I vecchi sapori alla botteguccia del Campo 64

Ai confini tra le Marche e l'Umbria nasce il 'cibusculum'. Residui di ciauscolo trovati nelle tombe romane di Plestia (GUARDA IL VIDEO)

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di Maurizio Verdenelli

botteguccia-2-300x166 “Un rombo di tuono che ci svegliava e atterriva noi bambini era quella colonna di blindati che arrivava ogni estate, ogni volta alle 4 di notte. Enormi carri armati ed altri mezzi corazzati: un serpentone che s’inerpicava da Foligno e s’infilava nella caserma della scuola allievi sottufficiali dell’Esercito. Molte volte erano mezzi e truppe della Nato, lo si capiva, pur non vedendoli, dal rumore altissimo che producevano i cingolati. Tutto era enormemente più potente e terrificante. Quei risvegli notturni, di soprassalto, nella mia vita di adolescente e la vista di quelle ‘armi’ hanno contribuito a fare di me una pacifista convinta, ad oltranza”.

La casa dei genitori di Nunziatina Ricci, 50 anni, è proprio di fronte all’ex caserma restituita sin dai tempi del terremoto umbro-marchigiano alla comunità di Colfiorito. Da lì a perdita d’occhio è visibile la Basilica di Plestia e la piana di Taverne, la terra agostana del Popolo di Montelago, e siamo già a Serravalle di Chienti, nelle Marche.

botteguccia-1-300x165L’ex caserma non è stato solo l’alloggiamento di artiglieri e il punto di partenza per tante esercitazioni militari sul grande altipiano. “Durante la guerra -racconta Nunziatina- è stato anche il famigerato Campo di concentramento nazifascista n. 64. E’ in progetto, il prossimo anno, la costruzione di un Museo della Memoria. Da parte nostra abbiamo voluto ricordare questo luogo di dolore intendendo nel contempo esorcizzare un carico così drammatico, cinque anni fa intitolando il nostro locale: ‘La botteguccia del Campo 64’. L’insegna è rimasta, ma ormai per tutti, la nostra, è diventata “La Botteguccia dei vecchi sapori”.

botteguccia-6-300x167Un’autentica stazione di posta al confine tra due regioni dove arrivano viaggiatori entusiasti della tavola di Nunziatina e del marito Stefano Capoccia, 52 anni, non solo da Marche ed Umbria, Toscana e Lazio ma anche da lontano, molto lontano da qui: Gran Bretagna, Francia, Norvegia, Giappone, Corea, Australia. “E molti diventano nostri amici e ci scrivono”. Tanti ospiti importanti, pendolari dalle Marche verso il mondo che li vede protagonisti. Tra questi  Andrea Della Valle e da Camporotondo sul Fiastrone l’attore Cesare Bocci, fondatore con Saverio Marconi, Tommaso Paolucci e Michele Renzullodella Compagnia della Rancia di Tolentino. Bocci, noto in tv come il ‘vice’ di Montalbano. lo ‘sciupafemmine’ commissario Mimì’ Augello, a Colfiorito è rimasto sedotto dal menu degustazione rigorosamente a km 0 di Stefano. Che la mattina compie il giro dei suoi ‘segretissimi’ fornitori sull’altopiano (il pastore, l’ortolano, l’uomo dei prosciutti e dei ciauscoli) per fornire la cucina dove insieme con Nunziatina, c’è la sorella di lei: botteguccia-4-300x168Romina, 40 anni, una Mirandolina goldoniana dagli occhi di gazzella che a vederla si direbbe abbia poco più di ventanni. “E’ l’aria dell’altopiano: ci rende tutti più felici” fa lei specialista in dolci e nel ‘tiramisù’ della Casa, giustamente famoso tra i clienti-amici della Botteguccia.

Infatti il luogo, due stanze anguste, arredamento povero (in vendita), odora straordinariamente di amicizia. Molte le scritte sui muri, tanti i tributi di chi è rimasto soddisfattissimo, ed una serie di ‘comunicati’  del tipo  “La merenda verrà somministrata fino alle ore 18,17”. A dare il senso della ‘filosofia’ del locale, la mission, ci sono vicino alla stufa di ghisa (quasi una pec’ka russa) due righe che sillabano in uno stentato stampatello: “In questo locale nessuno è straniero ma, amici che abbiamo già conosciuto”.  botteguccia-3-300x167Un posto dove si sarebbe trovato a suo agio Seneca. Il grande filosofo romano scriveva infatti a Lucilio: “Non è importante ciò che si mangia ma con chi si mangia e se non si mangia con gli amici, il nostro costume sarebbe simile a quello delle bestie feroci….”. Di particolarissimo, questa ultima stazione di posta al confine sull’antico altopiano, ha infatti l’atmosfera da agape fraterna dove tutti sembrano conoscersi anche se non si sono visti magari mai, e dove Stefano oste, cameriere, filosofo e (soprattutto) general manager accoglie tutti con il ‘tu’, un sorriso, il prosciutto appena affettato e il fatidico ciauscolo. Come resistere, onestamente? “Tutto prodotto dall’altopiano -dichiara Nunziatina- anche e sopratutto il ciauscolo è un prodotto colfioritano!” . Un’affermazione apodittica o meglio un annuncio che molto probabilmente scatenerà ora una ‘lotta’ agro-alimentare con Visso e dintorni. Epperò ci sono validissime argomentazioni a sostegno del fatidico insaccato (fino a ieri) marchigiano. Non solo, pure prove. Che ora si conoscono. Adesso che, domenica scorsa, è stato inaugurato lo splendido museo archeologico di Colfiorito (MAC), aperto solo nei weekend estivi: da venerdì a domenica. Da ottobre a marzo, lo sarà ogni pomeriggio.botteguccia-9-300x167 Il museo raccoglie anni di fortunatissime campagne di scavo anche a cura dell’Università di Camerino e fa luce sui plestini umbri, l’antica popolazione del luogo: la capitale era la munitissima Plestia che neppure Annibale pensò di attaccare andando verso il Trasimeno. “Che il celebre insaccato fosse conosciuto in questo luogo sin dall’epoca romana è provato da alcuni residui di ciauscolo trovati nelle tombe romane di Plestia (così come tracce di tartufo sono state rinvenute nelle tombe dei faraoni). Questo l’ho appreso dalla viva voce degli addetti che insieme all’architetto del museo, abbiamo avuto tutti i giorni, ospiti alla Botteguccia. Peraltro non è certo un mistero che il ciauscolo si faccia risalire alla civiltà romana: il ‘cibusculum’ da cui l’altro nome ciabuscolo, voleva indicare un piccolo cibo, lo spuntino dei giorni nostri. La definizione si adatta benissimo a questo squisito insaccato morbidissimo che si spalma sul pane”.

botteguccia-7-300x167Il locale -una delle poche imprese di successo post sisma- è anche il frutto (tardivo) di un grande amore: quello tra Stefano e Nunziatina, sbocciato nel ’77. “Da Vescia, vicino Foligno -racconta lui, con gli occhi che brillano- venivo in vacanza a Colfiorito. Giorni indimenticabili. Qui mi sono innamorato di Nunziatina, la ragazza più bella del posto. Spesso ero ospite a casa sua, studente pendolare iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Camerino. Studi che ho interrotto (dopo otto esami) per dirigere l’azienda di famiglia. Nell’86 ci siamo sposati e 21 anni fa è nato Filippo, anche lui ora coinvolto in questa impresa familiare, dopo che per 23 anni succedendo a mio padre, sono stato a capo di un’azienda di trasporti, raddoppiando il numero degli automezzi. Tuttavia solo con la ‘Botteguccia’, il contatto con la natura che qui è prodiga e produce, stagione dopo stagione, tutto quello che serve per un’ottima e sana ristorazione, ho trovato il mestiere che mi appaga veramente”.

botteguccia-51-300x167“Ho conquistato Stefano, invitandolo a casa mia e servendogli il pollo alla birra!” rammenta Nunziatina “anche se quel piatto lo faccio ormai solo molto raramente”. La Botteguccia è infatti specializzata in  salumi e formaggi di latte crudo, ricotte fumanti, prosciutti di montagna, ciauscolo e mozzarella rigorosamente entrambi colfioritani, erbe, bruschette, cicerchia, farro polenta, tartufo, la classica patata rossa -da venerdì 12 a domenica 21 Colfiorito celebra in suo onore la famosa Sagra- vitello allevato allo stato brado e via elencando: tutto a km 0. E tutto servito senza bisogno di ordinare (anche perchè non è previsto…). Il menù-degustazione è a scatola chiusa. L’alternativa concessa è solo sul numero delle vivande, la misura è l’appetito del commensale.

A fine luglio, in ottemperanza al nuovo ‘credo’ del locale, Stefano e Nunziatina organizzano da due anni lo Slow music festival: ritmi country legati ad un determinato piatto colfioritano.

Dice Stefano allungandosi sul trespolo dall’incerto equilibrio di fronte alla stufa: “Questo altopiano diviso tra Marche ed Umbria, in mezzo all’Italia, al confine di tutto, è una specie di Shangrilà: offre tutto…  non solo la patata rossa, ma anche la felicità”.

Prenotazioni al numero 349 3440350

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