Omicidio Lofty Draift
Diciassette anni di reclusione a Faycal

PORTO RECANATI - L'uomo è ritenuto il mandante. Ganna Prokofyeva che ha fatto da esca è stata condannata a nove anni e sei mesi

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L’Hotel House

 

di Cristina Grieco

Lunghe ore di attesa per la sentenza che ha chiuso il primo grado del processo che vedeva imputati Ben Alì Faycal e Ganna Prokofyeva per l’omicidio del marocchino 25enne Lofty Draif. Una sentenza che sembra aver scontentato tutti, dal Pubblico Ministero Andrea De Feis, che ha già preannunciato l’intenzione di fare appello ai rispettivi difensori degli imputati.
Mutato il titolo del reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, Ben Alì Faycal è stato condannato a diciassette anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena ed espulsione dal territorio nazionale dopo l’espiazione della condanna. Più leggera la pena per Ganna Prokofyeva condannata a nove anni e sei mesi di reclusione oltre all’interdizione dai pubblici uffici, interdizione legale per la condanna e successiva espulsione. Per entrambi è stata inoltre disposta la condanna al risarcimento delle parti civili per ora quantificato in 40.000 euro ma il cui preciso ammontare verrà stabilito in sede civile.
La Prokofyeva per la quale il Pm aveva chiesto 10 anni di detenzione, è considerata l’esca che aveva attirato il Draif nelle grinfie dei suoi aguzzini che l’avrebbero poi pestato a sangue fino ad ucciderlo mentre Ben Alì Faycal è ritenuto il mandante del delitto e per lui il Pm aveva chiesto una condanna a 24 anni (leggi l’articolo) . Il differente trattamento punitivo tra gli imputati è dovuto al diverso conteggio applicato ai due nel bilanciamento tra circostanze attenuanti ed aggravanti. A Faycal sono state riconosciute solo le attenuanti equivalenti che hanno fatto sì che la pena di partenza fosse più alta alla Prokofyeva invece, sono state riconosciute le circostanze attenuanti prevalenti così che la pena di partenza ha subito una diminuzione secca di un terzo. Timida soddisfazione espressa dagli avvocati delle parti civili Riccardo Sacchi e Stefania Berdini i quali hanno dichiarato: “Siamo cautamente soddisfatti quanto meno della quantificazione della pena – non eravamo interessati ad una condanna a tutti i costi volevamo solo che venisse accertata la verità sul piano processuale di quanto accaduto, ci riserviamo tuttavia la lettura della motivazione per capire come agire”. Amareggiato il procuratore della Prokofyeva, l’avvocato Giulio Abate, il quale ha dichiarato: “Non è possibile ottenere una condanna del genere per una ragazza che si è limitata a fare una telefonata e che tra l’altro ha dei grossi problemi di salute – e ancora – quanto meno è stato accertato che mancava la volontà di compiere questo omicidio da qui la condanna per omicidio preterintenzionale. È ovvia l’intenzione di ricorrere in appello”. Più serena l’analisi dell’avv. Vando Scheggia, procuratore di Ben Alì Faycal, il quale ha commentato: “Un sicuro motivo di appello sarà il mancato riconoscimento da parte della Corte dell’attenuante, chiesta peraltro dallo stesso Pubblico Ministero, di aver agito per reagire ad una precedente provocazione – e ancora – insisteremo perché gli venga riconosciuta la prevalenza delle circostanze attenuanti cosa che comporterebbe uno sconto di pena di circa sei anni di reclusione. Tuttavia decideremo il da farsi solo dopo aver preso visione della motivazione.” Visibilmente scosse e in lacrime hanno lasciato l’aula la mamma e la sorella di Ganna Profokoyeva che oggi, a differenza di Ben Alì Faycal, non era presente in aula. L’avvocato Abate ha giustificato l’assenza dichiarando che la stessa non era in condizioni di salute tali da poter reggere tanta tensione anche visto che nel corso dell’ultima udienza, quando ha sentito la richiesta di condanna mossa dal PM nei suoi confronti, ha accusato un malore. Occorrerà dunque aspettare novanta giorni per poter prendere conoscenza dell’iter che ha portato la Corte a pronunciare queste condanne.


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