Programma in 27 punti
nelle politiche per la famiglia
Illustrato dalla Giunta provinciale
Un “piano” di ben 27 azioni programmatiche per lo sviluppo di politiche per la Famiglia da adottarsi a partire da quest’anno sul territorio provinciale, anche con il coinvolgimento dei Comuni, dell’associazionismo e di altre istituzioni che operano nel settore sociale. E’ quanto ha previsto la Provincia di Macerata per dare pratica attuazione ad uno dei cardini delle linee programmatiche dell’Amministrazione provinciale per il quinquennio 2011/2016. Il “piano”, illustrato dal presidente Antonio Pettinari e dall’assessore alla Famiglia, Leonardo Lippi, durante una conferenza stampa a cui ha partecipato l’intera Giunta, si articola in sette linee strategiche che vanno dalle politiche tariffarie (agevolazioni e forme contributive di equità economica) alle politiche abitative, dall’assistenza familiare alla conciliazione dei tempi “famiglia-lavoro” alle Pari opportunità, dall’associazionismo e il volontariato ai servizi a favore della famiglia ed infine a programmi di comunicazione tra i quali l’approntamento di un “bilancio sociale-familiare” e l’istituzione della giornata provinciale per la famiglia. “Questa programmazione – ha detto il presidente Pettinari – parte dall’assunto che la famiglia è il nucleo fondamentale per il pieno ed equilibrato sviluppo dell’individuo e che la stessa, specie nell’attuale momento di crisi economica e di valori, debba essere valorizzata e accompagnata attraverso concrete misure di sostegno”. Tra le singole azioni programmate figurano sia quelle necessarie ad analizzare, monitorare e individuare criticità del welfare, sia quelle volute per offrire aiuti concreti alle famiglie. Nella prima tipologia rientrano la “mappatura” delle famiglie numerose residenti nella provincia di Macerata, la sperimentazione di regolamenti per l’accesso delle famiglie a servizi a tariffe agevolate, l’analisi dei fabbisogni abitativi delle famiglie, lo studio di nuovi modelli di organizzazione del lavoro per le donne lavoratrici, lo sviluppo di nuove e più moderne forme di volontariato ed associazionismo. Tra le azioni ideate per offrire strumenti di sostegno e supporti all’assistenza e alla cura figurano “buoni” per famiglie numerose ed indigenti, “buoni-casa” per giovani coppie, voucher e altre forme di sostegno alla conciliazione famiglia-lavoro, formazione elenco degli assistenti familiari, azioni a favore dei giovani in famiglia, attività formativa per giovani coppie/genitori, sportello famiglia, certificazione strutture a misura di famiglia, potenziamento centro anti violenza, sostegno alle attività del terzo settore svolte a favore dei nuclei familiari, realizzazione di iniziative per accrescere il livello di sicurezza percepito dalle famiglie, sostegno alle iniziative di integrazione con le famiglie straniere. Complessivamente, per solo alcune di queste azioni, la Provincia ha già individuato fondi propri o quote del fondo sociale europeo, per circa tre milioni e 200 mila euro. Il Piano delle azioni in materia di politiche familiari, già portato a conoscenza dei Sindaci in occasione delle recente Conferenza delle autonomie locali, avrà una più puntuale indicazione di interventi in sede di bilancio previsione e programmatico per il triennio di prossima approvazione in Consiglio provinciale. “Esso è stato strutturato – ha sottolineato al termine dell’ampia illustrazione in conferenza stampa l’assessore Lippi – volendo considerare la famiglia come qualcosa in più della mera sommatoria dei suoi singoli elementi, come una risorsa fondamentale del territorio, un vincolo da rafforzare, un investimento per il futuro di tutte le generazioni”.
L’opinione di Nanà.
Province si, … province no.
Province certamente SI, …ma non così.
Il dibattito sulla necessità o meno di mantenere le Province non ci appartiene, riguarda soprattutto i luoghi dove sono presenti le città metropolitane, ove gli abitanti delle città a volte superano quelli del restante territorio provinciale.
Se osserviamo il problema da un altro punto di vista, per inciso non quello cui i politici di convenienza ed i media ci propongono, le province non sono altro che un ambito territoriale che accomuna diversi comuni.
Nella Regione Marche, soprattutto, le 5 province rappresentano ambiti territoriali abbastanza equilibrati ed omogenei con dimensioni “umane” (Macerata soprattutto) e la Provincia, se solo volesse, potrebbe avere un ruolo importantissimo.
Pensare alla sola esistenza della Regione ed i Comuni è sproporzionato, la Regione è troppo grande e diversificata e rischia di sacrificare le specificità territoriali (si veda le scelte in materia di sanità); inoltre solo pensare a servizi Regionalizzati è pura utopia (basta vedere gli esiti dell’assurda iniziativa, peraltro costosissima, dello centro unico di prenotazione sanitaria (CUP) istituito a livello regionale).
I 57 Comuni della provincia di macerata sono troppo piccoli, per la maggior parte e tendono a replicare per altrettante 57 volte gli stessi servizi.
Beh, …riterrei che alcuni servizi Comunali potrebbero fatti senza difficoltà alla Provincia (date le tecnologie oggi presenti), ciò senza perdere la tanto ambita autonomia, ma riducendo notevolmente i costi in un ambito territoriale “gestibile”. Alcuni esempi:
– gestione del servizio anagrafe a livello provinciale (naturalmente con sportelli locali comuni a più realtà comunali);
– accorpamento delle Polizie Municipali alla Polizia Provinciale;
– ufficio personale provinciale comune a tutti i comuni (tutti applicano lo stesso contratto di lavoro).
Ci sarebbero tantissimi altri esempi interessanti da fare, ma per ritornare all’articolo che riguarda la famiglia ed i servizi sociali:
– istituzione coordinamento delle politiche socio-sanitarie a livello provinciale.
–
Solo così il programma della giunta provinciale di 27 punti può avere un senso, diversamente E’ SOLO UN NUOVO “DOPPIONE”, SE NON ADDIRITTURA “TRIPLONE”.
Ha forse dimenticato, la Provincia, che esistono i Comuni e gli Ambiti Territoriali Sociali?!?!
Forse non sa che i Comuni hanno una più che aggiornata mappatura delle famiglie nei territori?
Non è forse un po’ tardi per l’analisi dei fabbisogni abitativi delle famiglie (non è forse evidente che si è costruito oltre le necessità?)?
Non è forse un po’ tardi per la pubblicazione del bando di conciliazione “tempi di vita e tempi di lavoro”? (il lavoro c’è; la gente tiene anziani e bambini a casa; le strutture per anziani e per minori soffrono richieste ridotte all’osso).
La Provincia non forse state ridotti i contributi alle associazioni di volontariato?!?
Ecc., ecc., ecc….
Ancora una volta la Provincia si bea della propria “superiorità” ed impone scelte senza tener conto delle strutture preposte.
Mi ricorda lo sfortunato “118 sociale” (poi “anziani non più soli”) istituito dall’allora giunta Silenzi (amministratore passato agli annali della storia con “i ponti” di Villa Potenza ed il “118 sociale”.
Era un servizio che esisteva già da tempo, organizzato da molti comuni con le associazioni di volontariato.
La Provincia, con la sua mole ed i suoi soldi, spazzò via il vecchio; formò giovani (che fecero lo specifico corso di formazione ancora attendono un’illusoria occupazione) ed avviò un servizio piuttosto costoso per la collettività. Risultato: il servizio è ormai ridotto all’osso, praticamente smembrato.
Resta la legittima richiesta degli utenti, le difficoltà che i comuni e gli ambiti sociali (sui quali sono ricadute le conseguenze di una scelta imposta dall’alto) di arrabattarsi per cercare di mantenerlo senza più fondi per gestirlo.
A Pettinari un invito: le province non vanno eliminate, …ma si stanno purtroppo eliminando da sole (se continuano così).
Dimostri, uomo di esperienza politica “destra e sinistra”, che la provincia di Macerata non è un peso inutile, ma quel volano di sviluppo che può senz’altro diventare rapidamente.
Concordo con quanto dispone la nuova riforma delle provincie: enti di secondo livello con sole finalità di indirizzo e coordinamento amministrativo. Anche in questo caso, per le politiche sociali, la provincia deve abbandonare il presunto ruolo di “maggiorente”, ma assegnare le poche risorse disponibili ai comuni, meglio se liberamente associati. Molto di più dovrebbe invece fare la provincia per cercare a livello europeo, le risorse necessarie a sostenere un livello accettabili dei servizi. Non come fa la nostra provincia che con una mano da e con l’altra toglie alle famiglie, specie a quelle meno abbienti (vedi nuova tassa sulle RC auto).