Colmurano ricorda il soldato Nazzareno Quarchioni
Una «performance attoriale» di Giorgio Contigiani in scena sabato 24 gennaio al museo Ventura

Nazzareno Quarchioni
di Walter Cortella
L’attore Giorgio Contigiani ha presentato il progetto teatrale incentrato sulla figura del soldato colmuranese Nazzareno Quarchioni in una conferenza stampa con il sindaco di Colmurano Ornella Formica e i consiglieri. Il progetto si concretizzerà in una performance attoriale che andrà in scena sabato 24 gennaio al locale Museo Ventura, in anteprima assoluta. L’esibizione consisterà in un monologo scritto e interpretato dallo stesso Contigiani, frutto di una lunga, minuziosa e appassionata ricerca condotta in seno all’Isrec (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea) di Macerata e intitolato alla “Medaglia d’Oro Mario Morbiducci”. In quella circostanza Contigiani ebbe modo di imbattersi del tutto casualmente in una copia di un manoscritto con un titolo provvisorio, «Attraverso la Germania durante 20 mesi di prigionia e dopo liberati», che catturò subito il suo interesse. Era una copia fotostatica del diario sul quale il Quarchioni, un baldo muratore mandato in guerra alla soglia della maggiore età, aveva annotato, con uno stile particolarmente erudito non pedante ma gradevole alla lettura, i suoi pensieri, le paure, le preoccupazioni, le considerazioni e le amare riflessioni sul destino suo e dei commilitoni, divenuto ancor più problematico e indecifrabile dopo quell’infausto 8 settembre 1943, quando fu colto dall’armistizio a Mersini, piccolo villaggio della Grecia del nord, nei pressi di Giànnina, quasi al confine con l’Albania, dove si trovava inquadrato nel 27° Battaglione Mortai.

L’ultima pagina del diario di Nazzareno Quarchioni
In quel momento di grande confusione i nostri soldati si ritrovarono improvvisamente allo sbando, senza più direttive da parte delle superiori autorità politico-militari. Ognuno di essi, ormai abbandonato a se stesso, dovette prendere in piena autonomia e rapidamente una gravosa decisione sul come affrontare il dopo-armistizio. Se la situazione si presentò subito difficile ai nostri combattenti impegnati sul territorio nazionale, ancor più difficile dovette apparire a quelli che si trovarono sbandati, in terra straniera, alla mercé di vecchi e nuovi nemici. E così il buon Quarchioni in quel nero 8 settembre, insieme a tanti altri commilitoni, scelse secondo coscienza e buon senso di non collaborare né con i partigiani greci né con quella parte dell’esercito italiano che, sotto le insegne della neonata Repubblica di Salò, continuava la sua assurda e scellerata guerra a fianco dei tedeschi. Conseguenza di questa terribile scelta fu la prigionia. Nazzareno Quarchioni, sotto la ferrea scorta dei soldati nazisti, fu deportato in Germania e dopo un lungo e faticoso calvario, giunse a Dortmund, in Vestfalia, passando attraverso Albania, Bulgaria, Jugoslavia, Ungheria e Austria e al termine di questo disumano viaggio di 12 giorni su un treno merci fu rinchiuso in un campo di prigionia dove, lavorando duramente tra indicibili sofferenze e incredibili privazioni e umiliazioni, trascorse complessivamente venti mesi.

Il sindaco Ornella Formica tra Giorgio Contigiani e Mahena Mariani
Fu liberato, infatti, l’11 aprile 1945 ma riuscì a tornare a casa solo nel settembre dello stesso anno. Che cosa fece e dove visse in quel lasso di tempo? Con quali mezzi e in quali condizioni psico-fisiche giunse a Colmurano? Come fu accolto dai famigliari e compaesani? Non è dato saperlo e queste domande sono destinate a rimanere senza risposta poiché quel diario, custodito con tale cura che le feroci guardie del campo non poterono mai trovarlo, si chiude proprio con la liberazione dei prigionieri di quel campo di lavoro da parte delle truppe americane. Una volta riabbracciati i parenti, il Quarchioni stese sui terribili avvenimenti connessi con la lunga prigionia in Germania un impenetrabile velo di silenzio.

Frontespizio del diario di Nazzareno Quarchioni
Negli anni seguenti tenne il più stretto riserbo sulla sua vicenda perfino con la moglie Anna e le figlie Maria Grazia e Marisa, presenti alla conferenza stampa in compagnia del genero Mario Piccinini, della nipote Laura e del pronipote, il piccolo Silvio Tallè. Questo atteggiamento ci dice molto sul carattere schivo di Nazzareno Quarchioni, uomo abituato a lavorare sodo e poco incline all’autocommiserazione. Non possiamo più ascoltare il suo racconto perché ci ha lasciato nel 2005, a 83 anni. Ma per fortuna Giorgio Contigiani, pur senza volerlo, ha squarciato quel velo di oblio e su quel diario, conservato ormai come una reliquia dalla famiglia, ha scritto un testo teatrale che dopo la imminente performance di Colmurano sarà riproposto alle scolaresche di Macerata e il 28 gennaio, in doppio spettacolo, al Teatro Durastante di Monte San Giusto e poi ancora a Fermo.
(Foto di Rosita Feri)
