Lions Macerata: conferenza sul federalismo fiscale

Nel corso dell'appuntamento di ieri sera il Prof. Giulio M. Salerno (Facoltà di Economia dell’Università di Macerata) ha illustrato quelle che potrebbero essere le problematiche del processo attuativo.

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lions-stemmaIeri il Lions Club Macerata Host presieduto da Massimo Serra, ha organizzato una conferenza sul tema “Il federalismo fiscale: un progetto complesso tra la Costituzione e il percorso attuativo” tenuta dal Prof. Giulio M. Salerno, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Macerata.

La relazione ha preso avvio dall’analisi di alcuni aspetti problematici che sono sullo sfondo della riforma del federalismo fiscale. Occorre infatti considerare, in primo luogo, il fatto che la nostra Repubblica non è federale, ma è una Repubblica unitaria e nello stesso tempo decentrata. Al suo interno, in particolare, mancano alcuni caratteri che sono tipici dei sistemi federali, come, ad esempio, la partecipazione degli enti territoriali alle decisioni politiche fondamentali. In secondo luogo, va tenuto conto del contesto economico-finanziario in cui l’Italia si trova, dato che le riforme “federaliste” – ovvero di incremento del decentramento determinano – in genere comportano l’incremento delle spese pubbliche, e non la riduzione dei costi posti a carico dell’intera collettività. Tra l’altro, è noto che il deficit e il debito pubblico nazionale devono essere ridotti in ossequio ai vincoli posti anche in sede europea. Inoltre, non può trascurarsi il fatto che la riforma del federalismo fiscale è stata avviata in un contesto istituzionale caratterizzato dalla crisi dei partiti tradizionali, e dall’emersione di partiti territoriali e di partiti carismatici. Viceversa, di norma i processi di decentramento – quale il nostro – non possono non richiedere grande coesione politico-istituzionale.

Il Prof. Salerno ha poi delineato il nuovo quadro costituzionale innovato nel 2001 in relazione alla previsione di una piena autonomia finanziaria degli enti territoriali (Regioni, Province e Comuni). E’ stato rilevato, in particolare, che la riforma costituzionale non ha determinato con precisione l’effettiva sfera di autonomia fiscale attribuita agli enti territoriali, ovvero non si è deciso quali imposte debbano essere riconosciute a ciascun livello di governo. Inoltre, la promessa dell’autonomia finanziaria ha scontato anche i problemi derivanti dalla contemporanea – e per taluni aspetti – confusa riforma della ripartizione delle attribuzioni tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali.

Successivamente, si sono analizzati alcuni dei principi che sono stati seguiti nell’attuazione della Costituzione da parte della legge n. 42 del 2009 – che ha dettato i principi fondamentali di coordinamenti della finanza pubblica e del sistema tributario – e dei conseguenti otto decreti legislativi delegati. In particolare, il Prof. Salerno ha osservato che la legge n. 42 del 2009 si presenta come una sorta di sommatoria di numerosi principi – non sempre coerenti tra di loro –, predisposti anche al fine di ottenere il maggior consenso possibile tra i partiti e gli enti territoriali interessati dalla riforma del federalismo fiscale. Peraltro, la legge del 2009 presenta un carattere solidaristico più avanzato rispetto a quello previsto nella Costituzione, in quanto si pone l’obiettivo di garantire agli enti territoriali – mediante l’accesso a specifici fondi perequativi – le risorse per erogare in modo eguale su tutto il territorio nazionale alcune prestazioni pubbliche a costi standard (per le Regioni la sanità, l’istruzione, l’assistenza sociale, e il parte il trasporto pubblico locale; e per gli enti locali le rispettive funzioni fondamentali). Inoltre, la legge n. 42 ha anche l’obiettivo di conseguire consistenti risparmi nella spesa pubblica statale, in quanto si prevede la cessazione di tutti gli attuali trasferimenti statali alle Regioni e enti locali, risorse che in parte saranno sostituite mediante l’ampliamento  dell’autonomia impositiva degli enti, ed in parte saranno garantite con i predetti strumenti di perequazione. Tuttavia, la riforma legislativa promette che la pressione fiscale complessiva per i cittadini rimanga invariata, seppure a tal proposito taluni dubbi possono essere ragionevolmente sollevati.

Il Prof. Salerno ha poi tratteggiato alcune lacune presenti nella riforma, come, ad esempio, il diverso trattamento riservato alle Regioni a autonomia speciale, oppure la mancanza di organi istituzionali ove le Regioni e gli enti locali possano concorrere  effettivamente alle scelte fondamentali in materia di finanza pubblica; e, ancora, il difficile rapporto tra il federalismo fiscale e le esigenze del bilancio nazionale che sono  rappresentate attualmente dai vincoli posti dal patto di stabilità interno, e nell’immediato futuro dall’inserimento del principio di equilibrio di bilancio all’interno della Costituzione.

Infine, si sono individuati almeno due punti sui quali è necessario intervenire. Innanzitutto, per evitare che la riforma si sostanzi in un incontrollato aumento dell’imposizione regionale e locale, è necessario incrementare la partecipazione dei cittadini ai procedimenti decisionali degli enti territoriali. E ciò al fine di accentuare effettivamente la responsabilità dei titolari degli organi rappresentativi e far funzionare davvero il principio “pago, vedo, voto”. Inoltre, occorre ridurre l’incertezza del quadro normativo delle imposizioni tributarie, evitando quindi che la riforma contraddica gli obiettivi della semplificazione e del più chiaro e trasparente rapporto tra i cittadini e le autorità pubbliche. 


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