La storia di Macerata
attraverso le sue mura

MACERATA - Presentato il volume dedicato alla città d'incanto a cura dell'Accademia dei Catenati. Leggendo il libro si scopre che gli architetti di Loreto hanno modificato le cinta murarie a seconda delle nuove armi che minacciavano il centro urbano
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Porta Mercato (Piazza N. Sauro)

Porta Mercato (Piazza N. Sauro)

 

Gianfranco Pasquali - Porta San Salvatore (I Cancelli) alla fine del sec XVIdi Donatella Donati

A cura dell’Accademia dei Catenati, storica associazione maceratese che si occupa di storia di lettere e di arti, patrimonio culturale dei suoi cittadini, è stato curato un bel volume dedicato alla storia della città di Macerata vista attraverso le sue mura, i frammenti restanti delle sue origini, le distruzioni per la cementificazione negli ultimi due secoli. Gli autori dei saggi che corredano immagini e fotografie d’epoca e disegni ricostruttivi di quello che non c’è più sono la storica Mariella Troscè e l’artista Gianfranco Pasquali. Hanno lavorato insieme integrando le loro ricerche confrontandole, entrando nelle abitazioni costruite dentro le mura, scoprendo frammenti murari oggi completamente abbandonati e sconosciuti, ricostruendo l’immagine di un antico comune sorto nel XIII secolo. Favorito dalla quantità di vie che percorrevano le vallate e salivano sulle piccole colline il comune si è continuamente ampliato partendo dalle zone laterali e salendo lentamente verso quello che poi è stato il centro fortificato della città. Poco protetta all’inizio quando cominciarono dissidi e guerre che la minacciavano, Macerata si dotò di mura fortificate opera sempre di illustri architetti presi spesso in comodato da Loreto i quali modificarono le mura a seconda delle nuove armi che le minacciavano quando dagli assalti a mano armata si passò all’uso dei cannoni. Nei lunghi periodi di pace le mura divennero anche abitazioni e l’occhio attento dei due ricercatori ne ha trovato le antiche tracce in case attualmente abitate. Le foto e i disegni fatti con grande stile da Pasquali rivelano la bellezza di certe porte, di certi ormai chiusi ingressi, nel complesso di una città architettonicamente tra le più belle d’Italia. A presentare il libro il principe dell’Accademia Angiola Maria Napolioni e il professore Meriggi vice presidente dell’Istituito di Studi storici che ha fatto notare nel suo discorso l’assenza in sala delle istituzioni comunali di cui con quel libro si recupera in qualche modo la storia. Un applauso del folto pubblico ha accolto la notazione. Con sobrietà ha parlato anche la presidente della Fondazione Carima Rosi Del Balzo che ha mantenuto fede a un impegno preso dal precedente presidente per il contributo alla stampa del volume. Da tutte le parti i politici attribuiscono oggi alla cultura un valore dominante anche per la formazione morale dei nuovi cittadini ma quando si deve andare ai fatti tra le varie culture si scelgono quelle del cibo e della cucina. Mentre i relatori parlavano si è aperta una finestra nella grande sala che era un tempo aula del tribunale e un fiotto di odore di olio fritto vi è entrato. Questo odore sul calar della sera rallegra o infastidisce tutti i cittadini che si muovono per le strade della città che sembra diventata un ristorante a cielo aperto ma intanto i muri delle case già cominciano a risentirne i danni. Il bugnato del palazzo dei diamanti ha le pietre della sua facciata già un po’ rosolate dagli oli che si diffondono intorno a lui. Succede quando troppe cucine lavorano per alimentare la voglia di cibo che assorbe tutto il divertimento della città. I primi a lamentarsene poi sono proprio i muri e i delicati contorni degli architravi. Ma questo è il meglio che può capitare per dirla con un filosofo il famoso Pangloss che istruì il Candido di Voltaire perché tutto ciò che accade accade per il meglio. Ho riletto in questi giorni questo famoso librettino che tolta qualche esagerazione sembra rispecchiare la realtà del mondo contemporaneo. Pangloss controfigura di Leibniz insegna che il nostro è il migliore dei mondi possibili. Per questo Macerata può essere chiamata città d’incanto nonostante sia quasi impossibile tra le bancarelle e i fumi vedere i suoi palazzi ma per dirla con Candido «se questo è il migliore dei mondi possibili come saranno gli altri ?».



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