La qualità della scuola
della “riforma epocale”

L'intervento di un'insegnante
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Il ministro Maria Stella Gelmini

Ritorno a scuola tra le proteste per la riforma Gelimini.  A tal proposito scrive Letizia Catarini, docente di informatica dell’ITC di Macerata:

E’ triste vedere come gli slogan ripetuti in ogni occasione riescano a veicolare false informazioni ai genitori e alla società sulla pelle degli studenti e dei docenti precari e non. Non è un problema di “strumentalizzazione del disagio”, come accusa il ministro, ma di importanza e considerazione sociale della istruzione pubblica e degli operatori della scuola. In questo inizio di anno scolastico il disagio è forte, molte scuole sono in difficoltà nell’organizzare, pianificare e garantire l’attività didattica, in particolare gli istituti tecnici, che vedono ridotte per le classi seconde, terze e quarte (oltre che nelle prime, in cui entra effettivamente in vigore la riforma) quattro ore settimanali; le quinte restano, almeno per questo anno, con trentasei ore. Come dice il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nell’esprimere il suo parere negativo agli atti della  Gelmini, ciò comporta che la riduzione del monte orario degli insegnamenti agisce sui curricoli; contravvenendo all’obbligo fatto alle scuole di proseguire l’attività didattica “secondo i piani di studio previgenti sino alla conclusione del quinquennio”,  non garantendo il diritto al compimento del patto formativo formalizzato all’atto della iscrizione.  La riduzione dell’orario delle lezioni incide soprattutto sulle materie caratterizzanti i diversi percorsi di studio, economia aziendale, matematica, informatica, ecc, rendendo meno possibile il conseguimento di quelle competenze professionali che hanno indirizzato gli studenti nella scelta di determinati percorsi formativi.

L’intervento del ministro è in realtà volto al solo contenimento della spesa: non si può attendere che la riforma vada a regime, i tagli apportati dalla stessa avranno un effetto tardivo, si introducono subito le riduzioni a 32 ore in modo che il numero di docenti e il personale ATA venga ridotto drasticamente. Fuori i precari, ma anche tanti docenti da anni in ruolo e stabili in un istituto scolastico si ritrovano a non avere più ore e quindi classi assegnate, costretti a cambiare istituto,  città di lavoro, disciplina di insegnamento o a ritrovarsi nella propria sede, ma in un limbo avvilente in cui non si è più un insegnante, ma eventualmente un “tappa buchi”, per carità, rispetto alle migliaia di colleghi precari che non avranno più il  lavoro e lo stipendio, almeno per un anno, il posto è garantito!

Nella logica del taglio, per il ministro perde totalmente valore la didattica, le classi superano spesso i 30 alunni, la continuità didattica, da sempre considerata un valore, non esiste più, le cattedre sono assegnate con l’unico criterio che la somma delle ore sia 18, non importa se un insegnante ha tre quinte con studenti mai conosciuti, che una classe abbia ogni anno un insegnante diverso, pur in presenza di docenti di ruolo, che un docente si veda costretto ad insegnare una disciplina in cui non ha le competenze. Cosa fanno le istituzioni locali in questo tristissimo quadro? Non si assumono nessuna responsabilità nell’apportare correttivi di loro competenza anche se di piccolo respiro rispetto al problema generale.

Nelle prime classi si avviano i  nuovi programmi, di cui generiche indicazioni sono disponibili in qualche sito del ministero solo da poco tempo. Non c’è una visione d’insieme dei profili, sono state pubblicate le conoscenze e le abilità solo del biennio, con la sensazione che si siano presi come riferimento i programmi di trent’anni fa, senza valorizzare le sperimentazioni e le scelte contenutistiche e metodologiche degli ultimi anni. Gli insegnanti hanno dovuto scegliere a maggio i libri di testo senza poter avere una chiara visione dei percorsi con un vincolo di mantenimento di almeno cinque anni degli stessi. Sono le case editrici a stabilire i contenuti e le metodologie  dei nuovi percorsi, o questi non sono poi così rivoluzionati, ma semplicemente tagliati a causa di un numero di ore decurtato? Saranno  garantite le competenze professionali e lo sviluppo delle capacità logiche degli studenti italiani?

Questa è la qualità della scuola della “riforma epocale”!

Letizia Catarini



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