Un presepio virtuale e un buon 2015 con l’aiuto di Leopardi
Gli auguri al nostro territorio con i versi dal poemetto “Re Magi” scritto in endecasillabi dal poeta all’età di dodici anni
Per monti, e valli, e per deserte piaggie,
E fra l’orror d’abbandonate selve
Muovono il passo gli Orientali Regi
Di bella fede, e di speranza ornati;
Mirano a lor d’innanzi il fulgid’astro
Splender amico, e de la notte il bujo
Diradar con la luce ampio–raggiante.
Traiamo dal poemetto “Re Magi” scritto in endecasillabi da Leopardi all’età di dodici anni questo frammento di versi luminosi che descrivono il viaggio dei Re magi verso la reggia di Erode prima e poi alla sacra capanna.
Ma già la sospirata, umil cappanna
Di luce circondata, e dai celesti,
Alati spirti corteggiata intorno
Giungono a ravvisare; a simil vista
Giubilanti mandar s’odon tai voci:
Salve, cappanna umil, di un Nume albergo,
Salve, Infante Signor, che dal superno
Cielo scendesti a diradar l’oscure
Tenebre de la colpa.
Offriamo così ai nostri lettori quel presepio negato dalla piazza. A scrivere è un giovanissimo poeta che si ispira alle sue esperienze culturali e alla sua visione del mondo. Secondo Maria Corti, che ha raccolto in un volume tutti gli scritti di Leopardi dagli undici ai tredici anni, le radici della sua poesia e della sua prosa affondano negli studi fatti con l’abate Sanchini fin dalla fanciullezza e stilemi ed idee di libero pensiero e di grande maturità culturale crescono insieme con la sua età, approdando agli alti esiti delle sue composizioni. Con i brevi riferimenti a questo poemetto è bello fare gli auguri alla città di Macerata di una possibile ripresa nell’anno appena cominciato. Sul suo destino in ambito generale sono uscite voci non particolarmente gradevoli quando, ipotizzando la riorganizzazione delle regioni diminuendone il numero e favorendo gli accorpamenti, arrivando alle Marche si è sentito usare un aggettivo non piavevole: “divise”. Ciò che invece rende particolare la nostra regione è l’essere così varia nei suoi panorami e nella sua storia ma fondata su una identità che corrisponde al desiderio di fare e di fare bene e alla chiarezza degli obiettivi da raggiungere, che sono in fondo comuni a tutte le province: ampliamento del riconoscimento e della diffusione del suo grande patrimonio culturale nell’arte nella letteratura e nella musica utilizzo di questo patrimonio per una crescita non solo economica ma anche e soprattutto dei suoi cittadini, abbandono di tutti i maneggi e le trame che accompagnano il formarsi delle amministrazioni pubbliche, rispetto della qualità di chi si propone a guidarle e l’entusiasmo attivo di tutti coloro che partecipano a vario titolo alla vita sociale e associativa. Leopardi un suggerimento ce lo dà quando nell’ultima sua poesia, La Ginestra, all’altro estremo degli scritti fanciulleschi ,”nulla al ver detraendo”, fa riferimento ad una “social catena” per combattere il nemico comune, la natura con i suoi terremoti, le sue eruzioni e i danni che procura. Potremmo dire per interpretazione a posteriori che la prevenzione di questi danni che si sono in tutte le epoche dimostrati tanto funesti si basa proprio sulla capacità degli uomini di improntare le loro azioni alla solidarietà.

Er presepio de la Resceli
Er boccetto in perucca e mmanichetti
è Ssan Giuseppe spóso de Maria.
Lei è cquella vestita de morletti
e de bbroccato d’oro de Turchia.
Vedi un pupazzo pieno de fiocchetti
tempestati de ggioje? ecch’er Messia.
Cazzo! evviva sti frati bbenedetti,
che nun ce fanno vede guittaria!
Cuello a mezz’aria è ll’angelo custode
de Ggesucristo; e cquelli dua viscino,
la donna è la Sibbilla e ll’omo Erode.
Lui disce a llei: «Dov’ello sto bbambino
che le gabbelle mie se vò ariscòde?».
Lei risponne: «Hai da fà mórto cammino».