Corsi di yoga in carcere

CAMERINO

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di Sara Santacchi

La vita in carcere rappresenta una realtà estremamente complessa, spesso priva di contatti con la società esterna. In questa prospettiva, allora, lo sport può diventare un valido strumento di vita finalizzato a far vivere l’esclusione dal modo civile con dignità. È questo quanto si è riproposto il carcere di Camerino che, grazie a fondi regionali, è stato in grado di realizzare, per la prima volta, un corso di yoga all’interno nella casa circondariale. Una disciplina questa che attraverso pratiche, posizioni e meditazione, permette di raggiungere un riequilibrio psicofisico e un generico stato di benessere. I corsi sono distinti per uomini e donne e affidati all’insegnante di lyengar yoga, Karin Montali. Vanno ad aggiungersi a questo corso anche un’ulteriore serie di progetti, come la “Pet therapy” finalizzato alla socializzazione con gli altri detenuti. Con lo stesso intento nascono, quindi, anche il corso di musica, tramite il maestro Vincenzo Pierluca e quello di teatro seguito da Ada Borgiani, che si concluderanno con uno spettacolo finale. Volti al reinserimento sono, poi, il corso di pittura, affidato a Barbara Mastrocola e quello artigianale, organizzato dalla Confartigianato, in cui i detenuti possono mettersi alla prova con mestieri quali il falegname, il calzolaio o la sarta. «Ritengo queste attività molto positive – ha dichiarato il vice sindaco Gianluca Pasqui – per il reinserimento di persone che pur dovendo scontare una pena devono mantenere il proprio equilibrio psicofisico e la propria dignità, in quanto persone». Della stessa idea è l’Assessore Pupilli che, inoltre, aggiunge «una particolare attenzione al corso di yoga, svolto per il primo anno, volto a stimolare e incoraggiare la personalità dei detenuti. Quelle di Camerino sono persone che stanno scontando pene mediamente brevi, quindi è importante avere una particolare attenzione sugli aspetti che possono favorire un migliore reinserimento nella società civile».


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