti al prossimo e sempre pronti ad aiutarlo. Dopo il matrimonio, una figlia, Alessandra, e più tardi l’affezionatissima nipote Irene che la ricorda: «Si è sempre prodigata per gli altri, in ogni modo morale, umano ed economico.Ha sempre aiutato tutti, amici e parenti» Al momento del pensionamento Nives è ancora una donna in forze e tutt’altro che intenzionata a mettersi a riposo. «E’ sempre stata di buona fibra sia fisica che intellettuale» dice il nipote Roberto Matcovich. In pasticceria Nives è alla cassa. Affabile, amichevole e cordiale conquista il cuore dei maceratesi che non la dimenticheranno più. Poi nel 1986 Ettore cede la pasticceria già appartenuta al padre e al nonno prima di lui e per i due coniugi arriva il meritato riposo.
Una vita intensa quella di Nives vissuta nel ricordo bellissimo e allo stesso tempo doloroso di quella terra che aveva dovuto lasciare a causa della guerra. «Si sentiva italianissima – continua il nipote Roberto – e fierissima di esserlo. Un rapporto, quello con la patria, di amore e odio, divenuto conflittuale quando il governo voltò le spalle agli italiani dalmati. L’elegia del ricordo di quel periodo si è sempre fatta in famiglia. Non c’è stato un Natale in cui Nives non ripercorresse con noi parenti quei momenti. Amava il “Va, pensiero” e tutto ciò che comprendeva la fierezza dell’essere italiani». “Ti con nu, nu con ti”amava sempre ripetere Nives, motto dedicato a San Marco, che guidò la squadriglia dannunziana nell’impresa di Fiume. In poche righe postate su Facebook la nipote Irene Dipré la saluta così: «So che adesso non soffri più, so che sei con nonno Ettore, con il tuo piccolo Giovannino, con i tuoi cari che ti hanno preceduta e che sicuramente stai lassù a ballare il walzer con i tuoi amici dalmati che avranno già ordinato litri di maraschino per festeggiati. Lo so. Ciao grande donna, ciao instancabile battagliera Dalmata». I funerali si svolgeranno domani (23 febbraio) alle 15,30 nella cappellina dell’obitorio dell’ospedale di Macerata.
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una simpaticissima indimenticabile corazziera a cavallo. un altro pezzo della Macerata bella che se ne va.
Un abbraccio alla famiglia
Ricordo bene quando la Sigorina Matcovich giunse a Macerata insieme ad altri istriani e dalmati, in fuga dallo sterminio dei comunisti titini. Lo ricordo bene anche perché questi profughi ebbero tanti problemi per potersi inserire nel tessuto nazionale, accusati dai comunisti di casa nostra di essere fascisti, venuti per evitare la vendetta slava. La verità venne fuori dopo 50 anni e le foibe sul territorio carsico triestino ne sono la testimonianza.
Di fronte alla Sua bara, chino il capo riverente.
Mi piace anche ricordare quanto la Signora Matcovich Pompei fosse coinvolta nella conduzione della famosissima Pasticceria che iniziò la sua attività poco prima degli anni 30, quando Macerata ed il suo centro storico erano vivi, vitali.
Ricordo di una Macerata che oggi è leggenda.
In un raggio di 10 metri dalla pasticceria Pompei, insistevano negozi di grandissimo valore, quali Antognozzi-tessuti e vestiti di pregio, la cartolibreria Palmieri ( Canestrellu), l’orificeria Medori, ed il grande negozio di macchine per cucire Necchi.
Una Macerata veramente “granne” che non tornerà mai più.
Letto solo ora, invio sentite condoglianze alla famiglia