Il comitato Renzi analizza il voto:
“I giovani lasciano il Pd, non solo per Grillo”

MACERATA - Ricotta (“I grillini non ripeteranno mai un tale successo alle amministrative") e il segretario Micozzi ("Il voto nel capoluogo è comunque positivo") gettano acqua sul fuoco, ma i renziani attaccano con l'ex assessore all'urbanistica Mauro Compagnucci ("Bisognava prendere i voti al centro e a destra") e Giovanni Scoccianti che evidenza il mancato rinnovamento
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Nicola Perfetti, Stefano Di Pietro e Paolo Micozzi

 

renziani

L’incontro di ieri sera all’Hotel Claudiani

di Maurizio Verdenelli

“Si, abbiamo perso però siamo primi!”. Il grido dell’orgoglio democratico ferito sgorga quasi alla fine per bocca di Nello Rocci, da Appignano, intagliatore del legno in pensione (600 euro al mese). Non vorrebbe parlare l’anziano falegname dopo una riunione fiume sull’analisi del voto, promossa dal comitato renziano: prima di lui hanno preso la parola avvocati ed architetti. E lui, timido, si rivolge al tavolo dove siedono Paolo Micozzi, Stefano Di Pietro e Nicola Perfetti: “conosco Ricotta da piccolino, abitava vicino casa mia, l’ho visto scolaro in calzoncini corti, vorrei poter dire la mia…”. Ricotta se n’è andato da un pezzo. L’avvocato difende alla meglio Bersani, se la prende con l’alleanza con la Sel, molto con Berlusconi e moltissimo con Grillo e dà quasi ragione a chi in Germania ha detto che “sono stati eletti due clown”: “In fondo non si sono sbagliati di molto”. “Grillo è un Berlusconi diverso”.

In sala, poche decine di militanti, l’atmosfera è dimessa ed insieme rabbiosa. I giovani maceratesi sembrano aver voltato le spalle al Pd. Il M5S ha preso 900 voti in più alla Camera. “Annibale è alle porte”. “Arrivano i nuovi barbari della politica”. Ricotta getta acqua sul fuoco. “I grillini non ripeteranno mai un tale successo alle amministrative. Non c’è paura di un ribaltone nelle maggioranze degli enti locali. Qui si vota chi si conosce, chi riscuote la nostra fiducia. Il M5S è un fantasma che si aggira sulla città. Chi sono i grillini maceratesi? dov’è il loro direttivo?”.

Dall’auditorium del Claudiani dove ieri sera si è tenuta la riunione, qualcuno grida: “Non ce l’hanno!”. “In fondo -dice ancora il capogruppo del Pd- abbiamo avuto due eletti, e siamo sempre oltre il 26% in città. A Macerata siamo andati meglio che in provincia, inoltre”. Non ci sono molti applausi per il ‘bersaniano’ presidente dell’assemblea provinciale degli iscritti, da parte della ‘fossa dei leoni’. Ma neppure fischi. Il cenno critico nei confronti del Sel, di quell’alleanza voluta perchè “a sinistra del Pd non ci fosse nessuno” è piaciuta ai renziani restando l’unico motivo aggregante tra le due anime del Pd.
Dopo il suo intervento, il ‘compagno Narciso’ se ne va lasciando il segretario Micozzi in un’imbarazzata solitudine. Un altro, concomitante appuntamento aspetta il prossimo assessore nel vicino cinema Italia: il summit sul centro storico. Naturalmente la parola ‘compagno’ non verrà mai pronunciata nel corso della serata, ad eccezione del ‘compagno Rocci’ nel Pci sin dal 1954: “So di compagni che hanno optato per Grillo”.

Già, perchè l’antica base ‘comunista’ è restata aggrappata al Pd come ad un amore pieno di spine ma irresistibile: “Chi ce l’ha un partito come il nostro?! Parliamo dei nostri problemi in mezzo alla gente. Renzi e Bersani sono un bene prezioso da difendere insieme” grida Giuseppe Cerquetti che chiede anch’egli, come poco prima Mauro Compagnucci, un’assemblea plenaria del partito. E Dalveno Antinori, infermiere con una pensione da 1.200 euro: “Perchè si garantiscono le rendite di chi in quiescenza prende decine di migliaia di euro al mese, e si spazzano via dalla mattina alla sera le garanzie di poveracci come noi?”. Su Macerata: “Carancini non sta facendo troppo male”. La base ribolle, seppure con cirenaica moderazione. Alberto Emiliozzi, operaio dai capelli bianchi: “Sapevo che sarebbe finita così. In fabbrica ho sentito i miei compagni di lavoro tifare per il Movimento a 5 stelle. Anch’io sono stato tentato…”. Poi se la prende con la Cgil e la Camusso. Da non credere all’epoca della ‘vittoria di Grillo’, ‘l’ombra che cammina’ per dirla con l’immaginifica affermazione ‘in salsa maceratese’ di Ricotta.

Non solo il Sel di Vendola (“persona mite ed amabilissima” chiarisce, discreto, Giovanni Scoccianti “ma in Puglia abbiamo visto com’è andata…”) ma anche il concetto di sinistra è nel mirino. “Non ce ne può fregare di meno…a sinistra… bisognava prendere i voti al centro ed anche a destra”. E’ un’esplosione, trasteverina ma liberatoria, quella dell’ex assessore comunale, Mauro Compagnucci. Urla così forte al microfono che qualcuno glielo dice, e lui si perde il passaggio successivo (ammette) del discorso. Che però è chiarissimo, nella fustigazione. E Compagnucci cinge il Pd bersaniano di un cilicio pesantissimo, che neppure Jacopone da Todi… “Il problema non è Grillo… è nostro (applausi scroscianti ndr). Stiamo male. Tuttavia più siamo cattivi con il centrosinistra, più gli facciamo del bene”. Ancora: “Rottamare è l’ultima delle cose anche se fa molto male”.
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Rottamazione (principio renziano utilizzato ieri sera solo dall’ex esponente del Pri) fa rima con contaminazione: termine di cui al ‘Claudiani’ si è addirittura abusato. “Chi ha paura di essere contaminato da voti di altre aree non può pensare come un partito maggioritario” aveva detto in apertura il coordinatore del comitato renziano, Nicola Perfetti.
La contaminazione è riferita alle primarie, mal organizzate a Macerata prima di Natale (lo ammette volentieri Di Pietro con la pronta adesione della sala: “Stendici un velo pietoso”).

Afferma Compagnucci: “Dalle primarie sono usciti candidati conservatori sulla spinta dalla parte più conservatrice del partito: qualcuno mi vuole cacciare dal Pd per questo?!dichiara e poi fa poi l’elogio di Graziano Pambianchi, che l’aveva preceduto. L’ex vice sindaco repubblicano, 71 anni, aveva ricordato il suo primo ‘apprendistato’ politico, diciassettenne, in casa di un parente: il deputato comunista Vinicio Berioni (“eletto nel ’48 e poi sostituito alla scadenza da una funzionaria del partito”). Pambianchi fa un sussulto di orgoglio repubblicano: “A Macerata la gloriosa Edera ha trasfuso forze fresche, sangue e linfa prima in Alleanza democratica e poi in questo partito che speriamo continui ad essere quello sognato”. E non si nasconde naturalmente forti dubbi.

In sala, dopo il segretario Micozzi (l’avvocato fa il difensore d’ufficio: Non siamo andati male a Macerata) e l’ex assessore Di Pietro, statisticamente spietato (“E’ una sconfitta cocente, abbiamo perso tremila voti in pochi anni: da 10.136 a 6.672, i giovani non ci vengono più dietro: a me non l’avrebbero perdonato!” paventando che il Pd nel 2050 torni ad essere Pci) molto atteso l’intervento di Giovanni Scoccianti, “filorenziano” ma per scelta propria coincidente (dichiara). Riguardo ad uno dei temi caldi post elettorali, confessa al cronista: “Guardi: mia figlia Alessia –colei che ha fatto ‘il gran rifiuto’ ndr– ha scelto di testa sua nel tirarsi da parte, nel non voler essere della partita degli incarichi di giunta. Io certo non lo tirata per la manica, ma sono orgoglioso di lei”. Questione di famiglia, l’Aventino. Lui è stato il vice di Mandrelli alla segreteria e ‘camerlengo’ dopo l’addio dell’avv. Bruno. Ora è tra i renziani, ‘per caso’: “Matteo non è il Grillo del Pd”. Ancora: “Non cerco, come Alessia, incarichi, mai fatto”. Scoccianti entra a gamba tesa sul caso Macerata dopo aver criticato nell’ordine: la campagna elettorale, D’Alema, Bersani e le primarie che “hanno esposto il segretario provinciale Roberto Broccolo ad una brutta figura”. “Irene Manzi è persona degna, una giovane gentile e piena d’impegno alla quale auguriamo proficuo lavoro alla Camera cui è stata eletta. Dov’è però quel rinnovamento richiesto ad un partito come il nostro che ha mostrato, dai numeri pressocchè uguali ottenuti alla Camera e al Senato, di non essere più attrattivo nei confronti dell’elettorato giovane?!”.

E’ mezzanotte, quando si chiudono le luci del salone. Vorrebbero tutti parlare: “Nei convegni medici si chiuderebbero i microfoni” avverte il dottor Luigi Nardi che rinuncia tuttavia neppure lui nell’intervenire: “Gli scenari sono brutti”. L’inverno dello scontento dei renziani continuare ad imperversare anche nella serata di marzo che attende tutti fuori dal ‘Claudiani’. Temendo più che Annibale-Grillo ‘ad portas’, le decisioni del temporeggiatore Carancini e dei bersaniani “che di tagliare proprio non vogliono” -sussurrano (ormai) a voce alta i renziani.



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