Montezemolo – Tolentino
Una Poltrona per due

Continua a tenere banco la questione sulla delocalizzazione di parte della produzione di Poltrona Frau in Romania. Tempestivo articolo del Corriere della Sera che magnifica il manifatturiero maceratese. Il presidente della Provincia Pettinari incontra i sindacati
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Luca-Cordero-di-Montezemolo-in-poltrona

 

di Matteo Zallocco

Tempismo perfetto, una scenografia degna di “The day after”: chapeau. Sabato 17 settembre, il giorno seguente la comunicazione dei sindacati che nell’arco di un paio d’anni la cucitura del settore residenziale di Poltrona Frau sarà delocalizzata in Romania (leggi l’articolo), condannando a morte ventiquattro aziende terziste dell’indotto, il più importante quotidiano nazionale, lo storico Corriere della Sera,  dedica una pagina intera indovinate a chi? Proprio a Poltrona Frau titolando “La poltrona e la pelle. Simboli di famiglia che hanno cento anni” all’interno della rubrica “la visita”  fra “gli artigiani nel ‘santuario’ Poltrona Frau a Tolentino”. L’articolo magnifica la produzione artigianale svolta a Tolentino ma non dedica nemmeno un rigo alle vicissitudini che l’azienda, vero pilastro dell’economia tolentinate, sta attraversando da oltre due anni e che, sia detto chiaramente, stanno portando allo smantellamento dell’intelligence aziendale verso la Lombardia. Anzi, finora si era trattato solo dell’intelligence, mentre gli ultimi accadimenti lasciano intravedere un futuro difficile anche per le centinaia di operai diretti di Frau. Non sarà un caso che il Corriere della Sera sia un organo di stampa molto vicino a quel Luca Cordero di Montezemolo, presidente del gruppo Charme che detiene il 51 per cento del gruppo Frau. L’esimio Corsera, però, non solo dimentica i problemi dell’azienda, ma, e questo accade probabilmente per la prima volta in cinquant’anni, non cita mai l’unico, vero artefice del miracolo Frau: Franco Moschini. Anche questa, se non si vuol pensare male, una strana dimenticanza in un articolo monotematico su Poltrona Frau.

corriere-sera-su-frauParadossale storia quella che vive l’azienda tolentinate, leader mondiale nel settore arredamento. Infatti, in un panorama economico drammatico  come quello che stiamo vivendo, ci sono situazioni in cui, nel dramma della perdita del posto di lavoro o della riduzione del salario, la crisi (o quella che forse sarebbe più corretto definire come redistribuzione della ricchezza mondiale) poco c’entra. Mentre l’intelligence di Meda decide che di 45 dipendenti addetti alla cucitura non c’è più bisogno e che 24 aziende terziste del maceratese devono cercarsi il lavoro altrove, gli stipendi dei manager farebbero impallidire Paperon de’ Paperoni. Il campanello d’allarme lanciato lo scorso febbraio dai sindacati oggi è diventato realtà. Il risparmio che l’azienda otterrà dalla delocalizzazione delle ore di cucitura in Cassina non arriva a un terzo del premio che ha recentemente ricevuto l’amministratore delegato del gruppo Frau, Dario Rinero. pari a oltre un milione e mezzo di euro. Secondo i dati forniti dalla dirigenza il risparmio presunto sullo stabilimento di Tolentino sarà pari a 400mila euro quando il solo  Rinero nel 2009 ha incassato 1 milione di euro e nel 2010 ha percepito 1.567.000 euro di cui 800.000 per bonus ed incentivi. I manager sono aumentati dai 29 di dicembre 2008, prima della nomina di Rinero, ai 36 di giugno 2011; gli operai sono diminuiti dai 606 di dicembre 2008 ai 492 di giugno 2011. Quindi aumentano le spese ed i compensi per la dirigenza a scapito dell’occupazione e del prodotto. Questo il Corriere della Sera, però, non ce lo dice. Ma Luca Cordero di Montezemolo non si è spesso autodefinito come ambasciatore del made in Italy all’estero? E allora come si può giustificare la scelta di portare un pezzo importante di produzione all’estero? Come sarà vista la qualità del prodotto Frau, simbolo vero del Made in Italy, quando in realtà la cucitura sarà Made in Romania? Si parla di un’azienda che oggi occupa 380 lavoratori, oltre a una cinquantina di interinali e a un indotto nel quale insistono decine e decine di altri addetti. Tutto il territorio, istituzioni in testa, deve fare sua una battaglia che è sì per il lavoro ma è anche una battaglia di civiltà. Il maceratese non è un territorio da colonizzare e sfruttare a piacimento del manager di turno e Poltrona Frau non è un giocattolo da smontare e rimontare a piacimento di chi vuole far quadrare i bilanci a spese di chi si spacca in quattro per mille euro al mese. La sveglia, per chi ha voluto ascoltarla, è già suonata da un pezzo.

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“Intanto domani pomeriggio – fa sapere la Provincia di Macerata –  il presidente Antonio Pettinari, incontrerà i segretari territoriali di Cgil e Cisl, le due organizzazioni sindacali che tramite le rispettive organizzazioni locali stanno seguendo da vicino le questioni della Poltrona Frau. L’incontro, che si svolgerà nelle sede della Provincia, è finalizzato a conoscere ed esaminare compiutamente la nuova problematica che si è aperta in questi giorni con l’annuncio dell’azienda di voler “de localizzare” in Romania la fase di cucitura di poltrone e divani.

Si tratta di una decisione che preoccupa i lavoratori ed anche l’Amministrazione provinciale per l’incidenza negativa che tale prospettiva può avere sul territorio. Oltre a poter danneggiare l’immagine di un mito del “Made in Italy” che i maceratesi si onorano di avere sul loro territorio, infatti, far cucire all’estero le pelli di poltrone e divani Frau sottrae lavoro a numerosi lavoratori dell’indotto attualmente occupati per questa specifica fase della produzione collegata allo stabilimento di Tolentino ed addirittura potrebbe mettere a rischio la stessa sopravvivenza di alcune piccole aziende artigiane terziste”.



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