Trenta pullman da Macerata
per dire no al Jobs Act di Renzi

MOBILITAZIONE CGIL - Art.18, video sorveglianza e cambi di mansione le norme contestate. Il segretario Daniel Taddei: "Togliere diritti a chi ce l’ha non aiuta chi è senza lavoro, la politica contrappone le parti più deboli del paese"
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Daniele Taddei (segretario provinciale Cgil Macerata)

Daniele Taddei (segretario provinciale Cgil Macerata)

di Gabriele Censi

“Mantenete la calma” avverte Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil, prima di lanciare un video, rivolgendosi alla platea del direttivo della Cgil provinciale allargato a Rsu e Rsa del territorio. Quando la registrazione parte si capisce perché. E’ il presidente del consiglio Renzi che spiega il Jobs Act ai cittadini e conclude con un interrogativo rivolto in modo palese proprio alla Cgil: “Voi dove eravate?”. Da qui parte la mobilitazione che il sindacato ha avviato verso il 25 ottobre con la manifestazione nazionale a piazza San Giovanni e lo slogan “Lavoro, dignità, uguaglianza per cambiare l’Italia”. La scelta è di contrastare il premier sul suo campo, quello della moderna comunicazione. In risposta a Renzi sfilano sullo schermo della sala convegni della Provincia a Piediripa le video testimonianze di lavoratori, pensionati, sindacalisti, studenti, precari, che raccontano la loro esperienza e dicono ‘dov’era la Cgil’.

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Una delle video testimonianze

Siamo nelle fabbriche, nei campi, sulla strade, negli uffici, – dicono – per difendere i diritti”. In particolare molti ricordano il 23 marzo del 2002 quando a Roma, al Circo Massimo, manifestarono circa 3 milioni e mezzo di persone in difesa dell’articolo 18. “Ma non è solo l’articolo 18 il problema – dice Taddei-  in questa legge delega ci sono almeno altri due provvedimenti che ci riportano indietro nell’ottocento in tema di diritti: l’introduzione della videosorveglianza nei luoghi di lavoro e la possibilità del cambio di mansione e del relativo stipendio. Norme che scavalcano la buona prassi degli accordi sindacali che in alcuni casi hanno regolamentato anche queste materie”.

CGIL (1)“Togliere diritti a chi ce l’ha – continua il segretario Cgil- non aiuta chi è senza lavoro, la politica contrappone le parti più deboli del paese, giovani e pensionati, dipendenti pubblici e privati, precari e lavoratori a tempi indeterminato, noi vogliamo unire. La dignità nei luoghi di lavoro e nella vita sociale sono il fondamento della società. Alle 46 forme di contratti di lavoro aggiungerne un altro non è semplificazione. Agli annunci rispondiamo con le nostre chiare proposte, vogliamo ammortizzatori sociali per tutti e le risorse le dobbiamo prendere dalla patrimoniale, per superare le disparità sociali. Vogliamo cambiare la scuola, il recupero del territorio e la messa a norma dell’edilizia pubblica, il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. E soprattutto lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Sono questi gli impedimenti all’investimento dall’estero, non l’articolo 18”. Sul tema dell’edilizia interviene il responsabile di settore Massimo De Luca: “Noi non abbiamo l’articolo 18 ma non è un impedimento al licenziamento se dal 2008 nel nostro comparto abbiamo perso in Italia 800 mila addetti e nella nostra provincia circa 5000”.

CGIL (5)La battaglia è aperta e poco importa se si porterà dietro una nuova spaccatura nella triplice. “Non possiamo prescindere dagli impegni verso i lavoratori e dai documenti congressuali – conclude Taddei – quindi andiamo avanti anche senza Cisl e Uil, ma se i loro dirigenti non condividono le nostre scelte così non è per molti loro iscritti che saranno con noi a Roma. Ci siamo dati un obiettivo ambizioso, portare 30 pullman, con noi ci saranno anche gli studenti e molte associazione del territorio”. E nel frattempo è lanciata anche l’offensiva “social” con i video messaggi da far girare su Twitter e Facebook. “E non si dica che siamo un sindacato ottocentesco”

 

 

 

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