Tardella minacciata di morte:
“Ho dovuto cambiare vita”
La presidente della Maceratese è parte offesa in un processo al tribunale di Macerata. Dopo il fatto del tifoso ferito da un petardo domenica durante il derby dice: "Aiuterò la famiglia di Daniele Elia, in settimana andrò a incontrarlo in ospedale. Non possono succedere cose simili allo stadio e faccio appello ai tifosi"
di Gianluca Ginella
«Sono stata minacciata di morte, da allora la mia vita non è stata più la stessa». Così la presidente della Maceratese calcio, Maria Francesca Tardella, che questa mattina era al tribunale di Macerata per testimoniare in un processo in cui è vittima di presunte minacce che le avrebbero fatto due suoi ex soci Mirko e Fabio Sirolesi, di Corridonia. Tardella, al termine dell’udienza ha poi rivolto un messaggio a Daniele Elia, il tifoso rimasto ferito sugli spalti dell’Helvia Recina domenica per lo scoppio di un petardo: «Lo incontrerò in settimana, per lui faremo qualcosa». Ma prima del tifoso, Tardella ha dovuto testimoniare su di un fatto che l’ha riguardata direttamente. «Ho subito minacce di morte da parte da due miei ex soci della Stl immobiliare srl – ha detto Tardella al processo –. E’ successo a Collevario, dove io non ero presente ma mi è stato riferito (questo fatto viene contestato al solo Mirko Sirolesi, ndr) e in un cantiere di Macerata, in via dei Velini, nel 2012. Non so il motivo delle minacce. Ma in quel periodo avevo allontanato Mirko Sirolesi dalla società Stl immobiliare. Mirko Sirolesi, nel cantiere, mi ha detto: faccio venire i Casalesi, ricorda che la vita è breve e vale la pena di essere vissuta». Medesima minaccia che l’accusa attribuisce anche a Fabio Sirolesi. «Le minacce sono state reiterate, non è stato un caso isolato. Io da allora ho cambiato modo di vivere. Mi ha cambiato la vita e l’umore. E i sistemi di sicurezza intorno a me sono aumentati» ha detto Tardella. Anche una amica della presidente, Paola Piangiarelli, ha testimoniato in aula, confermando che «la vita di Mariella è cambiata, non è stata più spensierata come prima. Ora si guarda intorno, ha paura di essere spiata, pedinata. E’ rimasta molto turbata». Tardella al processo si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Andrea Canalini. I due imputati sono difesi dall’avvocato Giancarlo Giulianelli: «Ritengo che la vicenda vada ridimensionata in una animata discussione che è avvenuta tra persone dal carattere forte» ha detto il legale.
Tardella alla fine del processo ha rivolto un messaggio a Daniele Elia. «E’ stato l’avvenimento più tragico di una stagione esaltante. Non vale mai la pena rischiare la vita per una partita di calcio. Faccio un appello ai tifosi affinché non succeda più tanta violenza. Esprimo la mia vicinanza e quella di tutta la società al tifoso. Lo conosco, e so che lui ci seguiva sempre. Adesso saremo noi a seguire lui, con la nostra vicinanza e il nostro affetto. Ma per lui faremo qualcosa di concreto, ci stiamo organizzando e studieremo iniziative per aiutarlo. In settimana andrò a trovarlo in ospedale». Intanto le indagini proseguono e la Digos di Macerata sta analizzando i filmati allo stadio per risalire a chi abbia introdotto fumogeni nello stadio e il petardo con cui domenica è rimasto ferito ad una mano Elia (a causa dell’esplosione dell’ordigno il giovane, che fa il pizzaiolo, ha perso tre dita di una mano).

