Il nostro turismo secondo Ulisse,
l’autore del Cavallo di …Treia

Le interviste impossibili di Giancarlo Liuti

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di Giancarlo Liuti

Giuro che fino a un attimo fa la sdraio accanto alla mia era vuota, ma all’improvviso mi accorgo che c’è un uomo mezzo addormentato, capelli lunghi fino alle spalle, pelle bruna non so dire se di nascita o scurita dal sole, una strano costume – lana, sembra, o tela – a coprirgli l’inguine, pesanti sandali ai piedi. Da come si comportano, sono sicuro che gli altri bagnanti non l’hanno notato. Ma non è la prima volta che mi trovo al cospetto di un fantasma, di un sogno o di una misteriosa illusione ottica. M’è già capitato con Garibaldi, Leopardi, San Giuliano, Attila e altri. Dev’essere che sto diventando un po’ pazzo.

Lui sbadiglia e comincia a parlare: “Vinta la guerra di Troia, sono nove anni che giro per il Mediterraneo in cerca di Itaca, l’isola natìa, e di mia moglie Penelope, provetta tessitrice. Dopo un così lungo peregrinare per mare, Itaca l’ho trovata ma Penelope no. M’hanno detto che si è trasferita dalle parti di Macerata, dove ha creato un’azienda di maglieria. Eccomi dunque da voi, sulla spiaggia di Porto Recanati, da dove, avendo già visitato l’intera provincia, penso di riprendere la navigazione per raggiungere l’altra sponda dell’Adriatico. Vede quella zattera? E’ pronta per la traversata”.

“Ho capito”, gli dico, “lei è Ulisse, il leggendario eroe di Omero”.
“Eroe? Una volta, forse. Ora mi consideri un disgraziato che gli eventi costringono a fare il turista”.

“E sua moglie?”
“Sparita. La sua fabbrica stava nel Tolentinate, ma da un anno l’ha chiusa e seguendo l’esempio di alcuni imprenditori calzaturieri l’ha delocalizzata in Serbia, dove ci sono meno tasse e il lavoro costa poco. Ecco perché andrò là, sperando di riunirmi finalmente a lei”.

“Mi parli di noi, Ulisse, mi dica cosa pensa del Maceratese”.
“Da turista?”

“Anche”.
“Vede questi grossi sandali di plastica?”

“Ebbene?”
“Me li son dovuti mettere perché non sono un fachiro e le pietre aguzze che hanno portato dalle cave dei Sibillini per ripascere, come dicono loro, l’arenile mi fanno vedere le stelle. Per questo e per parecchie altre cose – troppo cemento, troppe auto, troppi centri commerciali, e i turisti non aumentano – non capisco in base a quale ragione è stata assegnata la bandiera blu dell’accoglienza estiva a Porto Recanati, Porto Potenza e Civitanova. Due o tre volte all’anno le mareggiate distruggono spiagge, stabilimenti balneari e strade, ma ancora non si riesce a trovare il sistema per difendere la costa. E nel mare, appena ci si mette il piede, ci sono buche, scalini, avvallamenti. Una bella vocazione turistica, non c’è che dire. Dai Feaci, dagli Ogigi e perfino dai Ciclopi, che pure ci vedono poco perché hanno un occhio solo, ho trovato spiagge tenute assai meglio”.

“Il suo ingegno, Ulisse, è universalmente proverbiale. Perché non ci suggerisce una soluzione?”
“Io? Quando ci sono di mezzo Regione, Provincia e Comuni non c’è ingegno che tenga. Un continuo rimpallo di colpe fra presidenti, sindaci, assessori. Una tal confusione che perfino l’antro caotico di Polifemo era più ordinato e più chiaro. Il mio ingegno è servito in un unico caso”.

“Quando?”
“Sapendo la storia del cavallo di Troia, gli avversari di un certo Capponi mi hanno chiesto di riprovarci. Così ho costruito il cavallo di Treia, ci ho messo dentro un certo Gentilucci e qualche amico suo. Dopodiché Capponi ha perso la presidenza della Provincia”.

“Acqua passata, Ulisse. Ma da noi, almeno, si mangia bene”.
“Nel litorale? Pesce surgelato, congelato o d’allevamento”.

“Però di alto livello”.
“Sì, nel prezzo”.

“E gli agroturismi dell’entroterra?”
“Sempre le stesse cose, ciauscolo, tagliatelle e arrosto misto”.

“Ma è roba genuina, fatta da loro, coi loro prodotti”.
“Dice? I sapori son tutti uguali, a me è parsa roba industriale”.

“Ma la sicurezza dove la mette? Questa è una terra tranquilla, un vero paradiso per i turisti”.
“A Civitanova, una sera, ho udito il canto delle sirene. Ne ho provato una gran nostalgia, pensando al dolcissimo canto ammaliatore delle sirene in vista di Scilla e Cariddi. Invece erano le sirene della polizia per qualche rapina o qualche rissa”.

“Lei è troppo severo. Il mondo di oggi è insicuro dappertutto e in altre zone si sta molto peggio. Ai suoi tempi, Ulisse, non facevate altro che scannarvi”.
“Ma era per volere degli dei, secondo i loro imperscrutabili disegni di bene. Adesso vi scannate per volere dei tangentisti e dei faccendieri. Ho sentito dire che nelle vostre discariche son finiti pure i rifiuti avvelenati della malavita meridionale”.

“Purtroppo sì. Ci vorrebbe un miracolo, la bacchetta di un mago”.
”Io frequentai la Maga Circe, che i malvagi li trasformava in porci”.

“Da noi, nella campagna di Potenza Picena, c’è la Maga Clara”.
“Ci sono andato, le ho chiesto d’intervenire. Ma non ha questi poteri e fra l’altro è alle prese con qualche problemino giudiziario. E poi creare migliaia, milioni di porci sarebbe troppa fatica anche per una maga famosa come lei”.

“E Macerata città?”
“Noi achei distruggemmo la brutta Troia per rifarla bella come la nostra Atene. Conosce il Partenone? Ecco, così. Macerata ha una cosa splendida, il centro storico. Ma è abbandonato, i vecchi negozi chiudono, gli uffici pubblici se ne sono andati, prima o poi i palazzi rinascimentali e barocchi cominceranno a perdere pezzi. E la periferia? Cemento e auto, auto e cemento. Ci sarebbe Valleverde, ma sta diventando verde solo di nome”.

“Via, Ulisse. Il Palazzo Buonaccorsi, restaurato da poco, è un autentico gioiello”.
“Vero. La Sala dell’Eneide mi ha commosso. Enea, come lei saprà, veniva da Troia. Un nemico, per me. Ma gli volevo bene e quando fuggì dalla città in fiamme lo aiutai a caricarsi il padre Anchise sulle spalle”.

“Enea venne in Italia e la sua stirpe fondò la bellissima Roma, che è straordinaria anche oggi. Noi, a Macerata, conserviamo le vestigia dell’Helvia Ricina, un teatro fatto proprio dai romani”.
“Conservate? Non mi faccia ridere, sembra una discarica”.

“In conclusione, Ulisse, il suo giudizio sulle nostre attrattive turistiche non mi sembra affatto positivo”.
“Ne avete tante, specialmente nell’entroterra. Paesi che sono autentici musei all’aperto, chiesine in contrade di campagna con affreschi da far venire il capogiro, castelli medievali, paesaggi incantevoli. Ma non le sapete sfruttare. Non unite le forze, avete litigato anche sui sistemi turistici, non siete riusciti a farne uno solo per l’intera provincia”.

“Non se la prenda con noi maceratesi. Questa è l’Italia, caro Ulisse. Pensi che Michela Brambilla, ministro del turismo, ha invitato tutto il mondo a venire in Italia, nella ‘Magic Italia’, come lei stessa ha proclamato, ma poi è andata a passare le sue vacanze in Provenza”.
“Basta, signore. C’è vento da ovest. Perfetto. Salgo sulla zattera, punto ad est e mi delocalizzo anch’io”.

Non l’ho visto più.


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